Esteri

LA PAGLIACCIATA È FINITA

La Flotilla della propaganda finisce nel nulla. Nessuna delle imbarcazioni è riuscita a forzare il blocco

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Qualcuno a sinistra ha usato i toni da sbarco in Normandia, ma il commento possibile è uno solo: la pagliacciata è finita. La Global Sumud Flotilla, partita con l’intento dichiarato di “portare aiuti umanitari” a Gaza, ha chiuso il sipario nel modo più prevedibile possibile: nel silenzio, nel buio e sotto il controllo totale delle forze israeliane. Sì, perché quando le manovre delle unità militari sono iniziate, le immagini delle telecamere di bordo hanno cominciato misteriosamente a spegnersi una dopo l’altra. Una scacchiera elettronica che, nel giro di un’ora, si è trasformata pian piano in schermo nero. Tecnica nota, per carità, ma efficace.

Le navi della Flottiglia erano lì, a 70 miglia dalla costa di Gaza. Gli attivisti – giubbotti indosso e sguardo fisso sull’orizzonte – sapevano bene cosa aspettarsi. E infatti le navi militari israeliane non si sono fatte attendere. Prima le affiancano, poi salgono. Tutto secondo copione. Nessuna resistenza a bordo, tutto molto ordinato. Le forze dell’Idf isolano subito l’Alma, la nave ammiraglia. Poco prima delle 21 italiane, l’operazione è già conclusa: equipaggio fermato, attivisti messi da parte. Game over.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è intervenuto per rassicurare, almeno dal punto di vista burocratico: “Abbiamo dato mandato all’ambasciata a Tel Aviv e ai consolati di Gerusalemme – l’analisi del capo della Farnesina – di assistere tutti gli italiani che verranno portati nel porto di Ashdod ma poi verranno espulsi, credo ci sarà un volo che li accompagnerà in Europa insieme agli altri entro un paio di giorni”. Sul fronte difesa, Guido Crosetto ha tenuto a precisare che non si è trattato di un’aggressione: “La Flotilla non è stata oggetto di un attacco ma di un blocco”, auspicando che “tutto avvenga con calma e razionalità, senza che ci sia alcun problema”. Tradotto: facciamo in modo che non diventi l’ennesimo caso mediatico per farci la morale da Bruxelles.

Ma il blitz – chiamiamolo così – non è cominciato con il solito arrivo rumoroso delle forze speciali. No, stavolta c’è stato un ultimo segnale: quello della fregata Alpino, italiana, che nel cuore della notte aveva avvertito tutti con un secondo e ultimo messaggio ufficiale. Oltre quel punto – 150 miglia nautiche da Gaza – ognuno per sé. E così è stato. Il resto è cronaca militare. Alle 3 del mattino, l’Idf si fa sentire, letteralmente dal buio: navi non identificate, luci spente, manovre tattiche, avvicinamenti e ritirate. Quello che, nella prassi militare, si chiama “mappatura dell’obiettivo”.

Nel gioco del gatto e del topo, a finire nel mirino subito sono due imbarcazioni: Sirius e Alma. A bordo, tra gli altri, Tony La Piccirella, già noto alle autorità israeliane per precedenti tentativi di forzare il blocco. Prima dell’abbordaggio, però, arriva la fase “digitale”: un cyberattacco che manda in tilt i sistemi di bordo. A quel punto, anche il capitano deve scegliere: evitare una collisione al buio, con le comunicazioni disattivate, oppure rischiare il peggio. Scelta scontata. I gommoni armati degli Shayetet 13 – le forze speciali della marina israeliana – salgono in sequenza. Luci spente, armi in vista. Non c’è bisogno di sparare, l’azione è chirurgica. Il resto della flotta, a ruota, viene bloccato. Nessun colpo di scena.

A metà mattina del 2 ottobre, l’annuncio: tutte le imbarcazioni sono state intercettate e nessuna è riuscita a superare il limite delle acque territoriali controllate da Israele di fronte a Gaza. Gli attivisti verranno portati al porto di Ashdod, consegnati alla polizia, trasferiti nel carcere di Ketziot, nel Negev, a sud-ovest di BeerSheba. Qui avranno due opzioni: accettare l’espulsione per essere rimpatriati subito, oppure rifiutarla e farsi processare da un tribunale speciale di funzionari degli Interni per ingresso illegale.

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E la sinistra cosa fa? Attacca, sperando di raccattare qualche voto. Ecco: questa pagliacciata, purtroppo, prosegue. Per Elly Schlein è “del tutto illegale” l’azione di Israele contro la Flotilla diretta a Gaza. Non ha lesinato critiche a Giorgia Meloni, rea di aver usato parole più dure verso chi cerca di rompere il blocco su Gaza che non nei confronti “dei crimini commessi da Netanyahu”. Vivere su Marte. Un’analisi non tanto diversa da quella di… Hamas. Sì, perché i terroristi palestinesi hanno accusato Tel Aviv di aver commesso “un crimine di pirateria e terrorismo marittimo contro civili”. E ancora, l’intercettazione delle imbarcazioni in acque internazionali, così come l’arresto di attivisti e giornalisti a bordo, rappresenterebbero “un atto di aggressione” che si aggiunge “al triste record di crimini commessi” da Israele. I sindacati infine scenderanno in piazza, ovviamente di venerdì per allungare il weekend. Purtroppo assisteremo ad altre sceneggiate del genere, ma almeno è stato evitato il peggio in mare.

Franco Lodige, 2 ottobre 2025

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