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illycaffè fa squadra con i fornitori per la qualità sostenibile

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Fare parte della “Comunità” per illycaffè, prima azienda italiana del caffè a ricevere la certificazione Bcorp nel 2021, è come essere in una grande famiglia, dove la casa madre triestina affianca la sua filiera investendovi in un’ottica sostenibile. Obiettivo di illycaffè – che già nel 2019 aveva voluto rimarcare i propri valori e la propria idea di fare business in un modo diverso, trasformando il proprio statuto in Società Benefit – è infatti quello di migliorare la qualità di vita di tutti i suoi stakeholder. Fin dalla nascita, infatti, illycaffè ha orientato le proprie strategie verso un modello di business sostenibile, capace di determinare vantaggi competitivi per l’azienda, integrando obiettivi economico-reddituali con aspetti di natura sociale e ambientale, che persegue attraverso la condivisione del valore generato (sostenibilità economica), la crescita personale (sostenibilità sociale) e il rispetto per l’ecosistema (sostenibilità ambientale). “L’impegno a operare in modo etico fa parte del DNA dell’azienda fin dalla sua nascita, vogliamo continuare a rappresentare un esempio positivo per tutta l’industria del caffè, perpetuando un modello di business sostenibile e basato su principi etici”, conferma il presidente Andrea Illy sottolineando l’impegno dell’azienda per la  carbon neutrality.

 

Il presidente di illycaffè, Andrea Illy

L’importanza della qualità sostenibile

Quattro i pilastri della filiera sostenibile di illycaffè: selezionare e lavorare direttamente con i migliori produttori di caffè Arabica; trasferire loro la conoscenza, formandoli a una produzione di qualità sostenibile nel rispetto dell’ambiente (tramite l’Università del Caffè e il lavoro sul campo di agronomi specializzati); ricompensarli per la qualità superiore prodotta, riconoscendo loro prezzi superiori a quelli di mercato, stimolando il miglioramento continuo; creare una comunità di produttori illy che si incontrano virtualmente in una piattaforma dedicata (il Circolo illy). Non solo al fine di offrire ai consumatori il miglior caffè 100% Arabica, ma anche per aiutare i coltivatori a produrre in modo sostenibile, il gruppo ha deciso di promuovere una serie di riconoscimenti. Il percorso inizia nel 1991 in Brasile con il “Premio de Qualidade Sustentavel do Cafè para Espresso”, una competizione che ogni anno riconosce un premio ai produttori che hanno realizzato il raccolto migliore in maniera sostenibile. In questi 30 anni i partecipanti sono stati 17mila e sono stati elargiti più 6 milioni di reais, contribuendo a migliorare significativamente la qualità del caffè brasiliano. Nel 2016 la gara assume respiro internazionale e si trasforma nell’“Ernesto Illy International Coffee Award”, che premia i produttori di tutto il mondo che si distinguono per la qualità sostenibile. Il riconoscimento vuole ribadire l’importanza di lavorare mano nella mano con i produttori per migliorare sempre più il prodotto e, di conseguenza, la qualità della vita dei coltivatori. Il premio è intitolato a Ernesto Illy, in omaggio a questo leader visionario che credeva profondamente nella ricerca scientifica e nella promozione dei più alti standard etici come fonti del progresso dello sviluppo umano. Un approccio vincente di crescita e sviluppo che oggi ha permesso a illycaffè di diventare “ambasciatrice” del gusto italiano nel mondo con i suoi prodotti e i suoi store aperti in oltre 140 Paesi. illycaffè ha poi almeno altri due primati: è stata la prima azienda al mondo ad aver ottenuto, nel 2011, da DNV GL la Certificazione “Responsible Supply Chain Process” che pone particolare attenzione alle fasi di coltivazione e selezione dei chicchi di caffè verde acquistati (oggi questa certificazione è stata adeguata ai nuovi standard internazionali di sostenibilità e si è trasformata nella Sustainable Procurement Process) ed è l’unica realtà italiana a comparire nella lista delle aziende più etiche al mondo (“WME”, World’s Most Ethical Companies) stilata da Ethisphere Institute, per aver ottenuto i più alti standard dal punto di vista della corporate governance, della responsabilità sociale e della sostenibilità.

 

Il quartier generale di illycaffè

 

 

La neutralità carbonica entro il 2023 e l’asse con Kartell

illycaffè è impegnata nella lotta al cambiamento climatico e conta centrare l’obiettivo di essere carbon-free entro il 2033, anno del suo centenario. La decarbonizzazione è diventata una priorità assoluta, non solo per il caffè, ma per tutto il settore agricolo, dove la ricerca della produttività tipica dell’agricoltura convenzionale ha portato a un depauperamento del suolo e alla perdita della biodiversità. Un ciclo che deve essere invertito e diventare virtuoso, ad esempio attraverso lo sviluppo di un modello produttivo rigenerativo, che sequestra carbonio dall’aria e rigenera i terreni con materia organica, rendendoli più fertili e migliorando le difese naturali. Ed è proprio la sperimentazione di questo modello, basato sull’applicazione dell’agricoltura rigenerativa dell’ecosistema, che illycaffè sta realizzando in Guatemala e in Etiopia, per farlo diventare scalabile. A questo studio si affiancano altri investimenti per promuovere l’economia circolare e che rispondono direttamente ai bisogni dei consumatori. Si va dal ricorso a materiali monouso ecosostenibili che consentono una riduzione della plastica superiore alle 175 tonnellate all’anno, agli accordi green con altre realtà industriali per la raccolta e il riciclo delle capsule. Tra questi colpisce per ingegno e creatività quello con Kartell per realizzare prodotti di design con la plastica proveniente dalle capsule di caffè scartate dal processo produttivo. Il primo risultato di questa collaborazione è stata la sedia Re-Chair, disegnata dall’architetto Antonio Citterio e presentata all’ultimo Salone del Mobile dopo due anni di lavoro. “Come B Corp applichiamo il modello rigenerativo, che persegue il benessere attraverso la circolarità e la rigenerazione della biosfera attraverso l’attività di impresa. Re-Chair rappresenta la sintesi perfetta di tale modello”, conclude Andrea Illy.

 

 

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