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La crisi del gas

La Russia sfugge alle sanzioni: ecco la nuova alleanza con i Talebani

Putin ha iniziato la ricerca di nuove alleanze per eludere le sanzioni europee. E arriva il nuovo accordo con l’Afghanistan

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Uno degli errori macroscopici, compiuti dall’Unione Europea, è stato quello di considerarsi partner strategico, insostituibile, indispensabile per la bilancia commerciale russa. Bruxelles incarna ancora una vecchia concezione del nostro continente, quella secondo cui rappresenteremmo il centro nevralgico del commercio, dell’economia e della geopolitica. Ma la situazione, dalla caduta del Muro di Berlino in poi, è radicalmente mutata. Ad oggi, i grandi interessi globali conoscono un’altra area del mondo: l’Indo-Pacifico ed il continente asiatico.

I rapporti tra Russia e Talebani

Non c’è solo lo scontro decisivo tra Taiwan e Cina, oppure l’ascesa dell’India, gli obiettivi strategici del territorio si estendono anche alla guerra tra Mosca e Kiev. Per ultimo, Putin è in procinto di concludere con i Talebani afghani un accordo commerciale su grano, carburante e petrolio. L’obiettivo è essenzialmente uno: sfuggire alle sanzioni dell’Unione Europea. Ed ecco che nuovi clienti sono sempre ben accetti per il Cremlino.

La nuova alleanza prevederà l’acquisto di circa 1 milione di tonnellate di benzina e 1 milione di tonnellate di diesel, almeno secondo le volontà espresse dal governo centrale di Kabul. Il trattato dovrebbe essere sottoscritto entro la fine del 2022, ma l’ostacolo principale riguarda le modalità di pagamento dell’Afghanistan. A partire dall’abbandono dello Stato da parte degli Usa, con la tragica ritirata bideniana dell’agosto 2021, Kabul è sottoposta a sanzioni, che consistono nel divieto delle proprie banche di agire nel sistema di transazioni finanziarie Swift, oltre all’embargo su carbone e petrolio russi, visto che l’Afghanistan importa la gran parte dei propri alimenti e del proprio greggio direttamente dal Cremlino, per un valore che si attesta intorno ai 200 milioni di dollari.

Le nuove alleanze di Putin

Insomma, è evidente come la Russia stia cercando nuovi alleati, da sostituire al continente europeo. E pare che la ricerca non stia andando così male. Da una parte, Mosca può garantirsi la presenza del mercato interno cinese, con più di un miliardo di potenziali clienti. Xi Jinping, invece, almeno fino a quando le tensioni con Taipei rimarranno, non potrà rinunciare al colosso militare russo, essendo quest’ultimo tra i punti nevralgici delle importazioni di Pechino (per ultimo, si ricordi le esercitazioni congiunte tra il Dragone ed il Cremlino, svoltesi a metà agosto scorso).

Dall’altra, ancora, si ricordino altri Stati del mondo, che hanno rafforzato i propri rapporti commerciali con Mosca, a partire dallo scoppio della guerra in Ucraina. Tra questi, l’Arabia Saudita ha più che raddoppiato l’import di greggio russo, mentre Cuba ha iniziato a procedere all’acquisto, a partire dai mesi estivi appena trascorsi.

Continuare le sanzioni?

È quindi evidente l’esistenza di un mondo, ben più commercializzato ed economicamente più appetibile, rispetto al libero mercato comunitario. Ad oggi, le soluzioni possono essere solamente due: o limitare le sanzioni alla Russia, soprattutto sul lato del gas, dove gli Stati membri rischiano di pagare il prezzo più alto; oppure, proseguire in maniera imperterrita sulla strada già tracciata in questi mesi. Con il rischio, però, di sbattere il muso. Una volta per tutte.

Matteo Milanesi, 11 settembre 2022