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La scuola italiana è ridotta a un diplomificio - Seconda parte

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La scuola italiana pan-statale non è più governabile. Nata come una scuola sottoposta alla volontà del governo, come si è visto con la legge Casati, e avvelenata al suo interno dal valore legale del titolo di studio, cresciuta enormemente nelle sue dimensioni territoriali e ministeriali, la scuola e il sistema dell’istruzione sono ormai fuori controllo e ogni tentativo di governare il sistema è inutile perché l’elemento scolastico-educativo al suo interno non esiste più.

Il governo della scuola è illusorio per effetto della iper-gestione statale. È così da molto tempo, almeno trent’anni. I primi vent’anni della scuola di massa sono serviti alla distruzione della scuola gentiliana; i trent’anni successivi sono una sorta di labirinto in cui chi governa la scuola – il ministero – e chi la dirige – i presidi – non sa quale sia la via d’uscita e non si pone nemmeno il problema di uscire dal labirinto perché ignora di esserci. Questo almeno fino a ieri, quando è accaduto qualcosa di imprevedibile: l’epidemia da Covid-19.

Giancristiano Desiderio, 13 settembre 2020

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Davide V8
Davide V8
14 Settembre 2020 3:59

Desiderio ministro dell’istruzione.
Ad ogni modo, la scuola di stato non è tanto un diplomificio, quanto un luogo di indottrinamento, che serve per creare i tanti soldatini esecutori, privi di spirito critico, religiosamente devoti all’autorità (statale in primis, ma non solo), su cui lo stato, con le sue balle, prospera.
E funziona benissimo.

Ora, con le regole covidiote, fanno un salto di qualità, “educando” i bambini a vivere in catene ed isolati.

Werner
Werner
13 Settembre 2020 19:34

Il problema non è la scuola statale in sé, ma il fatto che essa sia plasmata dall’ideologia marxista post-sessantottina. Ed è questo il motivo principale per cui è ridotta a diplomificio. Urge una riforma seria della scuola in Italia che metta in cima ai suoi obiettivi il merito e la qualità. L’accesso all’istruzione gratuita degli studenti appartenenti alle famiglie meno abbienti è cosa buona e giusta, perché le opportunità vanno date a tutti. Se uno studente proveniente da famiglia poco abbiente ha talento da vendere ed è un fenomeno nello studio, non va penalizzato per la sua origine sociale, ma sostenuto e premiato. Il problema è che in nome di un egualitarismo stupido ed esasperato, non si fa la giusta selezione tra chi merita e chi non merita, e ci ritroviamo troppi somari che affollano le scuole superiori e le università. Quando io leggo statistiche del tipo “l’Italia ha meno laureati tra i paesi UE”, mi chiedo e allora? Qual’è il dramma? Piuttosto Vivaddio! Il problema semmai è che la maggioranza di questi laureati non avrebbe mai dovuto mettere piede ad una facoltà universitaria. Perché diciamolo apertamente la maggioranza di chi oggi frequenta l’università lo fa solo per avere cucita addosso l’etichetta di “universitario”, per l’Erasmus, e perchè non vuole andare a lavorare. Qui la colpa non è solo dello… Leggi il resto »

Leonida55
Leonida55
13 Settembre 2020 16:38

Da quando la sinistra è entrata nei vari governi è cominciato il caos e la deriva della nazione, in primis l’istruzione. Sessantottini impregnati di ideologia comunista formati negli anni precedenti hanno fatto si di distruggere il tessuto scolastico impregnandolo d iideologie sinistre in tutti i sensi. non per niente il personale scolastico vota nella quasi totalità a sinistra. Convinti di plagiare i giovani ancora non formati, pensavano di vincere le elezioni a man bassa nei decenni successivi. Invece, i giovani di allora diventati adulti, entrati nel mondo del lavoro hanno capito di quanto sono stati ingannati e la percentuale di costoro nelle votazzioni è scesa ben oltre al 50 %. Poche elezioni vinte, governi non sempe eletti e poco ortodossi. la piaga e il conto li stiamo pagando ancora ora.

Daniela
Daniela
13 Settembre 2020 14:29

Quando la scuola era veramente pubblica e statale non era affatto un diplomificio, era selettiva, lo è diventata con l’introduzione dell’autonomia scolastica (anni ‘90), andando ad assomigliare sempre più alla scuola privata.

rosario nicoletti
rosario nicoletti
13 Settembre 2020 13:25

Desiderio scrive sempre articoli interessanti, anche se io non condivido l’idea che il disastro della scuola abbia come principale causa l’iperstatalismo e l’emarginazione della scuola privata. Negli anni tra le due guerre, e nei primi decenni del dopoguerra, la scuola era sempre statale, ed erano presenti le scuole “parificate”, in numero limitato. Si era però lontani da quella ipertrofia burocratica, che ha distrutto tutti i rami della pubblica amministrazione, ed ha contribuito alla rovina della scuola. Università e scuola media hanno avuto storie lievemente diverse, e va riconosciuto che l’università si trova ancora oggi in una situazione meno compromessa di quella della scuola media. Alla distruzione della scuola hanno contribuito una molteplicità di fattori alcuni provenienti dalla evoluzione (o involuzione) della società, ed altri dalle smanie riformiste e dirigiste. Per citarne alcuni del primo tipo va ricordato il ’68, e la distruzione dei rapporti gerarchici tradizionali: gli insegnanti sono “amici” degli allievi. Poi, lo stesso ’68 ha scardinato il principio dell’insegnamento basato sulla “formazione” – valida per tutta la vita – e non su l’apprendimento di nozioni spendibili a breve termine. Passando alle “riforme”, la scuola, per venire incontro alle difficoltà degli allievi, ha privilegiato gli aspetti pedagogici su quelli culturali. Si è creata una rincorsa tra la volontà di rendere facile la scuola e l’esigenza di “modernizzarla” attraverso cervellotiche… Leggi il resto »

Valter Valter
Valter Valter
13 Settembre 2020 13:16

La funzione della scuola che era quella di trasmettere cultura é stata subordinata a quella di luogo di parcheggio per gli alunni, da cui la necessità di disporre di insegnanti che assolvessero la funzione di operatori sociali piuttosto che culturali. Quindi porte aperte al ruolo “docente” senza nessuna selezione per verificarne l’idoneità nel merito dell’insegnamento specifico. Moltiplicazione quindi degli organici dei docenti e, in linea con le logiche della sinistra, istituzione di un nuovo ammortizzatore sociale: il “reddito di docenza”. Conclusione: la scuola ora esiste soprattutto in funzione dei “docenti”, gli studenti e il diploma che a loro non potrà essere negato servono solo a giustificarne la presenza. Todos caballeros.

Fabio Bertoncelli
Fabio Bertoncelli
13 Settembre 2020 12:26

REPLICA A BUNNIE
Studiando testi di storia dell’Italia contemporanea, ho letto piú e piú volte che negli anni Cinquanta il compagno Palmiro Togliatti, “il Migliore” (modestamente), e il PCI diedero ordine ai giovani iscritti al partito – beninteso, coloro che ne avessero le capacità intellettuali e le possibilità economiche, forse con le sovvenzioni dello stesso PCI – di laurearsi in Giurisprudenza o in altri rami del sapere tipo Lettere.

Scopo dichiarato: i giovani laureati comunisti dovevano poi entrare in magistratura o dedicarsi all’insegnamento nelle scuole e nelle università. Quella era la via per la conquista del potere, dopo che nel dopoguerra Stalin aveva detto NIET all’auspicata rivoluzione comunista.
In effetti, che sia vero oppure no ciò che si scrisse nei libri di storia e nei saggi di tema politico, è esattamente quanto avvenne negli anni e nei decenni successivi.

Magistratura, scuola e università: oggi, dopo sessanta anni, ne vediamo le conseguenze. Conseguenze che paghiamo sulla nostra pelle.

Giorgio Colomba
Giorgio Colomba
13 Settembre 2020 12:17

«Ogni scuola deve poter dare i suoi diplomi non in nome della Repubblica, ma in nome della propria autorità, sia la scoletta di Pachino o di Tradate, sia l’Università di Padova o di Bologna, il titolo vale la scuola. Se tale scuola ha una fama riconosciuta, una tradizione rispettabile, una personalità nota nella provincia o nella nazione, o anche nell’ambito internazionale, il suo diploma sarà ricercato; se, invece, è una delle tante, il suo diploma sarà uno dei tanti» (Don Luigi Sturzo, “Illustrazione italiana”, 12 febbraio 1950).