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Gli italiani e la vocazione della furbizia

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La furbizia è un punto di forza nazionale ossia una debolezza italiana. Si sa: gli italiani credono di essere sempre i più intelligenti, i più scafati, i più scaltri, insomma, i più furbi. Ad esempio: il governo in carica – il governo del Cambiamento – ha concordato con l’Europa una legge di bilancio in deficit per – nientemeno – rilanciare l’economia. Risultato: siamo quasi in recessione e l’Unione europea scrive al governo il quale, però, quando ha scelto la via dell’aumento del debito già sapeva che non avrebbe potuto rispettare l’accordo con l’Europa. Appunto, furbizia. Solo furbizia che, proprio come le bugie, ha le gambe corte.

I furbi e i fessi sono categorie universali che Giuseppe Prezzolini volle usare per dare un codice civile degli italiani. Li divise in furbi e fessi e, contrariamente a quanto non s’immagini, sono questi ultimi, i meravigliosi fessi – che lavorano, pagano, sudano – a mandare avanti la carretta. I furbi, invece, quelli che ritengono di saperla sempre più lunga, sono un po’ come il celebre ragionier Casoria di cui discorrono quei due fessi di Totò e Peppino nel film La banda degli onesti: “Rasenta il codice ma non vi incappa. È furbo”, dicevano.

A volte, però, le divisioni così nette rischiano di essere false. La verità è più modesta. I furbi e i fessi invece di essere due categorie distinguibili singolarmente come persona da persona sono, piuttosto, due tendenze del nostro animo che combattono in noi e a volte può prevalere la furbizia e a volte può prevalere la fessaggine, di modo che siamo tutti un po’ furbi e un po’ fessi.

Esiste, però, un punto in cui il furbo che è in noi prende realmente il sopravvento e si distacca dalla fessaggine scoprendo la vocazione della furbizia. Accade quando il furbo si scopre davvero astuto come una volpe e non solo pensa di riuscire a far fessi i fessi ma, addirittura, crede di far fessi i furbi. Così il furbo, scoperta la sua vera vocazione, lascia i suoi amici che si attengono, poveri fessi, ai doveri, ai lavori, alle buone intenzioni e alle buone azioni, e s’incammina su un’altra strada più breve con cui, in compagnia di un furbo che, però, non è così furbo quanto lui, immagina di raggiungere più agevolmente e più velocemente la meta e la vittoria.

È l’eterno Pinocchio che c’è nell’anima italiana e che pensa di poter ottenere in modo facile ciò che è difficile. Non è un caso che il furbo sia un bugiardo, ma così bugiardo che davvero gli cresce in pubblico come al figlio di mastro Geppetto il naso. Povero Pinocchio che lascia i suoi compagni e va con il Gatto e la Volpe che gli promettono di far fruttare le sue monete sotterrandole per far spuntare un albero carico carico di monete d’oro. Sapete già come andò a finire la storia.

Ma chi volete che legga più oggi Le avventure di Pinocchio. Croce diceva che il burattino era stato intagliato nel legno dell’umanità, ma se non è letto Collodi figurarsi se sia letto Croce e solo un fesso come me, che vive in un mondo di furbi e volpini sopraffini, legge l’uno e l’altro con l’idea di riconoscere meglio i “furbetti del quartierino” e i “furbetti del paesino”, il gatto e la volpe, il lupo e l’agnello, il maiale e l’oca e tutta questa bella famiglia d’erbe e d’animali.

La vocazione del furbo mostra ben presto la corda. Qualcosa non va per il verso giusto. Così il furbo capisce, quando ormai è troppo tardi, che c’è sempre qualcuno più furbo, magari proprio quello a cui si era affidato ritenendolo fesso o non furbo quanto lui. E’ un po’ come la storia dei pifferi di montagna che andarono per suonare e furono suonati. E’ un po’ come i puri: c’è sempre uno più puro che ti epura e c’è sempre uno più furbo che ti incula.

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Orlo
Orlo
3 Giugno 2019 14:22

I tedeschi con Schröder nel 2005 vararono il cosidetto “pacchetto Hartz IV” che proietto il Paese da malato d’Europa,a locomotiva della stessa.
Si noti che benché l’euro,che a tua detta,è un marco sottovalutano oppure una lira forte,nn sembrava essere conformato intorno ai desiderata della Germania.
I tedeschi,con competenza,si risolsero i loro problemi interni prima che si incistassero e in parlamento europeo mandavano(e mandano)persone competenti a formare la UE.
Invece noi siamo,incistarsi,decadenti,invidiosi e sopratutto…dei furboni!!!

Giacomo Cambiaso
Giacomo Cambiaso
1 Giugno 2019 16:22

L’avvocato dei giusti, anzi, dei competenti ingiustamemte definiti ladri o l’ennesimo tribuno pronto a mettere alla gogna il suo infame popolo? Io sono un’amante dei dati e della storia, solo a questa vorrei limitarmi piuttosto che un opinionismo di parte. Che il disavanzo della bilancia commerciale tedesca tanto quanto il marco sottovalutato (che poi inparallelo e’ una lira o franco o altre valute apprezzate) chiamata euro ha portato benefici ai competenti a discapito dei “furbi” (ma dove, come e quando??? I polli italiani, altro che furbi), per essere chiari immensi vantaggi ad un paese a scapito di quasi tutti gli altri, non e’ una teoria di Salvini, ma di svariati illustri economisti. Che l’europa dei padri fondatori, tanto quanto quella iniziale di 30 anni fa, non aveva nulla a che fare con quella di oggi direi che sia un altro fatto indiscutibile. Non una federazione di pochi stati (6 in principio, 15 quindi prima del 2000 e comunque 12 fino a piu’ di 25 anni fa quando si scrisse il primo tragico trattato di Maastricht) che creano un’area doganale comune, ma una taverna del lobbyismo che ha espanso il tentacolismo dell’unione fino a raddoppiarla sia come stati che come invadione “d’influenza e competenze” (chi lo desiderava piu’ degli altri?), che ha gestito malamente la politica monetaria di un intero continente… Leggi il resto »

Giacomo Cambiaso
Giacomo Cambiaso
31 Maggio 2019 14:42

Che noia, non riesco a finir di leggerlo. Apparte che oltre alla furbizia ci sarebbe un altro grande difetto italiano, perfettamente incarnato da questa deprimente predica pseudo filosofica, trattasi del complesso autolesionista che da sempre porta intellettuali nostrani (o presunti tali) a sparare a zero sulla loro stessa gente e sul loro paese, spesso per non dire sempre, per questione meramente strumentale. Lei avra’ sicuramente ragione su tutto (speriamo di no), ma ad oggi sentenzia pretestuosamente sul nulla (previsioni) e volutamente senza constestualizzare la realta (fine del QE, rallentamento economico globale) prima ancora che possano essere visibili i risultati della manovra che cita. Per concludere riprendo la sua noiosa metafora di pinocchio, ma indirizzandola verso quelli giusti. I veri furbi sono quelli che 30 anni fa e negli anni a seguire firmarono i vari trattati europei convinti di far fessi i franco tedeschi. I risultati di queste manovre oggi sono storia e dati, non nefaste previsioni. Ecco l’esempio giusto d’italiani che erano convinti d’andare a rubare in casa del ladro, ma penso lo sappia anche lei nonostante la sua vuota retorica antigovernativa. Saluti

Tullio Pascoli
Tullio Pascoli
31 Maggio 2019 0:02

Sono in molti ad aver descritto con umore, con ironia e perfino con sarcasmo la particolare indole degli Italiani…

Fra questi si possono ricordare, per esempio, Raffaella De Santis, Giorgio Manganelli, Antonio Caprarica ma – a mio avviso -, i migliori rimangono certamente Leo Longanesi, Indro Montanelli e soprattutto l’imbattibile Giuseppe Prezzolini che non ha fatto sconti ai suoi conterranei.

Di fatto, siamo un Popolo del tutto particolare che, affetto da un endemico provincialismo senza pari, si crede di vivere al centro del mondo; convinto di vivere in un Paese fatto solo di bellezze; di avere il monopolio della cultura, di vantare la migliore ed unica cucina al mondo e principalmente di essere infinitamente più furbo di qualsiasi altro cittadino di questo pianeta.

Eppure, generalmente, molti dei nostri, non si rendono conto che l’Italia non è altro periferia; non solo, sovente, non avendo mai messo i piedi fuori dai nostri confini, magari non essendosi mai spostati dai propri villaggi, non conoscendo lingue e realtà altrui, non sorprende se magari non avessimo mai letto un unico libro…

Eppure, ci consideriamo i migliori. Non per niente, una della nostre caratteristiche genetiche che meglio ci distinguono, è la vanità.

Valter
Valter
30 Maggio 2019 23:12

Una vecchio calembour dei tempi che furono chiedeva : ” Chi fuma più di un turco ?”, la risposta era: “Due turchi”. Oggi potremmo girarla in: “Chi ha più furbizia di un furbo ?” E risponderci: “Due furbi”. E fin qui siamo a posto perché i due furbi ci sono. Il guaio, temo, è che a pigliarselo in quel posto saranno quei fessi degli italiani (che però un po’ furbi si credevano).
n.b. ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.