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La Russia minaccia l’Italia: “Vi abbiamo aiutato col Covid, ora conseguenze irreversibili”

Il ministro degli Esteri russo Paramonov risponde duramente alle sanzioni attaccando il ministro Guerini

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La Russia minaccia l’Italia e lo fa alla russa, con quel misto di violenza e surrealismo tipicamente sovietico. Succede che il ministro degli Esteri della Grande Madre, Alexei Paramonov, si senta in dovere di spararci tramite l’agenzia governativa Ria Novosti un monito nucleare: “In caso di un inasprimento delle sanzioni, ci saranno conseguenze irreversibili”. Tradotto: vi spianiamo. Poteva il contraltare nazionale restare zitto? No, non poteva e difatti la Farnesina ha mandato una noterella stitica, un gazzosino nel quale quasi quasi si scusava lei: “Il ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale respinge con fermezza le dichiarazioni minacciose del direttore del dipartimento europeo del ministero degli Esteri russo Alexei Paramonov, secondo cui eventuali nuove sanzioni nei confronti della Federazione russa comporterebbero conseguenze irreversibili per l’Italia, e invita il ministero degli Esteri della Federazione Russa ad agire per la cessazione immediata dell’illegale e brutale aggressione russa nei confronti dell’Ucraina, che la Farnesina condanna fortemente”.

Con fermezza, come no. Da notare che Mosca non parla di sostegno armato agl’invasi, che potrebbe anche essere una questione controversa, no, si limita a contemplare le sanzioni – adottate da due continenti e realisticamente inevitabili. Paramonov si è talmente impressionato dopo aver letto la tremebonda risposta dal dicastero di Di Maio, che ha tuonato ancora più forte, in particolare sul nostro ministro della Difesa Lorenzo Guerini, un bonaccione, uno che se lo metti in mimetica ti strappa un sorriso di tenerezza: ma Alexei non si fa incantare e lo definisce “falco antirusso”.

Guerini peggio di Luttwak; addirittura “uno dei principali ispiratori della campagna antirussia”: il grande vecchio, manco fosse Licio Gelli. Siamo con tutta evidenza alla provocazione, peraltro rozza, e difatti Paramonov (tra)scende in dettagli a senso unico: nella stessa intervista ricorda che “nell’inviare una missione umanitaria (in Italia, all’inizio della pandemia), la Russia è stata guidata non dal desiderio di ricevere dividendi in termini di reputazione o di politica estera, ma da un senso di compassione, un desiderio di aiutare il popolo italiano in uno dei momenti più difficili della sua storia postbellica”. Ci hanno aiutati perché sono buoni, perché gli facevamo pena, siamo degli sfigati. Quindi, tutto d’un fiato: “È deprimente che ora, sullo sfondo dell’isteria anti-russa, le autorità italiane abbiano improvvisamente dimenticato tutto: i trattati e gli accordi bilaterali esistenti, la natura speciale dei nostri legami, la ricca storia secolare di relazioni e tradizioni forti, l’esperienza di successo della cooperazione, il significativo capitale accumulato di fiducia reciproca, e si siano uniti alla frenetica campagna russofobica”. E non si è fatta attendere la risposta del premier Draghi: “Il paragone tra l’invasione dell’Ucraina e la crisi pandemica in Italia è particolarmente odioso e inaccettabile, esprimo piena solidarietà al ministro Guerini, vittima di attacchi da parte del governo russo”.

Ingrati, squilibrati (qualche rockstar alle lasagne direbbe: pirla psicopatici) e morti di gas. Quindi la batteria finale “ci aspettiamo che a Roma, come in altre capitali europee, tornino comunque in sé, ricordino gli interessi profondi dei loro popoli, le costanti pacifiche e rispettose delle loro aspirazioni di politica estera”, afferma ancora l’alto funzionario russo, che denuncia un atteggiamento che a suo giudizio è “al limite del razzismo vero e proprio” nei confronti della Russia. Dobbiamo tornare in noi: psicopatici, appunto. Con il paterno consiglio ad adottare atteggiamenti più “sobri ed equilibrati, volti a trovare il modo di garantire la sicurezza e la prosperità dell’intero continente europeo, e non solo di una parte di esso”. Tradotto: se non rinsavite da soli, sappiamo noi come fare.