L’ ultimo colpo di scena nello spettacolo della manifestazione andato in scena al teatro, è stato il fermo dalla polizia di Youssef Siher, italiano di seconda generazione con una laurea in comunicazione, un master in scienze politiche e varie collaborazioni con quotidiani nazionali, considerato dagli inquirenti la mente del Movimento 17 Ottobre, movimento spontaneo sceso in piazza lo scorso Sabato a Milano. Fatte le dovute premesse su una colpevolezza tutta da accertare, e ritenendolo innocente fino a prova contraria, era palese – o per lo meno ipotizzabile – che dietro i disordini di Milano non ci fosse una rabbia sociale spontanea partita dal basso, come ha provato a sostenere qualcuno, ma una regia più orchestrata e strutturata.
Un disegno organizzato dagli intellettuali di turno che, per attaccare il governo, hanno sfruttato il nichilismo dei ragazzini, cucendo loro addosso rivendicazioni astratte e mettendo nelle loro mani bandiere ideologiche di cui ignoravano persino l’esistenza (infatti, da buoni quindicenni, sono stati più interessati a saccheggiare l’ultimo modello Nike dal Foot Locker del centro). Quando le istanze sono vuote o riempite di contenuti imposti dall’alto, perdono credibilità. Svanisce il fascino della protesta autentica e tutto si trasforma nella solita minestra riscaldata, condita con i classici ingredienti dell’antioccidentalismo di stagione: No Stati Uniti, Free Palestine, No alle guerre. Un giovane può legittimamente opporsi al riarmo, ma sarebbe compito della politica spiegare che i fondi destinati alla difesa non potrebbero comunque finanziare la scuola, in quanto derivano da capitoli di spesa specifici e vincoli europei flessibili. Insomma, i partiti dovrebbero mostrare la complessità del mondo, anziché manipolare e strumentalizzare il dissenso.
Ciò non significa affatto negare l’esistenza del disagio giovanile, le difficoltà nel costruirsi un futuro o la sofferenza di una parte della popolazione. Semplicemente, tutto questo non era rappresentato nelle piazze di Milano, Bologna e Torino lo scorso sabato. Quel colore politico è stato impresso dai “cattivi maestri” che, nei giorni successivi, si sono affrettati a giustificare a posteriori una devastazione già compiuta, proprio come un avvocato che costruisce a tavolino l’alibi per il proprio cliente.
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Generalmente, in una manifestazione le rivendicazioni precedono l’atto di protesta, non il contrario. Ma tant’è. Del resto, quando si tenta di spiegare dall’alto realtà che non si conoscono da vicino, come la povertà, si rischia di muovere i fili dei burattini sbagliati. Il risultato? Salta l’intera baracca in cui si esibiscono i pupi, i pupari vengono smascherati e il pubblico pagante resta profondamente deluso. Ci vediamo al prossimo spettacolo.
Davide Spena, 26 ottobre 2026
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