Qui al bar, preoccupati che potesse essere l’Anticristo, i clienti non si sono allarmati granché quando hanno scoperto che il nuovo Papa era soltanto l’anti-Trump. Insieme al cappuccino, si erano bevuti la storiella del post contro JD Vance, della reprimenda sull’amore universale nella quale, in realtà, avevano ragione entrambi: il vicepresidente Usa, perché le risorse di uno Stato sono limitate e bisogna per forza considerare “prossimo”, letteralmente, quello più vicino; Leone XIV, perché in una prospettiva cattolica, quindi universale, la carità non conosce vincoli di nazionalità. Ieri sera, però, è stato proprio il puzzone biondo a chiamare in causa il Pontefice. E ad accogliere di buon grado la sua offerta di ospitare i negoziati in Vaticano. Meglio lì, avrà pensato The Donald, che dal Sultano turco. Altro che caffè: quante camomille dovrebbero bere, per calmarsi, quelli del Papa anti-Trump, se Prevost veramente facesse firmare a casa sua la pace tra Putin e Zelensky, alla presenza del presidente americano?
Il Barista, 20 maggio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


