Cronaca

Siher, arrestato il rivoluzionario: parte il festival del complotto

Se lo fermano, è una messinscena. Se non lo prendono, è protetto. I dietrologi hanno già la verità in tasca: peccato che la realtà, tra telefoni spenti e tracce digitali, racconti un’altra storia

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Dopo la botta a caldo si sono scatenati. Con l’incoercibile ditino alzato ci raccontano i retroscena che loro sanno e noi no, perché noi siamo caproni addomesticati. Loro no. Sempre sul pezzo, mica gliela si fa, a loro. Su Youssef Siher si presentano allineati e compatti: «Ma non vi sembra strano che…?» E giù la sbrodolata copiaincollata, per sminuire l’indagine che ha portato al fermo del presunto amministratore di una mobilitazione social senza precedenti e alla denuncia a piede libero della moglie.

Polizia postale e Antiterrorismo avviano le intercettazioni; tramite Meta acquisiscono l’IP collegato al profilo Instagram; i provider fanno il resto. L’Aisi ne seguiva le tracce digitali dal lunedì successivo agli scontri. Sabato mattina il rivoluzionario in vitro spegne il telefono, precauzione da manuale.

Peccato che la moglie, Sagia Hammoud (indagata a piede libero per essere la seconda amministratrice delle pagine M1710), tenesse acceso il suo. È quel cellulare a guidare gli agenti in un appartamento del Corvetto. Per preparare il comunicato del 23 ottobre avrebbe perfino interrogato un portale di intelligenza artificiale sulle «strategie rivoluzionarie». Lenin, almeno, il Che fare? se l’era scritto da solo.

In una settimana il gruppo Telegram passa da circa 250 iscritti a quasi 9.500, mentre il profilo Instagram sfiora i 50mila follower. Una pletora: secondo la pm Francesca Crupi, quei messaggi potevano raggiungere .

Nel 2018 Siher fonda l’Associazione degli studenti musulmani della Statale di Milano e ne diventa il primo presidente; dal 2020 al 2022 siede nel Senato accademico. Dopo il 7 ottobre 2023, un profilo X associato al suo nome risponde ai post di Tajani e Salvini con un «Allahu Akbar» e tre cuori nei colori palestinesi.

Nel 2024, riferisce Il Giorno, compare in un alert dell’intelligence sull’«Organizzazione Alba Nascente», monitorata per propaganda vicina ad Hamas. Nel luglio 2025, da presidente dei Giovani Palestinesi di Milano, guida la protesta contro il gemellaggio tra Palazzo Marino e Tel Aviv. Sagia Hammoud, 32 anni, ha sposato Siher l’anno scorso, è una mediatrice interculturale comasca, si definisce «libanese, palestinese e araba di appartenenza».

Il sillogismo è sempre quello:
– se lo prendono, era tutto preordinato;
– se fosse sfuggito, sarebbe stato protetto.
Un’abduzione circolare e refrattaria, dove ogni prova diventa indizio del suo contrario. L’ultima variante è più raffinata. Venerdì 23 un canale Telegram di estrema destra, Der Einzige, diffonde con tecniche OSINT i nomi degli admin; sabato Siher viene fermato. «Casualmente», insinuano.

Post hoc ergo propter hoc, il più vetusto dei sofismi. Peccato che la Postale lo avesse già individuato e intercettato, e che gli stessi doxxer neghino ogni merito: vedevano solo Telegram. Il sospetto baluginava già nella chat: «Se fosse un canale del governo?». La Procura, intanto, scrive che dietro il Movimento non ci sarebbero entità statuali né organizzazioni, soltanto Siher e la moglie, unici due amministratori abilitati a scrivere. Poi c’è il dato empirico, il più cogente. Fermato l’amministratore, il sabato milanese è tornato una normale giornata di manifestazione, partecipata e senza disordini.

Strana regia di Stato, quella che funziona spegnendo la propria creatura. Chi grida al complotto regala al presunto stratega un’aura che i fatti gli negano. La spiegazione più semplice, quella che i dietrologi aborriscono con albagia, è anche la più documentata: errori di sicurezza elementari e un’indagine condotta con strumenti ordinari. Nessuna Spectre, nessun burattinaio, nessun simulacro.

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Youssef Siher, 30 anni, è nel carcere di San Vittore, indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e per violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. All’udienza di convalida il GIP deciderà: custodia in carcere, arresti domiciliari oppure, ipotesi improbabile, rimessione in libertà.

Fino a sentenza definitiva resta presunto innocente e, al momento, nessun elemento lo collega agli autori dei saccheggi del 17 e 18 ottobre. Ai complottisti resta l’ultima, tetragona consolazione: il ditino alzato. Oh yeah.

Giulio Galetti, 26 ottobre 2026

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