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La villa di Puccini è tornata a risplendere

La dimora del compositore salvata dall’abbandono e restituita alla comunità come patrimonio culturale e architettonico

Sgarbi villa Puccini4 Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Circa un anno fa, in una tiepida sera di primavera, accompagnato dall’amico Mauro Pardini e dall’architetto Monica Marchetti, visitai per la prima volta un luogo di Viareggio che ancora non conoscevo: il villino che fu l’ultima dimora di Giacomo Puccini. Dopo anni di incuria e abbandono, la residenza era finalmente tornata alla Fondazione Giacomo Puccini di Lucca, ma versava in un evidente stato di degrado e mancavano i fondi per avviarne il recupero.

Nel giro di pochi mesi, grazie al sostegno ricevuto dal Comitato Nazionale per le celebrazioni e la Fondazione CRL, la villa iniziò a risplendere: salvata dall’abbandono e restituita alla comunità come patrimonio culturale e architettonico. Questo intervento segnò l’inizio di un percorso di valorizzazione, con il primo lotto di restauri già completato e il recupero degli interni ancora in programma. Il villino fu edificato tra il 1919 e il 1921, in un luogo scelto da Puccini, tra i pini marittimi, allora isolato.

Fuggito dalle Torbiere di Torre del Lago, qui cercò la pace, lontano dal clamore e immerso nella natura, dove la sua musica potesse trovare nuovo respiro. Il progetto, redatto dall’architetto Vincenzo Pilotti sotto le rigide direttive di Puccini, riflette perfettamente la visione del Maestro, che ne seguì ogni fase con attenzione, definendo ogni scelta architettonica e decorativa. Da questa casa Puccini partì il 4 novembre 1924 per Bruxelles, dove si sarebbe sottoposto a un intervento chirurgico dal quale, purtroppo, non fece mai ritorno. Qui nacque e si sviluppò la sua ultima opera, la splendida “Turandot”, che dalle pagine del veneziano Carlo Gozzi prese vita nella sublime trasposizione musicale pucciniana. Tuttavia, quelle note rimasero sospese, senza mai trovare compimento.

La costruzione del villino si arricchì del talento di artisti come Galileo Chini, con la sua celebre manifattura, Adolfo De Carolis e il mobiliere Carlo Spicciani. Il progetto riprese moduli dei cottage americani che Puccini aveva conosciuto durante la prima americana di “La fanciulla del West”, reinterpretati attraverso la sensibilità italiana del tempo. Ne scaturì un eclettismo che rifletteva la visione di Puccini, un perfetto equilibrio tra elementi neorinascimentali e suggestioni esotiche. Il restauro ha restituito alla facciata i suoi dettagli in pietra e laterizio, insieme alle formelle in gres porcellanato delle Fornaci Chini, che tornano a raccontare la storia di questa dimora con nuova intensità.

Un lavoro meticoloso, curato sotto la direzione dell’architetto Monica Marchetti e la supervisione della Soprintendenza, con il fondamentale contributo di Franco Mungai, del presidente della Fondazione Mario Pardini e del suo direttivo, insieme al gruppo dei restauratori, ciascuno con le proprie competenze specifiche. Oggi, la villa continua a risplendere, testimone di una rinascita che non riguarda solo l’architettura, ma il valore della memoria. La sua luce ritrovata illumina Viareggio, restituendo alla città un luogo che, per troppo tempo, era rimasto in silenzio.

Vittorio Sgarbi, 16 giugno 2025

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