in

Il trionfo dell’ignoranza enciclopedica

Dimensioni testo

La mia piccola storia è costellata di parole e in quel firmamento cerco costantemente una direzione. Forse perché sono nata in una famiglia in cui le parole condivano tutto e spesso si intrecciavano in argomentazioni complesse e, come nelle disputationes medievali, alla fine del dibattito, il magister, mio padre, dava una soluzione che creava sdegno, arrabbiature e certezze.

Il guaio è che oggi ci troviamo in una inaudita tempesta di parole, esaltati da un’overdose di concetti che arrivano velocemente, ci inondano e poi spariscono senza un netto distinguo e vagliare tutto è diventata una sfida per pochi: i programmi tv, la rete, i giornali, i familiari, gli amici, i conoscenti e i conoscenti dei conoscenti. È una pioggia incessante che non ci permette di tenere gli occhi bene aperti perché batte copiosa sulle palpebre.

Siamo sovraesposti, dobbiamo prendere posizione e allora tentiamo di snocciolare argomentazioni a supporto delle nostre illuminanti teorie che, senza tanti rimorsi, potremmo benissimo smentire poco dopo dentro e fuori dai social. Giudichiamo tutto e tutti, in special modo le professioni che non conosciamo e che non saremmo mai in grado di svolgere. Tuttavia, nonostante il libero accesso alle fonti, sembra quasi che la congerie di informazioni non ci arricchisca, bensì ci stordisca e ci porti, dopo una rincorsa affannosa, allo smarrimento di senso: antitesi della meditazione e della sedimentazione.

È il trionfo dell’ignoranza enciclopedica (cfr. Bouvard e Pécuchet di G. Flaubert) in cui il rischio paradossale diventa il nichilismo, perché tante parole e tanti discorsi perdono vigore e senso se manca lo scopo, se non servono per dare una risposta ai perché. Sento allora un’esigenza viscerale di silenzio per depurarmi dal frastuono che mi circonda. In solitudine setaccio, trattengo solo le cose importanti e riesco a vedere la lucentezza delle parole più preziose che scopro essermi state già consegnate.

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Avatar
guest
19 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Giorgio Colomba
Giorgio Colomba
19 Aprile 2021 15:47

L’ossimoro del titolo rende l’idea.

Pigi
Pigi
19 Aprile 2021 9:31

Il principio di autorità, che sembrava definitivamente accantonato con la rivoluzione scientifica, è stato riesumato in questi frangenti.
Il fatto di non capire nel diluvio di parole a cui siamo sottoposti dipende dall’assenza di metodo per giudicare quello che accade.
Se ci spogliamo del principio di autorità e osserviamo le parole nel loro significato letterale, ci accorgiamo di quanto siano arbitrarie e prive di qualunque prova scientifica.
Questo bisogna fare: verificare se le affermazioni di questo o quell’esperto sono provate e che metodo è stato usato per provarle.
Non è facile, le informazioni spesso sono incomplete, spesso volutamente incomplete, e hanno bisogno di strumenti non alla portata di tutti.
Quando invece si passa dai pareri più o meno provati ai provvedimenti che riguardano la società, allora le cose si semplificano: nessuna misura può violare i diritti dell’uomo e i diritti costituzionali.
C’è molto lavoro per la nuova Norimberga.

alessandro
alessandro
18 Aprile 2021 17:37

Semiotica o semiologia? Il termine semiotica è prevalente in area angloamericana e russa, mentre in Europa, è stato maggiormente utilizzato il termine semiologia, personalmente preferisco la prima. La caratteristica fondamentale del linguaggio rispetto al metalinguaggio è che il linguaggio naturale non ha bisogno di «interdefinizioni». Il metalinguaggio, invece, deve essere interdefinito: ogni elemento del metalinguaggio deve avere, rispetto a un altro, una distinzione significativa che lo renda intelligibile rispetto all’altro. Il metalinguaggio è, quindi, un livello in cui la lingua si interroga su se stessa. Il nostro linguaggio non sarebbe omogeneo se non avessimo delle categorie interne a esso che lo possono rendere intelligibile. Questa è una delle caratteristiche straordinarie della lingua: di essere nello stesso tempo la grande fonte delle categorie per pensare se stessa. Charles Sanders Peirce, in quanto filosofo, è maggiormente consapevole della possibilità di un approfondimento delle implicazioni filosofiche della semiotica. In accordo con la sua gnoseologia, infatti, elabora il concetto di segno sulla base della nozione di trasferimento e di inferenza. Per Peirce un segno è una cosa che sta al posto di un’altra sotto qualche rispetto o qualche altra proprietà. In altri termini, il segno è sempre relazionale, poiché rimandando a qualcosa d’altro, dà vita a una relazione triadica tra l’interpretante, l’oggetto referente e il segno stesso. Per passare da un segno ad un… Leggi il resto »

Rosy
Rosy
18 Aprile 2021 17:27

Grazie, Fiorenza Cirillo, del bell’articolo!
Come si dice: abbiamo una sola bocca e due orecchie, per parlare poco ed ascoltare molto.

Franco
Franco
18 Aprile 2021 17:22

Ma quindi senza pater magister dominus inarrivabilis… niente parole?

Marina Vb
Marina Vb
18 Aprile 2021 17:04

Il senso delle parole si riscopre nella realtà…
Una donna 102 anni rimasta senza vaccino.
È una madre e per un figlio lo rimarrà sempre anche dopo la morte.
La figlia lamentava che si fossero dimenticati di lei.
Dimenticando di essere figlia mi chiedo quanto deve durare una vita e cosa significhi la parola vita.
Perché mi sembra che il senso della realtà lo abbiamo perso.
Da un pezzo.

Franco
Franco
18 Aprile 2021 17:02

“Giudichiamo tutto e tutti, in special modo le professioni che non conosciamo e che non saremmo mai in grado di svolgere.”
Brava!
Dai un’occhiatina in questo forum e ne troverai tonnellate di questi giudizietti inconcludenti……

Marina Diamanti
Marina Diamanti
18 Aprile 2021 16:18

Cirillo, pezzo meraviglioso!
E ora…. silenzio