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Il Tirreno accusa Scanzi: “Ci ha copiato un articolo”

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Chi di morale colpisce, di morale perisce. Il vecchio detto può essere facilmente riadattato al caso odierno: la guerra di firme tra llTirreno, quotidiano toscano, e Andrea Scanzi, sedicente caregiver. Bisticci da addetti ai lavori, forse, ma che investono di nuovo il giornalista aretino dopo le infuocate polemiche sul vaccino ottenuto grazie alla lista dei panchinari. In sintesi: ilTirreno accusa il giornalista di aver copiato un loro articolo e di averci fatto il pieno di like. Senza mai citarli.

Tutto nasce da un post pubblicato ieri sulla pagina Facebook di Scanzi. Tema del giorno: la Sammontana, un’azienda di Empoli che si appresta ad assumere 352 dipendenti e che si è trovata sulla scrivania 2.500 curriculum. Morale della favola: quando si ha “rispetto per i lavoratori”, e li si paga adeguatamente senza sfruttarli, questi si presentano in massa per ottenere un posto. Anche se potrebbero incassare il reddito di cittadinanza. Nel suo post Scanzi riporta ampi virgolettati dell’intervista a Rossano Rossi, sindacalista della Cgil e delegato proprio alla Sammontana. E ci butta lì un suo commento: tutto legittimo. Qual è il punto? Il problema è che il giornalista non ha citato la fonte da cui ha attinto la notizia e i colleghi del Tirreno si sono infuriati.

Nell’edizione odierna, in un pezzo senza firma, il quotidiano toscano non le ha mandate a dire al giornalista ex negazionista Covid convertito al rigorismo. Lo ha accusato di essersi “dimenticato di dire che la storia non è sua”. Di aver “copiato l’articolo”. Di aver citato l’intervista a Rossi senza indicare la fonte, benché in calce al pezzo ci fosse la dicitura “riproduzione riservata”. Insomma: poco carino, per non dire di peggio. Tanto che la testata “sottolinea” l’ipocrisia di chi “parla di tutela del lavoro” e poi “sfrutta” l’opera di un altro. “Lo sfruttamento del lavoro altrui – scrive la redazione – non si verifica soltanto quando si paga a nero una badante” ma anche “impossessandosi di quello che una collega ha scritto e facendolo passare per proprio”. Col risultato che i lettori “la attribuiranno al giornalista più noto” solo perché “c’è ancora chi lo invita in televisione”.

Beccato con le mani nella marmellata, Scanzi – va detto – è corso ai ripari. Direte: avrà modificato il post, ammesso l’errore e citato la fonte primaria. Invece no: ha sì inserito un link, ma che rimanda ad un pezzo del Fatto Quotidiano che a sua volta cita all’intervista del Tirreno. Inserire direttamente l’articolo originale costava davvero troppa fatica. Anche per l’auto-eletto giornalista “più potente dei social”.