Diciamolo una buona volta. Diciamo chiaramente quello che i politici governanti non possono dire apertamente (e comprendiamo le loro ragioni). Il vero problema che il mondo ha con Donald Trump non è quello di stabilire se lui sia o non sia il traditore dell’idea stessa di Occidente (lo è), né se sia o non sia uno strumento di fatto nelle mani di Vladimir Putin (altroché se lo è), e nemmeno se il suo agire fuori dalle regole della democrazia americana potrà danneggiare quest’ultima più o meno gravemente (lo sta già facendo, purtroppo). Il problema che abbiamo con Donald Trump è che lui è semplicemente, tragicamente e immodificabilmente Donald Trump. Ovvero una persona psicologicamente instabile che nessuno prende più sul serio. E quando il presidente degli Stati Uniti non viene preso sul serio significa due cose, strettamente collegate tra loro: la prima è che gli Stati Uniti hanno un grossissimo problema, la seconda è che il resto del mondo, e in primo luogo noi che sempre più teoricamente saremmo i loro alleati, ne abbiamo uno ancora più grosso.
Qualche esempio veloce, prima di venire al più recente caso Zelensky. Numero uno: il presidente degli Stati Uniti afferma da anni di “aver posto fine a otto guerre” e perciò di meritare il Nobel per la pace: tutti sanno che non è vero, però a nessuno conviene dirglielo in faccia, quindi si fa finta di niente e si va avanti come se Trump non avesse nemmeno parlato. Numero due: il presidente degli Stati Uniti scatena d’intesa con Israele una guerra contro l’Iran dopo aver genericamente parlato di un necessario cambio di regime a Teheran, la trascina per oltre sette mesi ottenendo come unico risultato una grave esacerbazione della crisi mediorientale e il blocco iraniano dello stretto di Hormuz, con conseguente disastro per l’economia mondiale (ma anche un chiaro vantaggio per l’export Usa di idrocarburi); non sa palesemente come uscire da un impasse politico e militare da lui solo provocato e dichiara decine di volte che “sta per distruggere l’Iran” e che “l’Iran desidera disperatamente un accordo”: ma tutti sanno che non è vero niente e si va anche qui avanti come se le dichiarazioni apocalittiche del presidente americano fossero una voce perduta nel deserto d’Arabia.
Da ultimo: angosciato dall’incombente debacle nelle elezioni di medio termine, Trump decide di vendere l’Ucraina per un pieno di diesel russo da rivendere agli americani, anche se dovrebbe sapere che Putin di diesel ne ha ormai talmente poco, dopo i continui attacchi ucraini alle raffinerie russe, da essersi ridotto a importarlo dall’India e dalla Corea del Sud oltre che dal suo vassallo bielorusso Lukashenko. Minaccia Zelensky di cacciata. Annuncia una intesa con Russia e Ucraina per “lo stop immediato degli attacchi reciproci sulle infrastrutture energetiche” di cui i diretti interessati nulla sanno è che comunque non rispettano nemmeno per un minuto. Anche qui, nessuno prende sul serio Donald Trump, il cinico narcisista che purtroppo ha saputo farsi presidente grazie al fanatismo woke e ad altre colpe politiche dei suoi avversari democratici. E che disgraziatamente dovremo sopportare per altri due anni.
Roberto Fabbri, 13 ottobre 2026
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