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Basta con la scuola unica di Stato

scuola-paritaria

Potete girare e rigirare la frittata come volete, ma alla fine il problema italiano più stringete è la scuola. Non che sia decisiva individualmente, perché il più delle volte nella vita si afferma chi tra i banchi andava maluccio mentre i primi della classe restano al palo perché troppo scolastici. Tuttavia, è proprio nella scuola che le giovani generazioni, al di là della didattica e delle programmazioni che lasciano il tempo che trovano, fanno il loro primo incontro importante con la libertà e l’autorità. L’impressione che ne ricavano è formativa per la vita.

L’esperienza che la gioventù italiana fa a scuola oscilla tra lo statalismo e l’anarchia. Lo Stato si presenta come una mamma alla quale tutto va chiesto e dalla quale tutto ci si attende; allo stesso tempo, però, si apprende che in fondo lo Stato non è proprio una cosa seria e bisogna servirsene. La cultura italiana dell’individualismo statalista nasce proprio a scuola perché il modello della “scuola di Stato” fa sì che Scuola e Stato si confondano fino ad essere indistinguibili e introvabili. Non a caso nessuno ci capisce nulla su come e perché riformare la scuola.

Eppure, della scuola si parla persino al di là delle merendine. L’8 novembre si terrà a Milano l’incontro “Scuole pubbliche statali, scuole pubbliche paritarie e scuole del mercato: tesi a confronto” presso il Liceo classico Giosuè Carducci e il 14 a Roma ci sarà il seminario “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa in Italia e in Europa” presso la Sala Convegni Usmi-Cism con l’intervento del presidente della Cei, il cardinale Bassetti. Ad animare questi incontri ci sarà suor Anna Monia che non si stanca mai di sottolineare l’importanza del valore delle scuole pubbliche paritarie per la stessa scuola ministeriale. Le scuole paritarie, infatti, sono così necessarie per il sistema statale dell’istruzione che se non ci fossero andrebbero inventate. Oggi le scuole paritarie sono 12.564 e offrono un servizio a 866.805 alunni e studenti. Le scuole statali, invece, sono 40.749 e hanno 7.599.259 studenti. Il sistema statale è così obeso che non può permettersi di ricevere quel milione di alunni e studenti che oggi si rivolgono alle scuole pubbliche paritarie. Però, le scuole paritarie sono in crisi e si calcola, sulla base dell’esperienza, che nel giro di un triennio chiuderanno tra le 2000 e le 3000. Così sul campo resteranno solo le scuole statali e le paritarie più costose, mentre tutti i discorsi che si sentono sull’eguaglianza e le pari opportunità restano ciò che sono: retorica di basso conio. Ma esiste una via diversa per salvare le scuole paritarie e riequilibrare il sistema scolastico nella sua interezza? Sì, il costo standard.

Oggi lo Stato spende per ogni allievo 10mila euro, mentre con il costo standard calcolato da suor Anna Monia il costo per ogni alunno, sia per le statali sia per le paritarie, è dimezzato: 5000 euro. Si tratterebbe di un’importante novità che avrebbe benefici economici, didattici e civili. Con l’adozione del costo standard, infatti, si farebbe funzionare la libertà di scelta delle famiglie che potrebbero finalmente essere libere di rivolgersi alla scuola che ritengono migliore e adeguata alle loro esigenze. È tutto pronto: costi, benefici, disegno di legge. Ma non si fa. Perché? È abbastanza semplice capirlo: perché non c’è una vera volontà né politica, né scolastica, né di categoria e si preferisce attendere la chiusura delle scuole paritarie che non ce la faranno a stare sul “mercato” per dividersi la torta all’interno di un sistema che di fatto è semplicemente pan-statale o monopolista.

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27 Commenti

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  1. Che triste risposta, e addirittura semi fascista nella sua violenza, gentile Sal!

    Da lei sinceramente non me l’aspettavo; pur essendo spesso in disaccordo, ho spesso apprezzato i toni pacati. Non in questa circostanza, in cui offende con indifferenza migliaia di bravissime persone, bravissimi insegnanti e così via.
    Non mi rifaccio a luoghi comuni tra i quali, ricordo sommessamente, a fianco del trito “le scuole private sono diplomifici” c’è l’altrettanto noto “i lavoratori statali sono tutti parassiti incapaci”. Due ovvie e false scemenze, che fanno poco onore a chi le enuncia.

    Quindi parto dalla mia esperienza, che so essere vera, lunga (ho una certa età), discretamente agganciata al “settore” (per quanto io appartenga al mondo universitario, sono sempre in contatto con molte scuole superiori) e arricchita dal confronto con molti amici, parenti e tante realtà famigliari con diverse esperienze.
    In particolare parto da queste ultime, poiché lei scrive, a mio avviso, una cosa tremenda; in buona sostanza, come accennavo, quasi “mussoliniana”: “la scuola che le famiglie ritengono migliore per le loro esigenze sono quelle in cui i figli vengono promossi”.

    Non è la mia esperienza, per nulla. Ci sono brutte eccezioni, ma sono per l’appunto eccezioni, rarità. La sua affermazione fa un po’ il paio con quella del duce che suonava più o meno così: “non possiamo lasciare alle famiglie un compito così importante come l’educazione”.
    Ma io parto dalla mia esperienza di decine di famiglie che conosco; dovendo riconoscere a lei la medesima onestà intellettuale, devo presumere che lei è invece circondo da amici e parenti che per i loro figli desiderano solo un pezzo di carta.

    I miei figli sono andati sia in scuole statali che in scuole private, sempre con risultati più che brillanti. Ho avuto la necessità di optare per quelle private, in alcuni casi, poiché l’offerta statale era diventata intollerabilmente scadente: grazie al cielo ho i mezzi per permettermi una buona scuola privata. La mia esperienza a riguardo è stata semplicemente fantastica; e mi baso sui risultati POSTERIORI al ciclo di studi, ovvero su come sono stati in grado di affrontare le scuole successive (l’università, nella fattispecie) e sui risultati conseguiti. La prego di credermi: avendo i primi due figli avuto OTTIMI insegnanti nella scuola statale, quando ho iscritto nella medesima i successivi sono partito con assoluto ottimismo. Il cambio di preside e di alcuni insegnanti mi ha letteralmente costretto, per il bene dei miei figli, a cambiare scuola.
    Non entro nei dettagli, ma le dico solo questo: sono entrato in conflitto con gli insegnanti di materie fondamentali poiché ritenevo inammissibile e diseducativo che a tutti gli studenti, a prescindere dai risultati, fosse garantito l’otto e che non fossero nemmeno in programma compiti per casa, in quanto sorgente di stress.
    Possa Dio avere pietà dei poveri ragazzi rimasti (non molti: chi poteva permetterselo è fuggito…) che sono usciti con preparazione pressoché nulla.

    Per entrare nel merito della questione, a mio avviso ci sono alcuni punti sostanziali
    1) Un aspetto prettamente economico: a parità di servizi e prestazioni didattiche, il privato riesce a fare le stesse cose a costi vicini alla metà di quanto serve allo stato. E’ un dato ufficiale, e non è senz’altro questo che viene messo in dubbio da chi sostiene una scuola esclusivamente statale. Piuttosto ciò che viene contestato, meno apertamente, riguarda il punto successivo.
    2) Da sempre la scuola fa opera non solo di istruzione bensì, nonostante i tentativi del tutto fallimentari e sbagliati di offrire un sapere “asettico”, anche di “educazione”. Ovvero entra nel merito di faccende delicatissime. Spesso le famiglie si trovano a fronteggiare insegnamenti extra curricolari del tutto ortogonali agli insegnamenti dati in famiglia. Questa è un’impostazione molto statalista e comoda, pensata già dal Bonaparte e portata a livelli scientifici da Mussolini, Hitler, Stalin e altri stronzi macellai della storia, che conoscevano l’importanza dell’indottrinamento statale. Oggi la cosa viene per lo più taciuta e fa comodo solo perché la gran parte del corpo insegnante pende a sinistra. Ma vorrei vedere cosa accadrebbe se la maggioranza degli insegnanti iniziassero a beatificare le imprese di Franco e del duce anziché quelle di Fidel Castro o di Mao.
    3) L’esistenza di diplomifici è anche un dato di fatto. Assai meno importante di quanto la propaganda statalista vuole far credere, ma sappiamo che esistono. Il punto è che esistono proprio perchè esiste il valore legale del titolo di studio! Una volta eliminato questo, il fatto di ricevere “carta straccia” non può essere più una faccenda ambita, poiché, per l’appunto, non ha più alcun valore. E finalmente verrebbe dato peso esclusivamente al sapere, alle competenze, alle cosa che davvero valgono.
    4) Oggi di fatto la libertà di dare l’istruzione migliore (o “riuscendo misteriosamente” ad iscrivere i figli nelle sezioni dove non c’è il professore impreparato o la professoressa alcolista o iscrivendo i figli nelle scuole private migliori) ce l’hanno solo le persone davvero benestanti. Io sono amico di un dentista, assolutamente di sinistra (come la moglie, anch’ella dentista…non se la passano male, insomma…), che dopo avermi frantumato gli zebedei per anni con la storia che le scuole private sono il male assoluto, al primo casino col primogenito lo ha iscritto nella migliore (e più costosa!) scuola privata della mia regione. Non è mai più tornato sull’argomento.

    Con il costo standard di cui parla l’autore dell’articolo si darebbe la possibilità a tutte le famiglie (verso le quali nutro un grande rispetto, fiducia e ammirazione) di scegliere la scuola migliore per i loro figli. Se a fianco di questa iniziativa si agisse anche sulla sciagura del valore legale, si avrebbe a) Un incredibile risparmio per lo stato (punto 1); b) Uno stato meno fascista che lascia il compito dell’educazione alle famiglie, come peraltro sancito dalla Costituzione (punto 2); c) Delle scuole orientate a fornire ciò che davvero è importante anziché un pezzo di carta (punto 3); d) Una scuola che davvero dà le medesime possibilità a tutti, e non solo a chi ha i mezzi, i soldi e le conoscenze.

    • Giuseppe
      Mi dispiace che che lei abbia colto un tono sprezzante nelle mie parole ma spesso, per essere sintetici, bisogna condensare in poco spazio tante cose che si vorrebbero dire, con forzature spiacevoli.
      Anzitutto non ho offeso nessuno. Parlando di diplomifici ho sottolineato per prima cosa la presenza di docenti degnissimi e bravissimi. Parlo per esperienza personale e anche in base a numerose inchieste che a suo tempo hanno fatto scalpore. La scuola privata italiana (tranne alcune realtà che ho conosciuto personalmente) presenta un’offerta formativa mirata soprattutto alla promozione incondizionata degli studenti . Questo è un dato strutturale e fisiologico perchè la scuola privata, essendo un’azienda mira alla realizzazione di un profitto da cui dipende la sua stessa esistenza.
      Ho come lei figli e studenti (ne ho avuti migliaia). So bene quali sono le criticità della scuola pubblica che andrebbero però risolte con investimenti e risorse e certamente non con il rafforzamento dell’istruzione privata (che pure a livello di materna e primaria svolge un ruolo importante)
      Sarà pure vero che a parità di servizi e prestazioni didattiche, il privato riesce a fare le stesse cose a costi vicini alla metà di quanto serve allo stato ma pagando i docenti una miseria, non assumendo personale femminile, facendo firmare dimissioni in bianco e tirate fuori al momento opportuno ecc ecc.
      Questo si chiama sfruttamento del lavoro.
      Negli ultimi anni la scuola italiana è stata umiliata con una serie di riforme sconcertanti, dalle famose tre I berlusconiane, alle meraviglie della demenza digitale della legge 107, fino alle imbarazzanti 3 buste (direttamente dai quizzoni televisivi) degli esami di stato (a cui hanno messo mano praticamente tutti i ministri solo per ragioni di visibilità e a costo zero) Intanto i finanziamenti alla scuola privata continuavano ad aumentare.
      La Costituzione italiana però non prevede oneri a carico dello Stato nell’impresa privata in campo di formazione e istruzione e il fatto che sia lo Stato ad offrire formazione e cultura, attraverso un’offerta la più ampia e varia possibile, lo considero ancora un privilegio per una nazione civile. Ma qui sembra che le nostre strade si dividono. La scuola privata se la paghi chi se la può permettere, la scuola pubblica è per tutti. E deve essere una scuola di qualità per tutti.
      Il tema delle scuole confessionali neanche lo prendo in considerazione, credendo fermamente nella scuola pubblica e laica in cui ad animare la formazione e la crescita degli individui sia soltanto l’approccio scientifico e la ricerca della verità critica.
      Ovviamente la questione è molto più complessa per poter essere affrontata in poche righe.
      Le posso assicurare però che le mie poche riflessioni non sono il frutto di pregiudizi o generalizzazioni, ma di semplice esperienza personale.
      Riflessioni discutibilissime.

      • Ci vedrebbe qualcosa di male, se lo stato desse ad ogni famiglia un “buono” da 5000€, dicendo: spendilo dove credi tuo figlio ottenga l’istruzione migliore, scuola gestita dal privato o dal pubblico che sia?
        Quale sarebbe il problema, se non che l’istruzione sfuggirebbe all’indottrinamento statale? Che avviene in una scuola “laica” proprio per nulla, ma solo di una religione alternativa.
        Le scuole gratis non esistono.
        E moltissimi privati potrebbero permettersi eccome le scuole private, se non dovessero già pagare, con le imposte, la scuola pubblica.

        La scusa dello “sfruttamento del lavoro” poi è semplicemente patetica.
        Di sfruttati ci sono solo i contribuenti, per mantenere parassiti.

    • @Giuseppe, ringrazio delle sua presentazione molto completa, e che copre pure i punti deboli nelle nostre scuole. Dunque ne cito un po’ di questi.

      1) Un amico insegnante, per non dare “0” ad un studente, decise di dargli un “3”, ma fu obbligato dal Preside di modificarlo il voto a “6” , per “non” dare uno brutto nome alla scuola.

      2) Una professoressa fu mandata qui da noi per sostituire una in stato di gravidanza. Si accorse ben presto che uno degli studenti aveva seri problemi di apprendimento. Dedicò parecchio tempo con lui, e scoprì che era stato promosso da classe in classe, ma aveva conoscenza “0” in tutto.

      3) Una insegnante mi introdusse la nuova collega appena arrivata nella sua scuola. Doveva essere l’insegnante di Lingua Inglese, e questa essendo la mia lingua, gli feci le solite accoglienze e domande riguardo provenienza, anni di studio ecc. Rimase muta, perché proprio non conosceva la lingua!

      4) Un Professore di musica (lui di Sx), arrivò alla fase, (dopo aver insegnato l’evoluzione della musica Italiana dai secoli precedenti), del periodo “Fascista”. Lui fu accusato dai genitori che volesse indottrinare i loro figli. Finì nei quotidiani locali, e dunque anche minacciato. Fece causa, e riusci ad essere giudicato innocente.

      Non voglio continuare, perché il rovescio della medalia, é l’opposto, con insegnanti che amano “INSEGNARE”, con Rettori che danno un supporto esemplare alla loro “SQUADRA”.

  2. Ottime considerazioni.
    E’ noto da anni come, con quello che i contribuenti spendono per un alunno nella scuola pubblica, potrebbero coprire le rette di scuole private costose, ed a maggior ragione di scuole private normali.
    La “soluzione” è nota da decenni: un “buono scuola” che permetta a genitori e studenti di scegliere la scuola che più soddisfi le loro esigenze, creando così un mercato virtuoso e concorrenziale.
    Salvaguardando il garantire a tutti l’istruzione, ma al servizio degli studenti, cioè dei clienti, anzichè dell’apparato pubblico.

    Chiaramente non si fa perchè lo stato, coi suoi adepti statalisti, non intende la scuola a vantaggio degli studenti, ma a vantaggio dell’apparato pubblico, che la usa senza ritegno per lobotomizzare chi la frequenta, con una propaganda volta semplicemente alla creazione di tante pecorelle apensanti ed adoranti del dio stato.
    E’ uno degli strumenti principali per creare “sheeple” che approvino plaudenti alla interminabile sequela di orrori che verranno poi loro proposte.
    La stessa frequenza obbligatoria in misura sempre maggiore serve a creare piccoli schiavetti conformisti come non mai, che non concepiscano nemmeno il tempo LIBERO.
    C’è un bel video recente di Barbero (già citato): https://www.youtube.com/watch?v=q-Za-LT47DE
    a ricordarci come la scuola sia il trionfo del conformismo, la morte del pensiero critico e della creatività, per creare tanti esecutori, che non discutano e non si facciano troppe domande.

    Gli amanti di tutto questo, vuoi perchè avvantaggiati, vuoi perchè definitivamente rovinati da questa stessa formazione, parlano a sproposito di bassa qualità della scuola privata. I diplomifici esistono, certo. Ma il mondo mostra anche come le scuole private di qualità siano sempre più richieste.
    Il punto, però, è che è ormai certificato, da anni, che la scuola pubblica sforni ignoranti: tutti i test internazionali lo dimostrano.
    Qualcuno pensa, magari, che sia “cultura” studiare nozioni inutilmente precise che tutti dimenticano dopo 3 settimane, o vivisezionare la letteratura di qualche lagnoso autore di sinistra.
    Quanto emerge dai test internazionali è voluto: ignoranti incapaci di ragionare, incapaci di capire i testi, incapaci di usare decentemente la LOGICA (quantitativa soprattutto).
    D’altronde non è questo l’obiettivo della scuola. Per gli statalisti è quello di “educare ad essere bravi cittadini”, cioè i sudditi apensanti di cui sopra.
    Poi ovviamente non è sempre così, ci sono le eccezioni, ci sono gli insegnanti in gamba che fanno diversamente, ma la linea generale è quella.

  3. Lucia,
    veramente gli insegnanti che lavorano presso le paritarie sono pagati meno rispetto agli insegnanti delle scuole statali, inoltre hanno meno ferie e fanno un monte ore più alto, i orsi di aggiornamento se vogliono farli li pagano loro e non lo stato. Il personale docente supplente é come un docente alle private anzi forse peggio perché chi é supplente alla scuola statale viene pagato dopo mesi dalla supplenza fatta, per non parlare del fatto che magari ha una specifica es: insegnante di lingue invece si trova a fare l’insegnante di sostegno per il quale é impreparato (io sono un ex docente di scuola pubblica specializzata in lingue) e prima ancora sono stata un assistente legale, diciamo che avendo avuto un figlio ho preferito dedicarmi a lui che( ha 7 anni) e frequenta una scuola privata, posso dirti che nessuna delle sue maestre favorisce nessuno e che nessun genitore chiede che dia trattato con i guanti il proprio pargolo, inoltre le insegnanti sono piú disponibili ed accettano di piú la diversità integrando gli studenti e ti posso dire che c’é molta collaborazione tra genitori, insegnanti e territorio.
    Comunque l’articolo in questione parla d’altro di non dar valore al diploma, di chiedere le scuole private e statali paritarie a Milano sono molte ed aiutano quelle famiglie che hanno difficoltà a seguire dei ‘figli particolari che la pubblica ha difficoltà a seguire in certi casi vuoi per mancanza di fondi o personale non preparato.

  4. La scuola statale, pareggiata o privata deve essere Maestra di vita; deve fornire le nozioni fondamentali, ma soprattutto insegnare a come imparare quanto ci è utile e apprendere nel contempo a ragionare autonomamente al ci fuori degli schemi delle ideologie e dei pregiudizi imperanti nella società, in cui viviamo. E’ così che si può costruire il proprio avvenire e la propria vita.

    • Egregio Dr. Lanza, trovo il suo commento molto utile come confronto alla mia educazione, fatta in altri paesi. Qui ho conosciuto tantissimi insegnanti nel mio paese di nascita che è nel Veneto. Essendo sempre curioso di capire come funziona l’Italia, ebbi la fortuna di dialogare a lungo con loro.
      Nonostante tutto quello che sentivo, devo ammettere che i risultati ottenuti con gli studenti non sono tanto diversi a quelli di altri paesi. Potrebbero essere ancora migliori se il Ministero dell’Educazione non caricasse i Docenti con tantissimi moduli da riempire (che dedicano ore dopo le lezioni per completarle), che nella loro opinione vedono di queste carte un uso molto limitato (se qualcuno veramente le leggono).
      Riguardo l’insegnamento di politica e simile, non sono contro il concetto, salvo che per ogni “ideologia di Dx” si dovrebbe conteporaneamente confrontarla con una equivalente di “ideologia di Sx”. Gli studenti possono dunque acquisire idee per quando escono nel mondo reale.

  5. Io ho avuto l’opportunità e la fortuna di frequentare una scuola privata d’élite e poi cause familiari scuola pubblica le differenze ci sono e sono innegabili mi spiace dirlo, io sono a favore della privata che sia d’élite o paritaria, perché se non l’avessi frequentata non parlerei bene 4 lingue straniere, però no non svaluterei neanche la scuola statale, che ha si delle mancanze es:supplenti di supplenti, docenti con poca formazione (lingue straniere), ed alcuni poco preparati, scuole con edilizia fatiscente, scioperi, occupazioni etcc.. il problema della scuola statale é che non si uniforma ai canoni delle scuole europee, programmi desueti, gli studenti che hanno voglia di apprendere lo fanno, ma chi non ha voglia si perde, perché nelle scuole statali il numero di alunni per classe é troppo alto io le chiamo ‘classi pollaio’ ; non si può pretendere che gli insegnanti riescano a seguire tutti, ma il programma scolastico é buono, solo che nelle private sono avanti es: cinese già dalla materna, materie extracurriculari, collegamenti con università prestigiose e soprattutto non svalutano il diploma anzi propongono alle famiglie il diploma internazionale o il baccalaureat che ti permette di accedere alle migliori università di lingua francofona, mentre sono poche le scuole statali che da poco offrono questo tipo di diploma.
    Il diploma non é un pezzo di carta io l’ho fatto l’esame di maturità ed anche esami all’università e non é una passeggiata, anzi io se potessi introdurrei nuovamente l’esame in quinta elementare, si stà dando tutto per scontato ed introdurrei educazione civica obbligatoria ed il rispetto per gli insegnanti e per i propri compagni, ecco nelle scuole private indossano tutti la divisa in modo tale che non si crei la diversità, che é vero che aiuta a crescere le mie mancanze colma le tue, ma almeno gli studenti sanno che fanno parte già di un gruppo e non lo cercheranno fuori.

  6. dimenticavo: si dice diplomificio riferendosi alla scuola paritaria ma si dimentica che si tratta anche di asili nido, scuole materne, elementari e medie

  7. gli insegnanti delle scuole paritarie sono pagati molto meno di quelli delle scuole statali, svolgono gli stessi programmi e in più devono combattere con genitori che, pagando laute parcelle, pretendono che i figli siano trattati in maniera “più” di quello che la normale didattica richiede; inoltre un insegnante che lavora a tempo indeterminato in una scuola paritaria non ha diritto a punteggi per accedere alle graduatorie di assunzione. È vero la presenza di scuole paritarie sul territorio assicura un bel risparmio per le casse dello stato ( non so se si sono considerati anche i costi dell’ edilizia scolastica) e assicura anche la protezione di ragazzi particolari che nella scuola statale purtroppo non trovano fino in fondo. La mancata integrazione economica da parte dello stato si ripercuote pesantemente solo sugli stipendi degli insegnanti e dei vari dipendenti perché il resto dei servizi sono assicurati, anche le esperienze formative e umane che non sono solo appannaggio delle scuole ” non private”

    • Gli insegnanti della scuola pubblica sono assunti per concorso, quelli delle private (bravissimi e degnissimi) dal gestore padrone.

      • concorsi come in Umbria? non credo sia un caso isolato perché ne ho viste di assunzioni per concorso ” strane”. Poi comunque ho parlato del lavoro che svolgono ed è sottopagato proprio per il motivo di cui si tratta. Non entro nel merito della libertà di scelta perché anche quello rientra nella disparità di disponibilità finanziarie

      • Scusi Sal ma ha idea di quanti insegnanti totalmente incompetenti nell’insegnamento (parlo di capacità di insegnare, non delle conoscenze, che a volte sono assolutamente di alto livello) ci sono nella scuola ? E’ una situazione da panico.
        Prendiamo le elementari. Sebbene le cose da insegnare siano appunto “elementari” è necessario, per l’età degli studenti, essere bravi nella didattica. So con certezza che in (quasi) ogni classe di (quasi) ogni scuola della mia città almeno uno degli insegnanti è scelto “alla meno peggio” utilizzando il criterio “in ogni classe uno bravo e uno che andrebbe licenziato”.
        Alla luce di tutto ciò mi dico e mi chiedo: i concorsi saranno anche lo strumento più equo e democratico per assumere un insegnante (o, in generale, un dipendente) ma cosa c’è che non va visto che in realtà vengono assunte tante persone che sarebbe meglio che andassero a vangare la terra ???

  8. Wow !!! Cinque sciocchezze in sette righe … bel colpo !! Ho l’impressione che a scuola l’amico Sal ci sia andato poco o non di recente (la terza opzione è che ignori volutamente la realtà, ma non voglio pensarlo) !!

      • Non mi è parso di averla insultata, cosa che lei invece ha prontamente fatto, dimostrando una maleducazione e una ignoranza veramente magistrali … forse è per questo che si arroga il diritto/dovere di esprimere opinioni errate su cose che non conosce ?

        • A scuola ci sono andato poco….
          Cinque sciocchezze…..
          Ignoro la realtà….
          Tutti complimenti.

          Ma perché non esprimi una tua idea?

          • “A scuola ci sono andato poco….”: mi dispiace, purtroppo nonostante la scuola sia pubblica-statale, i casi della vita non consentono a tutti di acquisire una istruzione adeguata alle possiblità dello studente;
            “Cinque sciocchezze…..”: questo è leggermente offensivo solo se dette affermazioni sono farina del suo sacco;
            “Ignoro la realtà….”: questo non è assolutamente offensivo (ignorare = non conoscere) ma una semplice constatazione fatta da chi la realtà della scuola pubblica la conosce “piuttosto bene”.
            “Ma perché non esprimi una tua idea?”: perchè non è necessario in quanto mi ritrovo al 100% con ciò che è scritto nell’articolo.

        • Tu la conosci piuttosto bene. Ma neanche immagini quanto la conosco io, per cui puoi non condividere le mie idee ma non parlare di ignoranza. Proprio no.

          • Uhm … o lei non ha detto qualcosa di rilevante riguardo, suppongo, la sua professione, o lei ha mentito nel post precedente (“A scuola ci sono andato poco….”) o ha mentito or ora (“Ma neanche immagini quanto la conosco io”) … immagino sia la prima delle tre e, prendendo per buono il resto (soprattutto “A scuola ci sono andato poco….”), mi permetto di chiederle “Che mestiere pratica ?”. Ovviamente può avvalersi della facoltà di non rispondere.

        • Nel mio intervento citavo quello che lei aveva detto su di me, quindi che “a scuola ci sono andato poco” era quello che lei pensava di me.
          Ma insomma per quello che può valere la scuola la conosco benissimo. Resta il fatto che lei può non condividere le mie idee.
          Però lasciamo stare il verbo ignorare.

  9. La didattica e le programmazioni nella scuola lasciano il tempo che trovano? Sorvoliamo perchè questa proprio non si può sentire. La scuola è didattica quotidiana e programmazione che coinvolgono tutti gli studenti.
    La scuola che le famiglie ritengono migliore per le loro esigenze sono quelle in cui i figli vengono promossi.
    La scuola pubblica offre già una completa offerta formativa per ogni tipo di esigenza.
    L’esperienza che la gioventù italiana fa a scuola oscilla tra lo statalismo e l’anarchia? I giovani nella scuola pubblica fanno esperienze umane e formative cruciali per la loro esistenza futura.
    Le scuole pubbliche paritarie in realtà sono scuole private e, tranne rare eccezioni, soltanto diplomifici a pagamento.

    Ma uno che sappia qualcosa di scuola per un articolo decente non c’è?

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