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La lezioncina di Speranza

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È proprio vero che non c’è limite al peggio. Quando pensi che si sia toccato il fondo, ecco che si va ancora più a fondo. Roberto Speranza, per nostra disgrazia ministro della Salute  – cioè a capo dell’amministrazione sanitaria -, dopo aver teorizzato in diretta televisiva la delazione di Stato per segnalare il reato di festa di compleanno, pubblica ora un libro sull’epidemia intitolato Perché guariremo. Dai giorni più duri a una nuova idea di salute, edito e distribuito da un grosso editore come Feltrinelli e ora in uscita.

Emergenza governativa

Il signor Speranza ancora una volta riesce a fare la cosa sbagliata al momento sbagliato. Il Paese si trova ad affrontare quella che gli stessi interpreti delle istituzioni chiamano “seconda ondata” ma il principale amministratore della sanità italiana si dedica alla letteratura medica e paramedica e pretende spiegarci perché abbiamo bisogno di una nuova idea di sanità e di un nuovo modello sanitario che – guardo un po’ che combinazione – ha come suo nemico giurato il libero mercato. Ossia l’unica cosa che ha dimostrato qui e nel mondo intero di funzionare.

La prima volta è stata un’emergenza sanitaria, ma questa seconda volta – la “seconda ondata” – è un’evidentissima emergenza governativa. Settimane, mesi, un semestre intero buttato al vento. Con il ministro della Salute che invece di dedicarsi alla costruzione della sorveglianza attiva – medici di base, tamponi, isolamento, infermieri, insomma, la medicina organizzata sul territorio – si è dedicato a dire agli italiani come si dovevano comportare con norme, regole che ognuno ha tranquillamente adottato senza aver bisogno della balia ministeriale. Così le difficoltà di oggi non sono il frutto del passato – la cantilena dei tagli – ma del presente in cui il governo dimostra palesemente di essere inadeguato, con o senza stato d’emergenza.

Il governo è di fatto un’emergenza nell’emergenza. Ma il ministro della Salute se ne viene con la sua arietta saccente, nel bel mezzo dell’epidemia, a farci la lezione dicendoci che trent’anni di scelte sbagliate hanno messo a repentaglio la nostra salute. Per un politico che non sa che fare c’è sempre un passato da strumentalizzare per giustificare le incapacità del presente e spostare l’attenzione verso un futuro meraviglioso. Chissà dove l’ho già sentita questa impostura.

Errori su errori

Di tutto ha bisogno questo sciagurato Paese tranne che delle lezioncine dei ministri che fanno i professori. Fin da principio il governo ha sbagliato strada. Sbagliare è umano e, forse, anche utile, ammesso che si sia disposti ad imparare dai propri errori: in fondo, lo stesso metodo scientifico procede per tentativi e correzioni. Il governo, invece, persevera nei suoi drammatici errori che paghiamo tutti noi a carissimo prezzo. Proprio lo stato d’emergenza, ossia l’idea che normalissimi uomini politici, anche sopravvalutati, dovessero avere “pieni poteri” o poteri straordinari è l’errore originario che è stato commesso per affrontare l’epidemia. Non c’era bisogno di poteri da Goldrake ma proprio l’inverso: il governo doveva restare nei suoi argini costituzionali e dedicare la propria attività a rafforzare territorialmente i servizi sanitari.