Fare gli egittologi o i palestinologi è un mestiere difficile si sa, e aperto a incomprensioni. Io, ad esempio, non condivido la tesi di chi dice “si riferiva a un sistema di potere, mica a Israele” e mi riconosco in quella dei governi europei che ne hanno chiesto la destituzione di Francesca Albanese come rapporteur Onu.
Richiesta sicuramente destinata al cestino, visto il potere di chi non ha potere (secondo il dizionario Albanese), cioè i paesi islamici e dittature multicolori.
Dice Albanese nelle frasi incriminate: “Il fatto che, invece di fermare Israele, gran parte del mondo lo abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, protezione politica, supporto economico e finanziario, questa è una sfida. Il fatto che la maggior parte dei media nel mondo occidentale abbia amplificato la narrativa pro-apartheid e genocida è una sfida… Ora vediamo che noi, come umanità, abbiamo un nemico comune e la libertà, il rispetto delle libertà fondamentali, è l’ultimo strumento pacifico che abbiamo per riconquistare la nostra libertà”.
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Letto così mi riesce difficile non veder identificato in Israele il nemico dell’umanità. Ma fra queste due frasi ce n’è un’altra: “E allo stesso tempo, qui risiede anche l’opportunità. Perché se il diritto internazionale è stato pugnalato al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale ha visto le sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo enormi quantità di capitale finanziario, algoritmi e armi”.
Dunque, il diritto internazionale è stato pugnalato al cuore. Da chi? Da Israele. Chi non ha impedito il genocidio non può essere identificato con chi lo ha compiuto, credo. Quanto al resto, sono parole senza senso.
Marco Taradash, 14 febbraio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


