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Stop al gas a Polonia e Bulgaria, Gazprom: “4 Paesi già pagano in rubli”

La mossa a sorpresa di Putin, che ora allarma l’Europa: è iniziata la guerra del gas

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È ufficiale: a partire dalle 8 di stamattina (orario di Mosca), la Russia ha bloccato le forniture di gas a Bulgaria e Polonia.

Lo ha confermato il ministro delle infrastrutture energetiche polacco, Piotr Naimsky, affermando categoricamente che Varsavia non comprerà “più gas dalle società russe”.

La decisione di Gazprom era uno degli scenari a cui si stava preparando, da anni, il governo polacco.

Ancor prima della degenerazione del conflitto e del rifiuto di soddisfare la richiesta russa di pagare il gas in rubli, Varsavia aveva già avviato la costruzione di un nuovo gasdotto passante per la Norvegia, nonché l’installazione di numerosi terminal nella zona settentrionale. Tutto ciò, a causa della dipendenza da Mosca per oltre il 55 per cento delle proprie importazioni.

Intanto, il ministro dell’Interno, Mariusz Kaminsk, ha già proceduto all’applicazione di numerose sanzioni, in particolare nei confronti di 35 aziende che lavorano “per conto di Gazprom, imprese come Akron, l’oligarca russo, Viatcheslav Kantor, che possiede circa il 20 per cento della società polacca Azoty, ed anche oligarchi associati al regime di Aleksandr Lukashenko”.

Dal lato bulgaro, invece, lo stop alla fornitura del gas russo decorrerà a partire dal 27 aprile. Il Cremlino motiva le ragioni dell’interruzione per le posizioni filo-ucraine assunte del governo di Sofia e, ancora, per il rifiuto bulgaro di pagare il gas in rubli, che si tradurrebbe in una violazione dei contratti stipulati.

A sua volta, però, è anche la Bulgaria a contestare un inadempimento contrattuale, rischiando di pagare le esportazioni russe fino a fine anno, senza però ricevere il servizio della controparte.

La decisione di Gazprom ha già comportato notevoli ricadute sui prezzi. L’allarme polacco e bulgaro ha causato un’impennata fino al 20 per cento del prezzo del gas, arrivando a picchi di 107 euro per Megawattora al Ttf, per poi abbassarsi definitivamente sotto i 100 euro. Attualmente, comunque, il valore rimane in rialzo di quasi il 7 per cento rispetto ad inizio settimana.

Nel frattempo, notizie positive si riscontrano dai lati dell’alleanza atlantica. La Germania, per esempio, ha ridotto la propria dipendenza dal gas russo di ben 23 punti percentuali, passando da importazioni pari al 35 per cento, al momento dell’inizio del conflitto, al 12 per cento attuale.

Contemporaneamente, l’amministrazione Biden sta cercando di concludere accordi contrattuali con il Qatar, affinché il suo gas liquefatto, che trova il Giappone come principale fornitore, venga trasferito dalla potenza nipponica ai Paesi europei.

Gli Stati Uniti, inoltre, hanno già garantito all’UE ulteriori forniture pari a 15 miliardi di metri cubi di gas. Si tratta sicuramente di cifre residue, ma che possono essere funzionali alla riduzione della dipendenza da Mosca, se attuate nel complesso di un più vasto piano strategico.

La Russia, intanto, tramite fonti di Gazprom, fa trapelare che già 4 Stati occidentali – inclusi nella lista di quelli ‘ostili’ – avrebbero deciso di pagare in rubli le forniture di gas secondo quanto richiesto da Putin, aprendo un conto dedicato presso Gazprombank. L’Austria nega di essere tra queste.

Se lo scontro bellico rimane ancora limitato ai confini nazionali, la guerra del gas, invece, è ufficialmente iniziata. Non è affatto escluso che il conflitto economico possa estendersi a livello mondiale. Ed i primi preoccupanti segnali cominciano a manifestarsi.

Matteo Milanesi, 27 aprile 2022