Guardate, la questione Eni, col tetto al prezzo del carburante, è molto più semplice di quanto si possa pensare. Un po’ sotto traccia, è passata nelle scorse settimane, ai primi di settembre , una notizia che secondo me era invece estremamente importante: Eni è diventato gestore esclusivo del più importante giacimento petrolifero del Venezuela, il Junin-5, con un’intesa della durata di 25 anni, da cui punta di arrivare a estrarre, entro il 2030, qualcosa come 400 mila barili di petrolio al giorno. Una roba che vale decine e decine di miliardi di dollari.
Alla sigla dell’accordo, c’era, tra gli altri, il Segretario all’Energia americano Chris Wright. Ora, possiamo anche far finta di nulla, negare strenuamente che i rapporti politici Italia-USA non c’entrino nulla, ma offenderemmo la nostra intelligenza, posto di averne una. In sostanza, il colosso petrolifero a partecipazione statale italiana, firma un accordo monstre con il Venezuela, oggi de facto sotto il controllo degli USA. Tre settimane dopo, nel pieno della crisi energetica col prezzo di benzina e gasolio alle stelle, il colosso di cui sopra toglie le castagne dal fuoco al governo e mette un tetto al prezzo del carburante, una manovra che si può pensare possa influenzare anche gli altri distributori, che altrimenti rischierebbero di essere tagliati fuori dal mercato.
Quando sentite parlare di geopolitica, ci si riferisce a cose come questa. Che magari ci aiutano anche a capire perché Meloni non potrà mai palesemente mandare Trump a raccogliere margheritine per i campi. Qualunque cosa dica.
Guglielmo Mastroianni, 26 settembre 2026
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