Le 3 insidie di una presidenza Biden

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Man mano che passano le ore, diventa sempre più probabile che Joe Biden la spunti. A meno di un colpo di coda di Donald Trump e al netto di ricorsi e riconteggi delle schede, il senatore settantasettenne dovrebbe diventare il quarantaseiesimo presidente degli Stati Uniti. Il suo mandato potrebbe riservare sorprese positive, ma nasconde anzitutto delle insidie. Eccone tre, le più allarmanti.

 

Più polarizzazione

 

La coppia Biden-Kamala Harris è quella più votata nella storia delle elezioni americane. Un’ottima premessa, se l’intento del democratico è di pacificare un’America divisa, che probabilmente – visto anche il record di affluenza, la più alta degli ultimi 120 anni – ha concepito questo voto come un referendum su Trump. Nel discorso con cui di fatto anticipa la vittoria finale, Biden ha pronunciato una frase molto bella: “Dobbiamo smetterla di trattare i nostri avversari come nemici. […] Io ho fatto campagna da democratico, ma governerò da presidente americano”.

Il problema è che questo nobile progetto cozza con quello che è il motore ideologico della sinistra: la cosiddetta “politica delle identità”. Un’ideologia che alimenta il rancore delle minoranze, facendo leva sul conflitto permanente. E che ha offerto alla destra trumpiana un assist per raccogliere il senso di accerchiamento della maggioranza silenziosa, innescando un circolo di azione e reazione. La polarizzazione della società Usa viene da lì.

I democratici sono dunque disposti a rinunciare alla politica delle identità? Biden lo ha spiegato alla sua vice, la Harris, che su questa modalità ha costruito la propria carriera? E agli Obama? Di sicuro, la debolezza di Sleepy Joe, tanto moderato quanto privo di spina dorsale, non lo mette al riparo dal pericolo di trasformarsi nel burattino della sinistra radicale.

E non lo aiutano, nel proposito di pacificazione nazionale, neppure le polemiche che accompagneranno la sua elezione – e delle quali non si può dare la colpa a Trump, che ha tutto il diritto di chiedere verifiche sul voto e che, a sua volta, è stato sottoposto a un costante fuoco di fila da parte dello schieramento opposto, culminato nel tentativo di farlo fuori tramite impeachment.

Ancor più complicato sarebbe lo scenario in cui i democratici non fossero in pieno controllo del Senato, con la Corte Suprema già a schiacciante maggioranza conservatrice. Ne risulterebbe una presidenza dimidiata, incalzata a destra dal trumpismo, al quale il Partito repubblicano è ancora lungi dal trovare un’alternativa, e a sinistra dai movimenti estremisti. I vari Antifa e Black lives matter possono essere tenuti a bada per un po’, ma non rimarranno eterni burattini nelle mani dei democratici. Se la Casa Bianca non concretizzerà almeno una parte della loro agenda, è probabile che le si rivolteranno contro. Se lo farà, d’altronde, le sarà difficile stemperare il clima da guerra civile razziale, su cui l’asinello blu soffia da decenni.

 

La resa al Dragone

 

La seconda insidia ha a che fare con l’atteggiamento di Washington nei confronti della Cina. Il Dragone, come l’Unione sovietica, è considerato univocamente, da repubblicani e democratici, un avversario strategico. Ma come sarà condotta la nuova guerra fredda dipende da una cornice teorica. In sostanza, o si mira a ridimensionare la Cina, neutralizzando l’impatto del suo funambolismo sul sistema globale, oppure ci si rassegna a gestire ed edulcorare il declino degli Usa.

Trump, al netto della distorta narrazione mediatica di questi anni, è stato piuttosto bravo nell’alzare i toni quando era opportuno, costringendo Pechino a sedersi al tavolo delle trattative e a placare la propria aggressiva concorrenza internazionale. The Donald è notoriamente un ottimo negoziatore e lo ha dimostrato in varie occasioni, dagli accordi di Abramo al dialogo con la Corea del Nord. Punta a 10, spara a 100 e magari porta a casa 50.

Viceversa, il timore è che Biden propenda per l’altro approccio. Che è perdente in partenza, esattamente come lo sarebbe stato, sul lungo periodo, il tentativo americano, negli anni Settanta, di congelare i rapporti di forze con l’Urss, nella convinzione che l’America non potesse confidare né in una sconfitta militare, né in un tracollo politico dei sovietici. Ci volle la muscolarità di Ronald Reagan, per soggiogare l’“impero del male”. Gli Stati Uniti rimangono militarmente, tecnologicamente ed economicamente più forti del Dragone, che d’altro canto non ha pretese egemoniche e punta essenzialmente al riscatto nazionale, entro i cento anni dalla rivoluzione maoista (2049).

L’Occidente si è già fatto sfuggire il potenziale treno anticinese della pandemia. S’è svegliato in un mondo in cui Pechino ha disseminato pedine fondamentale in tutte le istituzioni multilaterali. Giocarsi le proprie carte su un appeasement, per Washington (e per i suoi alleati), sarebbe esiziale.

 

La globalizzazione

 

Governare la globalizzazione è diventato imperativo. Non saranno la sconfitta di Trump e gli smacchi dei populisti in Europa a dimostrare che, tutto sommato, quella sovranista era solo una parentesi. Le nazioni rimangono centrali, gli Stati stanno riemergendo quali istituzioni tutt’altro che superate. E non è stato ancora risolto il problema delle classi medie occidentali, danneggiate dalla religione globalista.

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20 Commenti

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  1. “chi ama la libertà e la democrazia non può non amare l’America”, è il comune sentire. Eppure quella libertà e quella democrazia che hanno permeato il mondo, e che hanno fatto sognare una dietro l’altra anche molte e molte generazioni di non americani, da quando i dem d’oltre oceano hanno cominciato a scimmiottare quelli dello Stivale, si sono molto annacquate. Tanto che adesso, nel caos indescrivibile di questo inenarrabile viaggio attorno, e dentro, alle elezioni presidenziali, la stampa mainstream può tranquillamente santificare Joe Biden e dipingere Donald John Trump come un teppistello qualsiasi. In perfetta sintonia con la nostrana stampa dalla schiena dritta.
    Silenzio assoluto invece quando, cinque giorni fa, ‘durante una conferenza stampa, lo speaker della Camera Pelosi ha affermato, una parola dietro l’altra: “Biden sarà presidente qualsiasi sia il risultato finale”. Insomma, la Pelosi ha fatto autogol e ha svelato il piano di Obama: scalzare con ogni mezzo Trump dalla Casa Bianca. Operazione, in un certo senso, istituzionalmente facile: è, infatti, a quella ‘Camera che spetta l’elezione del Presidente degli Stati Uniti, se nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta dei voti dei grandi elettori presidenziali’. Ragion per cui, se Biden non riesce a farsi eleggere dalle urne, e non ce la farà al netto dei molto contestati voti pervenuti per posta, è la Pelosi che preparerà l’incoronazione insieme ai suoi deputati. Nessuno allora però, né nei giorni successivi, si è indignato. Ma se a dettare i tempi della democrazia, come regolarmente avviene qui in Italy, è la stampa e la finanza mainstream, è davvero uno strano modo d’intendere la democrazia. Con gli Usa ridotti alla stregua di un qualsiasi staterello del Sud America.

  2. Non pensiate che sia finita…Trump c’è e lo sentirete ancora.. perchè parlo per contatto con amici negli states e mi arrivano da tutte le parti prove di porcherie che “gli” affamati di potere Democrats, i soliti ,avevano progettato da lungo tempo questi brogli ” a tutti i costi..”..e la battaglia finale è iniziata…ci sarà lo scontro finale..e verranno smascherati…davnti a tutto il mondo..(spero)

  3. Per gli elettori americani, che hanno sbagliato e se ne accorgeranno, questa presidenza sarà nefasta, ma in definitiva gli USA resteranno un paese ricco cco. Il peggio sarà per noi. È una Vittoria della cultura della peggior sinistra. Anche i nostri immigrati giocheranno agli Antifa e BLM. E considerate che i nostri africani sono molto meno civili degli afroamericani.

    • Sarà così. In parte è già così, sotto casa ho gruppi di ragazzini “nuovi italiani” che sporcano, fanno casino, bestemmiano (volutamente) in faccia ad anziani e bambini, occupano il parchetto distruggendone i giochi. Il sindaco ogni tanto manda i vigili, mi raccomando ragazzi fate i bravi, e finisce lì. Intanto, tra la spazzatura per strada e le scritte dappertutto sui muri, il quartiere una volta residenziale ambìto diventa la periferia di Detroit. Eccoci in America, non la volevamo?

      • La demografia di Detroit dice tutto:
        https://en.wikipedia.org/wiki/Demographic_history_of_Detroit
        Chissà perchè questa dinamica (tabella).

    • Senza dubbio sarà così.
      Prima di scatenarli si assicureranno che siano in numero sufficiente, cosa su cui stanno alacremente lavorando.

  4. I risultati non sono ancora definitivi ma il solito hit-piece non manca.

    “Aver ignorato che il paradigma ereditato dagli anni Novanta è decotto è stata una delle cause del tracollo della sinistra occidentale.”

    Quando e’ stata l’ultima volta che la destra ha governato in Italia? 9 anni fa con Berlusconi.
    La Sinistra e’ decotta ma la destra non e’ che stia meglio…

  5. I Dem l’han scelto proprio perchè ammalorato , semiestinto . Entro sei mesi diranno che è malato e lo rimpiazzeranno con uno molto peggio di lui , un ‘tecnico’ completamente asservito al Nuovo Ordine Mondiale . La guerra al Mondialismo , da parte di chi come me è completamente avverso , sarà lunga e durissima , . . la prima battaglia è stata persa ? , va bene , la guerra continua .

    • Quando (non “se”) verrà indotto a ritirarsi “per motivi di salute” (in realtà demenza senile galoppante) a sostituirlo sarà Kamala Harris, fino alla naturale scadenza del mandato.

  6. Ottimo riassunto.
    Sul canto del cigno, però, sono di diversa opinione:
    La sinistra italiana da anni ha abbandonato la Casa del Popolo per dedicarsi, assieme ai centristi cattolici, ai salotti culturali ed ai Consigli di Amministrazione delle banche, in compagnia delle grandi imprese che con le “privatizzazioni” dell’epoca Prodi hanno sostituito i Monopoli statali con quelli privati.
    Secondo me alla sinistra statunitense e mondiale accadrà lo stesso fenomeno.
    L’ultimo governo italiano che ha fatto “qualcosa di sinistra” fu quello di Berlusconi.
    Probabilmente anche il vituperato Putin sarà ricordato così, e lo stesso toccherà al repubblichino-guerrafondaio-fascista Trump.
    Il canto del cigno della sinistra l’ha cantato chi di sinistra non è mai stato.
    Titolo del prossimo articolo: IL SECOLO DEL PARADOSSO.

  7. Kennedy 44anni – Johnson 55 – Nixon 56 – Ford 61 – Carter 53 – Reagan 70
    G.Bush 65 – Clinton 47 – G.Bush 55 – Obama 48 – Trump 71
    BIDEN 77 .
    In Italia qualcuno progetta di tenere gli over 70 agli ” arresti domiciliari ” negli U S A eleggono un tizio di 77 anni come Presidente ( il più vecchio nella storia americana ). Possibile che su 328 milioni di abitanti non abbiano trovato un giovane che programmi il futuro ? Non uno alla Renzi ovviamente .

  8. Per la seria: processo alle intenzione.
    Non c’e’ ancora un risultato definitivo ma dobbiamo scrivere il classico hit-piece.

    “il paradigma ereditato dagli anni Novanta è decotto è stata una delle cause del tracollo della sinistra occidentale”

    Ricordami l’ultima volta che la destra e’ stata al governo in Italia?
    9 anni fa con Berlusconi.
    La Sinistra occidentale sara’ anche decotta ma non e’ che la destra italiana stia tanto meglio…

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