Esteri

Iran, Trump: “Operazione di terra una perdita di tempo”. E Teheran minaccia l’Europa

Il presidente Usa: “Abbiamo persone che farebbero un buon lavoro”. Araghchi sfida Washington: “Pronti a un’invasione”. Contatti con i curdi mentre Israele intensifica i bombardamenti su Hezbollah

iran petrolio trump(1) Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Tra guerra e diplomazia, nuovi scenari per il Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un’intervista telefonica alla Nbc ha risposto per le rime alle dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, secondo cui l’Iran sarebbe pronto a un’eventuale invasione terrestre da parte di forze statunitensi e israeliane. Trump ha definito le parole del ministro un “commento sprecato” e ha fatto intendere che, al momento, un’operazione di terra non rientra nei piani dell’amministrazione americana. “È una perdita di tempo. Hanno perso tutto. Hanno perso la loro marina. Hanno perso tutto ciò che potevano perdere”, ha affermato, aggiungendo che “il ritmo e l’intensità degli attacchi continueranno”.

Nel corso della stessa intervista, Trump ha parlato anche del futuro politico dell’Iran, sostenendo di voler vedere un cambiamento alla guida del Paese. Il presidente ha spiegato di avere in mente alcune possibili figure per un nuovo assetto di leadership, senza tuttavia fornire nomi. “Vogliamo entrare e ripulire tutto – ha affermato in un’intervista telefonica alla Nbc –, non vogliamo qualcuno che ricostruisca in un periodo di dieci anni. Vogliamo che abbiano un buon leader. Abbiamo persone che penso farebbero un buon lavoro”. Trump ha inoltre dichiarato che l’amministrazione starebbe monitorando alcune persone considerate possibili alternative al potere attuale, anche per garantirne la sicurezza durante il conflitto. “Li stiamo tenendo d’occhio, sì”, ha detto. Alla domanda su chi potrebbe guidare il Paese in futuro ha risposto: “Non lo so, ma a un certo punto mi chiameranno per chiedermi chi vorrei”, precisando poi di essere “solo un po’ sarcastico quando lo dico”.

Dal canto suo, Araghchi ha dichiarato alla Nbc che l’Iran sarebbe pronto ad affrontare un’eventuale invasione terrestre, respingendo qualsiasi negoziato con Washington. Il funzionario di Teheran ha affermato che l’Iran non ha chiesto un cessate il fuoco e alla domanda se temesse una possibile guerra di terra degli Stati Uniti,  ha assunto un tono di sfida: “No, li stiamo aspettando. Perché siamo fiduciosi di poterli affrontare, e per loro sarebbe un grande disastro“. Non è mancata una minaccia all’Europa. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato al canale spagnolo Tve che il Vecchio Continente pagherà il prezzo del suo silenzio in merito alle violazioni del diritto internazionale.

Intanto proseguono le operazioni militari nella regione. Raid condotti da forze statunitensi e israeliane hanno colpito Teheran, dove sarebbero stati distrutti edifici tra cui stazioni di polizia e strutture sportive. Attacchi sono stati segnalati anche in Libano, dove il bilancio delle vittime ha superato le cento persone. Il presidente libanese Joseph Aoun, da Beirut — in particolare dalla periferia meridionale ancora sotto bombardamenti — ha chiesto al presidente francese Emmanuel Macron di intervenire per fermare gli attacchi. Macron ha risposto promettendo di fare “tutto il possibile”.

Nel frattempo Israele sembra intenzionato a intensificare la pressione militare contro Hezbollah e ad ampliare le proprie operazioni in territorio libanese. Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha dichiarato in un video registrato al confine tra Israele e Libano: “Dahiyeh (il sobborgo nel sud di Beirut, ndr) assomiglierà a Khan Younis, e i nostri cittadini del nord vivranno in pace e tranquillità”. Il riferimento è alla città della Striscia di Gaza pesantemente colpita dai bombardamenti dell’esercito israeliano. Nel frattempo lo Stato israeliano ha annunciato che domenica riaprirà il proprio spazio aereo, facendo leva sull’efficacia dei sistemi di difesa antimissile.

Nel frattempo l’Iran ha lanciato attacchi aerei contro il Bahrein. Il ministero dell’Interno del Paese ha riferito che raid hanno colpito edifici nella capitale Manama, provocando danni materiali ma nessuna vittima. In una prima comunicazione si parlava di due hotel e un edificio residenziale colpiti; successivamente il bilancio è stato aggiornato indicando un hotel e due palazzi residenziali danneggiati. In uno degli edifici si è sviluppato un incendio, poi domato dai soccorritori. Il giorno precedente il Bahrein aveva inoltre segnalato un attacco iraniano alla principale raffineria petrolifera statale, dove si era sviluppato un incendio successivamente spento.

Sul piano politico e militare, l’attenzione resta concentrata anche sul possibile ruolo dei curdi nel conflitto. Secondo alcune ricostruzioni, Trump avrebbe chiesto direttamente a un leader curdo di chiarire la propria posizione con una domanda netta: “Siete con noi o con l’Iran?”. I raid aerei avviati il 28 febbraio rappresenterebbero, secondo questa lettura, la prima fase dell’operazione militare. Per raggiungere obiettivi più ampi — tra cui un possibile cambiamento di regime a Teheran — potrebbe rendersi necessaria anche un’offensiva di terra. Il presidente americano ha dichiarato pubblicamente di essere “completamente favorevole” a un eventuale intervento delle forze curde. “Penso che sia meraviglioso che vogliano farlo”, ha detto, suggerendo che un’eventuale iniziativa partirebbe dalle milizie stesse.

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Secondo quanto riportato dal Washington Post, l’amministrazione statunitense avrebbe avviato contatti con gruppi dell’opposizione iraniana nel tentativo di individuare possibili alleati interni. Il quotidiano riferisce anche di colloqui tra Trump e leader delle comunità curde in Iran e in Iraq, con la proposta di offrire “grande copertura aerea americana”. Tra le opzioni discusse vi sarebbe anche un maggiore sostegno ai curdi iraniani contrari al governo di Teheran, con l’obiettivo di permettere loro di assumere il controllo di alcune aree dell’Iran occidentale.

Un esponente dell’Unione Patriottica del Kurdistan citato dal giornale ha affermato che “la richiesta americana ai curdi iracheni è di aprire la strada e non ostacolare” i curdi iraniani attivi in Iraq, “fornendo supporto logistico”. In caso di attraversamento del confine da parte delle forze curde, gli Stati Uniti sarebbero pronti a garantire supporto aereo. La situazione rimane comunque in evoluzione. Il New York Times, citando funzionari iracheni e rappresentanti di gruppi curdi iraniani, riferisce che alcune formazioni filo-americane con base in Iraq starebbero preparando unità armate che potrebbero entrare in Iran. Sullo sfondo rimane anche il ruolo della CIA, che secondo fonti citate dai media statunitensi avrebbe già fornito armi leggere a gruppi curdi iraniani nell’ambito di un programma volto a destabilizzare il governo di Teheran. Non è chiaro quando l’iniziativa sia iniziata, ma — secondo diverse ricostruzioni giornalistiche — precederebbe di tempo l’annuncio ufficiale delle operazioni militari contro l’Iran da parte di Stati Uniti e Israele.

Franco Lodige, 6 marzo 2026

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