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Il voto politico

La spina nel fianco del centrodestra: il Sud chiede più assistenzialismo

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Questo è il tempo della responsabilità, il tempo in cui se si vuole far parte della storia si deve capire quale responsabilità abbiamo verso decine di milioni di persone. L’Italia ha scelto noi e non la tradiremo come non l’abbiamo mai tradita”. Con queste significative parole Giorgia Meloni ha pubblicamente commentato una vittoria elettorale che l’ha direttamente investita nel ruolo di prima donna premier della Repubblica italiana.

Dichiarazioni responsabili

Parole moderate e caute che, così come avevo già avuto modo di scrivere su queste pagine, mostrano che la leader di Fratelli d’Italia ha perfettamente compreso l’enorme difficoltà di governare un Paese estremamente complicato, già di per sé afflitto da colossali problemi endemici, nel bel mezzo di una crisi energetica, che rischia di dare il colpo di grazia ad una economia devastata. 

Niente a che vedere, dunque, con le dichiarazioni trionfalistiche espresse nel 2018 da Luigi Di Maio, all’epoca capo politico dei 5 Stelle, il quale ha pagato il suo irresponsabile avventurismo con una sonora bocciatura elettorale che lo rimanda nella terra di nessuno. 

Assistenzialismo pentastellato

Ed è proprio la parziale rinascita dei grillini di Conte nel Sud che, a mio avviso, rappresenta una seria avvisaglia di ciò che il nuovo esecutivo di centrodestra si troverà ad affrontare. La concentrazione di voti nelle regioni in cui è estremamente diffuso il cosiddetto reddito di cittadinanza, che si somma ad altre storiche mangiatoie assistenzialistiche basate sul voto di scambio, ci mostra ancora una volta la fotografia di una comunità nazionale spaccata in due e che viaggia perennemente a due velocità.

Crollo leghista

Uno scenario quest’ultimo che paradossalmente, malgrado il colossale crollo elettorale della Lega di Salvini, riapre la strada a vecchi rancori presenti nelle zone più produttive del Paese, riportando in auge il tema del residuo fiscale, che viaggia da Nord a Sud, e creando i presupposti per un ritorno all’idea di un partito padano. 

Tutto questo, legato alla sempre più stringente necessità di una politica di bilancio più che responsabile – visto che con il decennale che viaggia verso il 5 per cento, la sostenibilità del nostro enorme debito pubblico è già ampiamente a rischio -, chiarisce in modo evidente le ragioni della cautela espressa dalla Meloni in campagna elettorale e saggiamente reiterata nell’immediatezza del suo clamoroso trionfo, ottenuto nelle elezioni del 25 settembre. Da oggi, le cose cominciano a farsi veramente serie.

Claudio Romiti, 26 settembre 2022