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L’ace di Djokovic: “Vaccino e politically correct? Sono per la libertà”

Il campione di tennis a ruota libera su Covid, no-vax e pensiero unico: “Se non pensi in un certo modo, diventi subito il cattivo”

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In una intervista rilasciata a La Stampa, Novak Djokovic ha dimostrato di essere un campione anche al di fuori dei campi da tennis. Un campione di quel principio di libertà che, soprattutto noi italiani, abbiamo ampiamente sacrificato per contrastare inutilmente la diffusione di un virus a bassa e, attualmente, bassissima letalità relativa.

Il grande sportivo serbo, in particolare, non accetta l’etichetta di no-vax con cui buona parte del mainstream mediatico lo ha bollato. “Io mi sono espresso per la libertà di poter disporre del proprio corpo – sottolinea con forza Nole -, e subito sono stato tacciato di essere un no-vax, cosa che non sono. Se non fai parte di un certo modo di pensare, diventi subito il cattivo. Non va bene.”

Dopodiché, Djokovic assesta un vero e proprio ace al pensiero unico che ha fatto strame del senso critico durante una pandemia infinita, impedendogli di partecipare agli internazionali d’Italia e ai ben più prestigiosi open di Australia e Stati Uniti: “Non è possibile piacere a tutti ma ormai il politicamente corretto ci costringe a rinunciare a esprimere con rispetto, senza odio, ma con libertà, le proprie idee.”

In sostanza, sulla controversa questione dei vaccini anti-Covid, ancora tutta da decodificare, il vincitore di ben 21 tornei del Grande Slam ha dichiarato laconicamente che “la libertà di parola è una illusione”.

E a far da contraltare della sua chiara presa di posizione, con la quale egli non disconosce la bontà dei vaccini in senso generale, ma afferma nel contempo la sacrosanta libertà di scelta, si segnalano le più che generiche affermazione del professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità. Ospite, insieme a Roberto Burioni, dell’ultima puntata di Che tempo che fa, in onda su Rai3, il medico Bergamasco ha così risposto ad un deferente Fabio Fazio, che gli chiedeva conto dei medici cosiddetti no-vax, reintegrati in anticipo dal governo Meloni: “I vaccini ci hanno permesso di eradicare il vaiolo dal 1982. Non abbiamo più casi di poliomielite nel nostro Paese. Quindi è chiaro che le vaccinazioni sono uno strumento formidabile. Ed è quasi ossimorico che chi esercita una professione sanitaria non sia a favore delle vaccinazioni.”

Ergo, secondo uno degli ispiratori delle più restrittive, quanto inutili e dannose, misure sanitarie d’Occidente o si è dogmaticamente in favore per qualunque vaccino a prescindere, oppure, se appartenenti ad una professione medica, ci si trova in contrasto con le basi della medesima professione. Si tratta di un punto di vista inaccettabile che, se ce n’era bisogno, tende a far risaltare ulteriormente la posizione liberamente critica di Djokovic nei confronti degli stessi, presunti vaccini anti-Covid, che per molti scienziati non allineati col dogma rappresentano controverse terapie geniche di natura sperimentale.

Insomma, c’era bisogno di scomodare un campionissimo del tennis per comprendere che il Dio vaccino non esiste, dal momento che c’è vaccino e vaccino, così come i sacerdoti del dogma virale ancora oggi vorrebbero farci credere?

D’altronde, da decenni la maggioranza delle persone, pur avendo a disposizione i vaccini per l’influenza, malattia che in passato ha causato milioni di morti, decidono di non farselo iniettare, così come parecchi sanitari in attività. Ora, questa maggioranza di italiani la pensa come Djokovic, il quale ha correttamente ritenuto che la sua buona salute gli concedesse di correre un rischio prossimo allo zero non vaccinandosi, o rappresentano una enorme massa di terrapiattisti, ostili per principio alla scienza dei vaccini?

La domanda andrebbe ovviamente rivolta agli illustri Burioni e Locatelli che hanno incautamente paragonato il Covid-19, patologia dei molto anziani e dei gravemente immunodepressi, al Vaiolo e alla Poliomielite.

Claudio Romiti, 14 novembre 2022