Esteri

Parigi a sinistra, Nizza destra, macronismo morto e sepolto

I primi verdetti delle amministrative in Francia: giochi non ancora decisi, enigma alleanze in vista del secondo turno

Emmanuel Macron

La domenica elettorale in Francia ha visto i risultati arrivare con una lentezza esasperante, ma il verdetto è cristallino: il macronismo politico è morto e sepolto. Nessun partito rappresenta più Emmanuel Macron in modo chiaro. Nemmeno Renaissance, il suo movimento oggi guidato dall’ex primo ministro Attal, è totalmente allineato al presidente e ha perso comunque ogni rilevanza.

Nizza a destra

Ma cosa ci dicono i risultati di domenica? In generale dicono che i giochi non sono ancora fatti. A fronte di una Francia che va oggettivamente verso destra – con sacche di sinistra estrema forti del supporto di parte del mondo musulmano spesso rappresentate dalla LFI di Jean-Luc Melenchon – il sistema a due turni potrebbe ancora una volta far trionfare altri candidati: esattamente come accadde ai tempi dell’elezione di Macron.

Ieri le grandi città hanno votato come previsto: Parigi ha virato a sinistra, Nizza a destra e con un margine sorprendente: Eric Ciotti ha surclassato il sindaco uscente Christian Estrosi di ben 15 punti. Cosa notevole, considerato che Estrosi non è certo di sinistra, e neppure centrista avendo oscillato nel tempo tra una militanza con Sarkozy e una con Macron.

Nella giornata di lunedì, dunque, il sindaco uscente ha lanciato una campagna social invitando tutti gli altri partiti – inclusa la sinistra – a sostenerlo per evitare “una catastrofe”.

Parigi a sinistra

Anche altrove la situazione è complessa: molte roccaforti di sinistra sono rimaste salde, ma il sistema a due turni può ribaltare tutto. A Parigi, la candidata di centrodestra Dati ha perso e non ci meraviglia: sta per affrontare numerosi processi per corruzione e di suo ha un’aria decisamente superba e antipatica. E nessun tratto davvero francese (ma, ci rendiamo conto, qui andiamo in territorio pericoloso).

Il vincitore al primo turno, Emmanuel Grégoire, che rappresenta tutta la sinistra tranne LFI, ha già messo in guardia: c’è il rischio concreto che la città cada a destra, ha affermato in diretta tv, con il rischio di “snaturare la città della solidarietà e dei lumi”.

L’enigma alleanze

Le alleanze in vista del secondo turno rimangono per ora un enigma irrisolto. I partiti di centro hanno dichiarato esplicitamente di rifiutare ogni patto con gli estremisti, sia di sinistra che di destra.

La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon non sembra propensa a coalizioni: nelle città dove è in testa, pretende che gli altri si uniscano a lei; dove è seconda, accetta solo fusioni totali, per imporre un rapporto di forza favorevole. Una scelta criticata da tutti, soprattutto dopo l’opposizione frontale ai socialisti. Va detto che già domenica sera Mélenchon aveva proclamato vittoria su X, esaltando il risultato della sinistra.

Jordan Bardella, dal canto suo, aveva fatto lo stesso per il Rassemblement National: un annuncio forse prematuro, a soli 90 secondi dai primi risultati parziali di appena due città. Eppure, il trionfo di RN non pare schiacciante come ci si poteva aspettare. Il vero nodo resta il secondo turno: se tutti si coalizzano contro RN – com’è sempre accaduto con Marine Le Pen – la vittoria resterà una bella illusione.

Lisnard, scelte chiare

Vale la pena per chiudere gettare uno sguardo a Cannes. Con l’81 per cento delle preferenze il sindaco uscente David Lisnard stravince. La cosa è molto interessante perché il suo pensiero, che scorre nei suoi tweet, corrisponde a quello della destra liberale, moderna pro mercato e senza pregiudizi.

Lisnard si è rifiutato di allearsi con le destre, siano esse moderate o estremiste. Ha semplicemente sempre detto quello che pensa; lo abbiamo sentito a Cannes parlare di Intelligenza Artificiale in modo sensato e non da politicante: non leggeva (era davanti al nostro naso e lo possiamo confermare) e oltretutto capiva la materia di cui parlava.

Un sindaco che riesce a parlare dei micro problemi quotidiani – lo abbiamo visto la mattina fare dei giri a piedi per la sua città per verificare che tutto fosse a posto – e contemporaneamente giocare al tavolo delle prossime presidenziali.

Se proprio dovessimo fare il tifo per qualcuno, lo faremmo per lui. Non fosse che con l’81 per cento non ha bisogno del secondo turno: lui ha già vinto.

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