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La verità sul paziente 1 di Codogno

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Oggi ricorre la memoria del paziente 1 di Codogno. Ma dietro fiumi di retorica, noto che in pochi ricordano come andarono veramente le cose. E cioè, che il paziente 1 fu scoperto solo perché una dottoressa di quell’ospedale lombardo disobbedì alle linee guida ministeriali, mutuate da quelle dell’Oms, e fece il tampone (allora prescritto esclusivamente per chi era stato in aree a rischio o aveva avuto contatti con persone provenienti da aree a rischio). In varie occasioni, la dottoressa ammise che, “scartate tutte le ipotesi possibili, pensammo all’impossibile”.

Insomma, il 21 febbraio 2020, praticamente 20 giorno dopo che era stato dichiarato lo stato d’emergenza, per scoprire un malato di Covid gravemente sintomatico (questo ragazzo finì intubato), bisognava “pensare all’impossibile” e disobbedire alle linee guida. Eppure, il nostro compianto premier Giuseppe Conte (che avrebbe poi, scandalosamente, avuto il coraggio di accusare i sanitari del pronto soccorso di aver favorito la nascita di un focolaio), in televisione aveva garantiti: “Siamo prontissimi”. Non avevamo nemmeno uno straccio di piano di pandemico. Ecco, a me queste cose piacerebbe che non le dimenticassimo.

Nicola Porro, 20 febbraio 2021

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Massimo Bretti
Massimo Bretti
21 Febbraio 2021 15:42

Scusate ma mi pare che ,stranamente, tutti abbiano dimenticato i veri primi pazienti Covid 1 e 2 in assoluto.
Voglio dire quella coppia di cinesi che viaggiando da Nord a Sud attraverso l’Italia fu poi curata allo Spallanzani di Roma e miracolosamente salvata dopo lunghissime terapie.
La generale dimenticanza non sarà dovuta al fatto che i Cinesi non devono entrarci per nulla (v. O.M.S. e ridicola tardiva ispezione cinese)?

Stefano Ferrari
Stefano Ferrari
21 Febbraio 2021 12:42

Fai in modo che la memoria cortissima degli italiani non dimentichi mai il ‘ Siamo dette efatte in questo periodo Prontissimi ‘ e migliaia di altre minchiate dall’Uomo con il Ciuffo e dai suoi tirapiedi. Devono ricordarselo che pochezza che è. Grazie

Merati Andrea
Merati Andrea
21 Febbraio 2021 11:52

I dirigenti Ausl di Piacenza, città dove è stata uccisa mia madre per negligenza ed incapacità, tutta quella cricca di colletti bianchi incapaci, che hanno palesemente fallito, sono ancora, strapagati, tranquillamente sulle loro poltrone.
CHI SBAGLIA DEVE PAGARE E VANNO LICENZIATI.
Vergognatevi.

Marco
Marco
20 Febbraio 2021 23:17

Quello che Porro dice sono parole che svelano come certi politici speccialmente di sinistra non hanno interesse per l’ Italia e gli italiani.

Callmidwife
Callmidwife
20 Febbraio 2021 23:06

Venite a vedere come è stato ridotto al minimo l’ospedale di Codogno. Grazie signor gallera e fontana. Applausi!! Vi dovreste vergognare. Voi super esperti se vi ammalate un posto d’eccellenza ve lo trovano sicuramente, magari a rebibbia!! Tirate fuori i soldi delle donazioni fatte dai privatiper gli eroi che non sono scappati come voi…

Lorenzo Bagnoli
Lorenzo Bagnoli
20 Febbraio 2021 22:43

Sana disobbedienza come la dottoressa di Codogno, come l’ospedale in Fiera di Bertolaso, come i tamponi rapidi in Veneto ecc ecc ecc. Bene, come allora, adesso le regioni abbiano il coraggio di comprarsi i vaccini da sole. Sono d’accordo. Se lo stato non è in grado di gestire tutto, allora deleghi. Fanno così tutte le grandi aziende.

PAOLO STELLA
PAOLO STELLA
20 Febbraio 2021 21:56

Grazie dr.Porro per i suoi contributi. Perché non si parla più di Alzano e la bergamasca? All’inizio grande circo perché sembrava che la responsabilità fosse della regione Lombardia poi il vuoto totale. Che fine ha fatto l’inchiesta?

giùalnord
giùalnord
20 Febbraio 2021 21:21

Quello di Codogno potremmo chiamarlo paziente 1.In realtà fu il primo paziente infetto ad essere stata messo nella lista nera del Sars-Cov2.
Il virus circolava in Italia dall’ottobre del 2019 ,se non prima.