Caffè avvelenato

Ladri a spasso, guardie in galera

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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Qui al bar ci domandiamo come sia possibile vivere in un Paese nel quale i ladri sono a spasso e le guardie devono andare in galera. Prendete il croato che ha assassinato il povero ferroviere a Bologna: aveva una miriade di precedenti e doveva essere rispedito in Croazia, che almeno fa parte dell’Ue e quindi è un Paese sicuro, candidato ideale per i rimpatri.

Risultato: era ancora qui, a piede libero, pronto a uccidere. E il peruviano che, a Milano, ha stuprato e ammazzato la diciannovenne Aurora? Pure lui andava espulso e anche processato. Ma se ne andava a zonzo a cercare l’ennesima vittima ideale. E invece cosa succede ai tutori dell’ordine? Vengono condannati. E più duramente di quanto chiede la pubblica accusa. È accaduto a Roma, dove un carabiniere si è beccato tre anni (i pm ne volevano due e mezzo) per aver ucciso con un colpo di pistola un ladro siriano, il quale aveva aggredito un suo collega con un cacciavite, nel 2020.

Pure il siriano non doveva stare in Italia: su di lui pendeva un ordine di rimpatrio. Eseguirlo gli avrebbe addirittura salvato la vita. La negligenza l’ha rovinata a un uomo con la divisa, che magari avrà sbagliato (a difendere un collega?), però di sicuro non è un killer. Qui al bar non sappiamo di chi sia la colpa: del governo, dei magistrati, della malasorte… Ma sappiamo che qualcosa non va. Proviamo a intervenire? Oppure torniamo a parlare di antifascismo?

Il Barista, 7 gennaio 2026

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