
Ve lo ricordate quando, sulle note dell’Inno alla Gioia, era il 2017, camminava sotto l’arco di Trionfo elogiato da tutti i media del mondo, soprattutto italiani? Ne è passata di acqua sotto i ponti, e dell’Emmanuel Macron visto come il salvatore dell’Europa è rimasta solo l’ombra. O forse nemmeno quella. Il presidente francese, alla fine del suo secondo mandato, non continuerà a fare politica. Tanti saluti e grazie. “Non ho fatto politica prima, non ne farò dopo”, ha confessato ad alcuni studenti franco-ciprioti.
“Quello che dopo 9 anni è più difficile – ha sottolineato – è che bisogna tenersi stretto quello che hai fatto bene e provare ad andare oltre, ma bisogna talvolta riprendere cose che hai fatto male”. L’inquilino dell’Eliseo si trova a Nicosia per partecipare al vertice informale dei leader Ue. In un video, postato sull’account X dell’Eliseo, Macron viene interrogato sui motivi per cui ha voluto diventare presidente e lui risponde che “non era tanto un progetto di carriera”. “Ho sempre amato il mio paese e mi sono sempre interessato alla vita del mio paese – ha detto Macron – ma questo non è qualcosa che fa di te un presidente. Avevo voglia che le mie idee potessero realizzarsi. Mi sono detto ‘si possono cambiare le cose più forte e più velocemente’, così ho lanciato un movimento politico e poi sono andato alla presidenza. Ma era, ed è tuttora, per fare cose che credo non soltanto utili. Significa battermi affinché il mio paese e la nostra Europa progrediscano, e difendere dei valori ai quali credo. Quindi, si tratta di una storia di passione”. Però il suo percorso finisce qui. O meglio: dfinirà alla conclusione del suo mandato. “Ho consigliato altri presidenti e sono stato anche ministro, e poi mi sono detto che si potevano cambiare le cose più energicamente, più velocemente” diventando leader della Francia. Diventare presidente, ha aggiunto, era il modo migliore “per battersi perché il mio Paese e la nostra Europa avanzassero e difendessero i valori nei quali credo”.
Ma la domanda vera è: quale eredità lascia, Emmanuel? Del suo mandato si ricorderanno molto le proteste dei gilet gialli, le difficoltà economiche della Francia, le proteste sulle pensioni, ma anche e soprattutto gli insuccessi geopolitici. Macron aveva dato la Nato in “morte cerebrale”, e pensava di sostituirla con qualcosa di europeo, ma la guerra in Ucraina ha prodotto suo malgrado la rinascita dell’Alleanza. È andato a Mosca per trattare con Putin, e s’è ritrovato dall’altra parte del tavolone. Con Trump non è mai esploso l’amore, ma Emmanuel non è neppure riuscito – ed era il suo intento – ad abbracciare l’Unione Europea sotto il mantello nucleare francese per farla staccare dall’alleato americano.
Senza contare le sconfitte interne. Il secondo mandato da presidente l’ha conquistato solo grazie al classico tutti contro Marine Le Pen. Ha cambiato più premier che calzini, ha perso (e male) le Europee, poi ha sciolto l’Assemblea senza avere un vero progetto politico. Ha di fatto capitolato pure alle legislative, salvandosi solo grazie ad un clamoroso accordo con la sinistra estrema. E le ultime amministrative non sono andate meglio. Azzoppato politicamente, debole all’estero. Tra un anno finirà il suo mandato e a quanto pare non sentiremo più parlare di lui, almeno politicamente. Salvo che non prenda spunto da Matteo Renzi, che la politica doveva lasciarla dopo il referendum e invece è ancora qui che combatte insieme a noi…
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