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La Cina se la ride: ora può invadere Taiwan

Dopo l’attacco di Putin a Kiev, la Cina potrebbe approfittarne

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Ora che i venti di guerra si sono alzati e decine di morti e feriti sono rimasti sul terreno in attesa di quelli che non tarderanno ad arrivare, le emozioni sono così forti che, come sempre accade in questi casi, è oggettivamente difficile rimanere freddi e razionali.

La Russia, alla fine, ha deciso di invadere l’Ucraina, nazione sovrana riconosciuta dall’ONU, senza reazioni, se non molte parole, promesse o minacce di sanzioni da parte della comunità internazionale che, nonostante il momento di massima emergenza, non riesce neanche a mettersi d’accordo su quali adottare.

Se il costo di un’azione di questo tipo dovesse essere accettabile, si creerebbe un precedente decisamente pericoloso, così pericoloso che potrebbe riscrivere completamente sia il presente che il futuro del mondo intero.

Se passa il principio che gli affari sono più importanti della libertà dei popoli, nessuno, e in nessuna parte del mondo, potrà più sentirsi al sicuro perché ciò che ha permesso l’avanzata russa oggi potrà valere per chiunque domani.

Nel momento in cui sto scrivendo, nonostante i combattenti ucraini si stiano battendo come leoni, l’avanzata russa in Ucraina sembra inarrestabile e Kiev potrebbe cadere nel giro di poche ore, e tutto mi fa pensare che nel momento in cui leggerete la capitale Ucraina sarà già in mano russa.

Il disperato tentativo del governo ucraino di entrare nella NATO è stata l’ultima carta giocabile prima della cronaca di un’invasione annunciata, ma è stato un tardivo e disperato grido che è rimbombato nel vuoto come urla nel silenzio.

Mentre vediamo le riprese dei bombardamenti e le fila dei mezzi pesanti che avanzano veloci, non possiamo ignorare la portata della richiesta alla NATO da parte della Bulgaria, della Repubblica Ceca, dell’Estonia, della Lettonia, della Lituania, della Polonia, della Romania e della Slovacchia, cioè di quelle nazioni che hanno conosciuto il comunismo nella sua faccia peggiore e la costante interferenza russa nel loro destino. Quelle nazioni che appena libere sono volute rapidamente entrare nell’Alleanza Atlantica proprio perché si aspettavano che prima o poi sarebbe potuto loro capitare ciò che oggi sta succedendo a Kiev e dintorni.

Proprio quelle nazioni chiedono oggi la riunione NATO in base dell’Articolo 4 del suo Trattato (consultazioni in risposta a minacce) ribadendo l’intenzione di utilizzare l’Articolo 5, cioè la risposta armata congiunta in caso di aggressione esterna contro uno qualsiasi degli alleati nel caso in cui l’orso russo non dovesse accontentarsi della preda ucraina.

Inutile girarci intorno, meglio guardare in faccia una realtà che a molti non piace ma che è un dato di fatto impossibile ormai da ignorare: le democrazie occidentali si sono indebolite. È proprio questo indebolimento che permette il proliferare di guerre piccole, medie e medio grandi che nel giro di pochi anni potrebbero diventare molto grandi.

Gli ultimi eventi sono forse cominciati con la disastrosa ritirata USA dall’Afghanistan, dove il più potente esercito del mondo si è fatto mettere in ginocchio da un gruppo di terroristi che potevano facilmente essere messi a tacere. Ritirata che oltre ad aver messo in ridicolo gli Stati Uniti e la sua attuale amministrazione, ha dato la forza e soprattutto il coraggio di azzardare sul tavolo verde del mondo interno a coloro che non avevano né forza e né coraggio.

L’Europa, che pensa troppo alle borse e poco ai confini, non si è accorta, o meglio non si è voluta accorgere, dell’invasione silenziosa che goccia a goccia sta cambiando la faccia al vecchio continente, riesce solamente a minacciare sanzioni e lo fa in ordine sparso perché ognuna delle nazioni di cui è composta fa affari con Mosca e le sanzioni vanno bene solo se non toccano gli interessi dei singoli stati. E alla fine, possiamo giurarci, la montagna europea partorirà un topolino striminzito.

Un tempo la Russia e la Cina ci avrebbero pensato due volte prima di mettere in campo una prova di forza come quella che stiamo vedendo ora in Ucraina e che presto, spero con tutto il cuore di essere smentito, vedremo su Taiwan. Ma se l’Ucraina era riconosciuta a livello internazionale lo stesso non si può dire per l’Isola di Formosa per cui, almeno a livello teorico, per la Cina il compito sarebbe addirittura più semplice di quello che sta in questo momento svolgendo la Russia.

Non è un caso che proprio stamane aerei cinesi hanno sorvolato Taiwan in un atto altamente simbolico e minaccioso al tempo stesso. È chiaro che lo spettatore più interessato di ciò che sta accadendo in queste ore in Ucraina è il buon Xi Jinping che se dovesse rendersi conto che invadere una Nazione, come già detto riconosciuta dalla comunità internazionale, non costa molto in termini di isolamento internazionale ed eventuali sanzioni, non ci penserebbe due volte a invadere quella che, da sempre, Pechino considera una provincia ribelle parte integrante del proprio territorio sovrano.

La debolezza dell’Occidente, e dell’attuale amministrazione USA sta servendo su un piatto d’argento alla Cina quello che da sempre Pechino avrebbe voluto prendersi ma che non ha mai avuto il coraggio di pretendere. Considerando le attuali condizioni dopo la caduta di Kiev non scommetterei un euro sul futuro di Taiwan.

Michel Sfaradi, 24 febbraio 2022