Ha appena avuto luogo, presso il seminario di Écône in Svizzera, un evento che segna una profonda frattura nella Chiesa cattolica. Un momento storico, a suo modo. La Fraternità San Pio X, conosciuta anche come i Lefebvriani, ha proceduto alla consacrazione di quattro nuovi vescovi senza l’approvazione del Papa, provocando così di fatto uno scisma secondo quanto affermato dallo stesso Leone XIV. La celebrazione si è svolta in rito antico e in latino, richiamando oltre 17.000 fedeli, secondo gli organizzatori. La cerimonia è stata presieduta da monsignor Alfonso de Galarreta, con il supporto di monsignor Bernard Fellay come co-consacrante. I nuovi vescovi sono don Pascal Schreiber (Svizzera), don Michael Goldade (Stati Uniti), don Michel Poinsinet de Sivry (Francia) e don Marc Hanappier (Francia).
La scelta di Écône come sede non è casuale. Proprio qui, il 30 giugno 1988, monsignor Marcel Lefebvre ruppe con il Vaticano consacrando quattro vescovi senza il mandato pontificio. All’epoca, questa azione costò alla Fraternità la scomunica da parte di Giovanni Paolo II. Tuttavia, nel 2009, papa Benedetto XVI revocò la scomunica come gesto di dialogo, nonostante le tensioni con il Vaticano non si fossero mai davvero placate. Questo nuovo atto ricorda quel momento e sottolinea la distanza tra i lefebvriani e la Santa Sede.
Il rifiuto delle aperture del Concilio Vaticano II
La Fraternità San Pio X è nata in opposizione alle riforme introdotte dal Concilio Vaticano II. I suoi membri seguono una visione tradizionalista della Chiesa e rifiutano l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e l’utilizzo delle lingue moderne nella liturgia. Inoltre, si oppongono all’apertura verso questioni sociali e culturali come i divorziati risposati e i diritti delle persone LGBT. Questo posizionamento li ha portati nel tempo a considerare le autorità vaticane come deviate dagli insegnamenti originali del cattolicesimo.
Gli appelli del Papa e le reazioni
Prima della celebrazione, papa Leone XIV aveva rivolto un appello ai lefebvriani perché desistessero. “Fermatevi, sarebbe uno scisma,” aveva detto, chiedendo un ritorno all’unità con il Vaticano. Tuttavia, la nota inviata dal Superiore Generale dei lefebvriani, pur mantenendo cortesia nei toni, ha confermato la decisione della Fraternità di procedere. La dichiarazione ha sottolineato il loro impegno a “ricucire la tunica di Cristo” e ha richiesto una benedizione al Papa, un gesto visto da molti come ironico.
Le conseguenze: scomunica automatica
Secondo il Codice di Diritto Canonico, lo scisma si configura come il rifiuto dell’autorità del Papa e della comunione con la Chiesa. Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, teologo ed ex prefetto dell’ex Sant’Uffizio, ha dichiarato al Corsera che la scomunica dei lefebvriani sarà automatica e non una volontà privata di Prevost. Müller li ha paragonati a Lutero, accusandoli di voler dettare le regole alla Chiesa e al Papa. Ha ricordato anche gli sforzi di dialogo di Benedetto XVI, giudicati male dalla Fraternità, e ha esortato i lefebvriani a riconoscere l’autorità del Pontefice.
Con queste ordini di consacrazione, i membri della Fraternità che partecipano o sostengono le consacrazioni perderanno ogni legittimità all’interno della Chiesa cattolica. I vescovi, i sacerdoti e tutti i fedeli coinvolti saranno esclusi dalla possibilità di ricevere o amministrare i sacramenti della Chiesa. Questo segna la seconda volta in meno di quarant’anni che la Fraternità San Pio X si pone apertamente contro il Vaticano, confermando un distacco sempre più netto e apparentemente irreparabile.
Celebrazione illegittima, ma valida
C’è però un punto, molto importante. Le ordinazioni episcopali odierne sono “illegittime”, come spiegato da Müller, eppure valide. A celebrarle infatti sono stati gli ultimi due vescovi ancora vivi dei quattro che furono ordinati il 30 giugno 1988 da Lefebvre, la cui scomunica – come detto – è stata però revocata da Ratzinger. Poiché essi possiedono l’ordine sacro, la nomina dei quattro nuovi vescovi risulta sì “illegittima” (perché senza autorizzazione papale) ma “la successione apostolica è comunque valida”.
Prima della celebrazione, il superiore generale della Fratenirtà, don Davide Pagliarani, ha spiegato le motivazioni di questo strappo. Ha parlato di una “circostanza del tutto eccezionale” che ha spinto alla decisione di procedere all’ordinazione episcopale senza via libera papale: “Poiché dal Concilio vaticano II fino ad oggi le autorità della Chiesa manifestano un atteggiamento contrario alla fede e agiscono contro la sacra tradizione”, ha scritto don Pagliarani, “non sopportano più la sana dottrina ma distogliendo l’udito dalla verità si rivolgono alle favole, come scrive San Paolo, riteniamo nostro dovere, davanti alla Chiesa e alle anime, procedere alla consacrazione di vescovi fedeli alla sana tradizione e al magistero costante della Chiesa”. Un atto che viene richiesto dal “gravissimo dovere di trasmettere la grazia dell’episcopato a questi sacerdoti affinché essi possano a loro volta trasmettere la grazia del sacerdozio”. Per questo i Lefebvriani ritengono “che eventuali pene o censure contro questo atto non abbiano nessun valore”.
Il punto è proprio questo. Dopo il decesso di due vescovi (uno di loro non era tra quelli consacrati da Lefebvre, ma si era unito alla fraternità da qualche anno), i Lefebvriani rischiavano di rimanere senza la successione apostolica interna al loro movimento. Sono i vescovi infatti che possono nominare altri vescovi. Il decesso degli ultimi due (quelli che oggi hanno celebrato e co-celebrato) avrebbe di fatto “cancellato” la successione apostolica all’interno della fraternità. Da qui l’urgenza di nominarne di altri, anche senza l’autorizzazione papale.
Le motivazioni dei Lefebvriani
“Alcuni potrebbero pensare che siamo davanti a un dilemma: scegliamo la fede integrale ma ci separiamo dalla Chiesa. Stiamo scegliendo tra la fede e la Chiesa? È forse vero che per mantenere la fede stiamo rompendo con la Chiesa? Falso dilemma questo. Noi apparteniamo alla Chiesa anzitutto per mezzo della fede”, ha spoegato don Davide Pagliarani. “Non dobbiamo entrare in questo dilemma perché noi non possiamo scegliere tra la fede e la Chiesa. Noi vogliamo la fede della Chiesa per restare nella Chiesa. E vogliamo la Chiesa per mezzo della fede e nella fede. Veniamo accusati di non amare il Papa, di non rispettarlo. Ma è proprio perché amiamo il Papa come vicario di Cristo e come capo della Chiesa che non vogliamo più vedere il Papa umiliato messo sullo stesso piano dei falsi pastori, rappresentanti di false religioni. Proprio perché amiamo il vicario di Cristo che non vogliamo più questa umiliazione che ricade anche su tutta la Chiesa che viene messa sul piano delle false religioni”.
I Lefebvriani sono quindi pronti a tutto. “Noi viviamo queste consacrazioni nella speranza. Non nella polemica, non nella tensione, non nell’amarezza, non nel risentimento. Le viviamo nella gioia e nella speranza”, ha aggiunto il Superiore Generale. “Noi dobbiamo essere pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa. Il più grande sacrificio che Dio possa chiederci è essere trattati da ribelli mentre noi vogliamo servire e amare la Chiesa come una madre. Che sacrificio Dio ci chiede: essere considerati ribelli ma noi vogliamo servire la Chiesa come una madre in difficoltà, che soffre, una madre a volte tradita, una madre che ha bisogno e merita di essere aiutata”. Se nel 1988 “prevedevano la nostra dissoluzione, ma la provvidenza aveva un altro progetto, Dio non ci ha abbandonato e non ci abbandonerà perché Dio vuole salvare le anime”. E tra quarant’anni “diranno: non si sono piegati, non si sono inginocchiati davanti allo spirito del mondo: si sono inginocchiati solo a Dio”.
E adesso?
Da un punto di vista teologico, la scomunica scatta in maniera automatica. Secondo il diritto canonico, infatti, si tratta di una scomunica “latae sententiae” (“di sentenza già emessa”) e cioè che diventa effettiva nel momento stesso in cui si concretizza il fatto contrario al diritto canonico. Però adesso la Santa Sede emetterà comunque una sentenza formale che dovrà definire il perimetro della sentenza. E cioè: ad essere scomunicati sono solo i nuovi vescovi, anche a quelli che hanno celebrato, anche ai sacerdoti della fraternità San Pio X oppure anche ai fedeli che ne seguono le liturgie?
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