Politica

L’annus horribilis di Elly

Leadership fragile, partito diviso e il fallimento del progetto campolargo: un 2025 da dimenticare per il segretario del Pd

Schlein Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI

Difficilmente avrebbe potuto inanellare una sfilza di disastri, flop, debacle elettorali e uscite a vuoto pari a quelli collezionati nel 2024. Eppure, nonostante il colossale fallimento dello scorso anno, Elly Schlein è comunque riuscita nella titanica impresa di chiudere questo 2025 ancor peggio di come era stato archiviato il 2024.

La sua leadership all’interno della coalizione di centrosinistra è oggi quanto mai fragile e in discussione, perennemente minacciata dalle sortite offensive di un Giuseppe Conte sempre meno disposto a recitare il ruolo di comprimario all’interno della coalizione e dalle vecchie logiche correntizie causa e origine di spietate lotte intestine alla galassia dem, spesso rivelatesi fatali per il destino dei segretari.

Così, mentre il leader pentastellato non perde occasione per accusarla pubblicamente di anteporre l’interesse personale al bene della coalizione, talmente tanto che da qualche settimana a questa parte i rapporti tra i due leader di centrosinistra sarebbero ormai ridotti ai minimi termini, in casa dem il clima si fa ogni giorno più teso, fino a divenire quasi del tutto irrespirabile.

Alle spaccature tra le varie forze politiche di campo largo rispetto alle posizioni da assumere sui grandi temi di attualità, soprattutto in politica estera e per quanto concerne il posizionamento del partito sullo scacchiere geopolitico internazionale, si sommano, infatti, quelle esistenti tra le varie anime del Pd, con la componente riformista sempre più distante dalla linea dettata dall’attuale segreteria nazionale targata Schlein.

Un esempio su tutti, il più attuale, è rappresentato dal ddl Del Rio sull’antisemitismo, recante “disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo”, recentemente firmato da una cospicua pattuglia di senatori della minoranza riformista e da subito osteggiato dalla maggioranza del partito che non ha esitato un solo istante a prendere le distanze dal contenuto del disegno di legge presentato dagli stessi colleghi di aula.

Senza dimenticare, poi, il tema caldo del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, rispetto al quale, a dispetto della posizione palesata dalla segreteria dem, permangono tuttora alcune fronde interne (dichiaratamente o meno) favorevoli al Sì alla separazione.

Nel frattempo, dalle parti del Nazareno rimangono ancora irrisolti i soliti vecchi nodi tipici della gestione Schlein. Le posizioni dei dem appaiono troppo spesso schiacciate sul massimalismo di forze politiche di sinistra radicale che tendono progressivamente ad allontanare il Pd dai propri valori fondativi. Il partito stenta a decollare nei sondaggi e fatica dannatamente ad imporsi elettoralmente su alleati (o presunti tali) e avversari.

E se Elly Schlein, nonostante gli immani sforzi finora profusi, proprio non riesce ad imporsi internamente come leader della coalizione campolarghista, ancor più inesorabile risulta il confronto tra il segretario dem e Giorgia Meloni, inarrivabile per la leader del Pd sotto ogni profilo e punto di vista: politico, elettorale, comunicativo, di leadership.

Sullo sfondo di questo deludente 2025 restano poi, ancora, le false aspettative a lungo nutrite per un diverso esito delle varie tornate elettorali regionali, risultate premianti per Schlein e compagni soltanto in quelle realtà territoriali elettoralmente controllate proprio da quei cacicchi e capibastone che il segretario dem avrebbe tanto voluto ridimensionare sin dal momento del suo insediamento a capo della segreteria nazionale dem.

E invece, dalla Puglia alla Campania per arrivare sino alla Toscana, ancora una volta costoro, cotanto detestati e malvoluti da Schlein, hanno avuto la meglio risultando determinanti nell’economia del match elettorale.

Insomma, in estrema sintesi, in questo sventurato 2025, la nostra Elly non solo non è riuscita nell’agognato intento di accreditarsi come leader della litigiosa coalizione campolarghista in vista delle prossime Elezioni Politiche, ma non è neppure minimamente riuscita a tenere insieme i suoi, che, al contrario, appaiono oggi sempre più disuniti e frammentati.

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Allo stesso modo, il segretario del PD ha fallito in larga parte gli obiettivi elettorali prefissati, a cominciare dal tanto decantato 5 a 1 sul centrodestra atteso alle regionali, ridimensionato poi a un insoddisfacente 3 a 3, senza peraltro riuscire a depurare il proprio partito dalla presenza ingombrante di profili (cacicchi e capibastone di cui sopra) o pratiche sgradite prettamente imperniate su logiche clientelari. In poche e semplici parole, un fallimento di inaudita portata che scrive la parola fine sull’ennesimo annus horribilis di Elly Schlein e del suo Pd.

Salvatore di Bartolo, 25 dicembre 2025

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