Politiche green

La verità scomoda sul clima: il tabù che emerge dagli studi scientifici

Uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health stima oltre 5 milioni di morti annue associate alle temperature non ottimali: circa 4,6 milioni legate al freddo e 490 mila al caldo

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Cinque milioni di morti all’anno sono associati alle temperature non ottimali. E il dato più scomodo arriva proprio dalla parte meno raccontata della storia: secondo un imponente studio pubblicato su The Lancet Planetary Health, il freddo è associato a circa nove volte più decessi del caldo. Nel 2025, un nuovo contributo scientifico sulla stessa rivista torna esplicitamente sulla questione. La realtà, come spesso accade, ha il pessimo vizio di non rispettare le semplificazioni ideologiche.

C’è una cosa che il dibattito pubblico sul clima sembra aver dimenticato: il corpo umano non è particolarmente interessato alle narrazioni politiche, né ai talk show, né a digiuno-intermittente-Calenda, né a Tesla-Fratoianni, né al leader dei verdi che vive secondo le leggi dell’Acunamatata, né all’ADHD cromatico dell’arcobaleno di quelle sezioni di partito dove nessuno ha mai sfogliato una pubblicazione scientifica.

Detto ciò, il corpo ha esigenze fisiologiche, limiti biologici e una certa, comprensibile, insofferenza tanto per il caldo eccessivo quanto per il freddo. Eppure, quando si parla di temperature e mortalità, la discussione pubblica sembra avere un solo protagonista: il caldo. Ondate di calore, temperature record, termometri impazziti, città trasformate in forni, immagini di asfalto rovente.

Un repertorio ormai consolidato, spesso accompagnato da un linguaggio apocalittico che non ammette repliche. Poi, però, arrivano i numeri. E qualche certezza comunicativa comincia a scricchiolare.

La rivista scientifica The Lancet Planetary Health ha pubblicato uno degli studi più ampi sul rapporto tra temperature ambientali e mortalità firmato da numerosi ricercatori internazionali. Non un editoriale polemico, non un’opinione da social network, non una ricerca commissionata da qualche lobby energetica. Uno studio epidemiologico basato su dati relativi a 750 località distribuite in 43 Paesi, con un modello statistico applicato a una griglia geografica globale.

Il periodo analizzato? Dal 2000 al 2019. Il risultato è impressionante: 5.083.173 decessi all’anno associati a temperature non ottimali. Secondo le stime dello studio, circa 4,6 milioni di decessi all’anno sono associati al freddo, mentre circa 490.000 sono associati al caldo. Il rapporto è di circa 9 a 1. In altre parole, per ogni decesso associato al caldo, ce ne sono statisticamente oltre nove associati al freddo. Una proporzione che meriterebbe almeno qualche titolo in prima pagina.

Ma evidentemente il freddo ha un problema di comunicazione: non fa abbastanza spettacolo, o semplicemente ha un ufficio stampa pessimo. Qualche ambientalista che cita studi (sempre parziali) storcerà il naso e inizierà ad invitare spiegazioni a braccio: “Surriscaldamento globale significa anche surrafreddamento globale”, mi aspetto sempre affermazioni rapide, fulminee, e altrettanto paradossali, ma dette con l’espressione del volto sofferta e credibile.

La domanda arriva anche su The Lancet. E non è esattamente una domanda di comodo. The Lancet Planetary Health pubblica un contributo dal titolo che sembra quasi una provocazione rivolta al dibattito pubblico: “Are there more cold deaths than heat deaths?”. Traduzione: ci sono più morti per freddo che per caldo? A firmarlo sono Barrak Alahmad, ricercatore di Harvard, insieme a Pierre Masselot e Antonio Gasparrini, entrambi affiliati all’Environment & Health Modelling (EHM) Lab della London School of Hygiene & Tropical Medicine. Non proprio degli sconosciuti, reclutati in una discussione su Tik Tok.

Il contributo mette nero su bianco un dato difficilmente equivocabile: nella maggior parte degli studi epidemiologici, i decessi associati al freddo superano ampiamente quelli associati al caldo. Ed è proprio questo il punto: la scienza è un po’ più complicata degli slogan. Peccato che gli slogan siano decisamente più televisivi.

Resta però una questione legittima, anzi necessaria: perché il dibattito pubblico sulla salute e sulle temperature dedica così tanta attenzione al caldo e così poca alla mortalità associata al freddo? La risposta non può essere semplicemente che il caldo non sia pericoloso. Lo è, e sarebbe irresponsabile negarlo.

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Ma una comunicazione scientificamente corretta dovrebbe essere capace di tenere insieme entrambe le realtà. Dovrebbe raccontare le ondate di calore senza dimenticare le conseguenze delle stagioni fredde. Dovrebbe parlare di prevenzione senza trasformare la climatologia in una religione civile. Dovrebbe soprattutto distinguere i dati dalle interpretazioni e le interpretazioni dagli slogan.

La scienza non ha il compito di rassicurare una parte politica, né quello di fornire munizioni all’altra. Ha il compito, decisamente meno popolare, di misurare la realtà. E la realtà, almeno in questi studi, ci consegna un dato piuttosto difficile da ignorare: storicamente, il freddo è associato a circa nove volte più decessi del caldo. Il termometro, almeno per ora, non ha ancora imparato a leggere i comunicati stampa, né a guardare i programmi di Formigli e Floris.

Peter Ellis Cameron, 2 novembre 2026

Fonti scientifiche
1. Zhao Q. et al. (2021)
Global, regional, and national burden of mortality associated with non-optimal ambient temperatures from 2000 to 2019: a three-stage modelling study.
The Lancet Planetary Health, luglio 2021, vol. 5, n. 7, pp. e415-e425.
DOI: 10.1016/S2542-5196(21)00081-4
PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34245712/
2. Alahmad B., Tobias A., Masselot P., Gasparrini A. (2025)
Are there more cold deaths than heat deaths?
The Lancet Planetary Health, marzo 2025, vol. 9, n. 3, pp. e170-e171.
DOI: 10.1016/S2542-5196(25)00054-3
PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40120621/
Affiliazioni: Harvard T.H. Chan School of Public Health (Alahmad); Environment & Health Modelling Lab, London School of Hygiene & Tropical Medicine (Masselot e Gasparrini); Spanish National Research Council (Tobias).

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