La laicità dello Stato, è essenziale. Solo in uno Stato laico, infatti, può esserci piena libertà per l’individuo. Questo è un punto imprescindibile, il nostro è un Paese che ha nella laicità uno dei suoi principi supremi, nonostante – e qui qualcuno sobbalzerà – non ci sia alcun articolo della Costituzione che affermi: “l’Italia è uno Stato laico”. Che lo sia, ed è ampiamente riconosciuto dalla giurisprudenza e sancito dalla Corte Costituzionale, lo si evince da alcuni articoli che, pur non affermando esplicitamente la laicità dello Stato, dipingono le caratteristiche di un Paese laico, tanto più che nel 2020 venne proposta in Parlamento una riforma costituzionale che lo inserisse finalmente un articolo che, come ad esempio succede in Francia, sancisse chiaramente il principio, richiamando proprio quanto già scritto in Costituzione.
Tuttavia mi rendo conto di come ci sia un equivoco di fondo: laico non vuol dire ateo, e non so perché ci sia questa percezione così diffusa. Essere uno Stato laico e aconfessionale, infatti, non significa professare o incoraggiare l’ateismo, ma garantire libertà di fede e di culto, senza imporre una religione, appunto, di Stato, assicurando nel contempo la non interferenza della religione nello Stato e dello Stato nella religione, secondo il principio di libera Chiesa in libero Stato. Il contrario di ciò che avviene, ad esempio, in alcuni Paesi in cui, invece, una religione viene imposta e di come avveniva in Italia fino alla revisione dei Patti Lateranensi, nel 1984: sì, fino ad allora il credo cattolico era religione di Stato. Ma quanto abbiamo visto in queste settimane, con tutta l’opinione pubblica assorbita dalla morte di Papa Francesco e l’elezione di Papa Leone, non contraddice in alcun modo la laicità dello Stato. Se c’è stata così tanta attenzione è solo perché circa 40 milioni di italiani, dichiarano di appartenere alla fede cattolica. Manco le elezioni interessano ormai a così tante persone.
Ho avuto la fortuna di seguire, per lavoro, elezioni di presidenti della Repubblica e nascita di nuovi governi: non ho mai percepito la stessa attenzione e lo stesso interesse respirato attorno al Vaticano in queste tre settimane. Si dirà, anche giustamente, tornando alla laicità dello Stato e alla non interferenza reciproca, che la Chiesa influenza eccome la politica italiana. Al di là del fatto che non credo che questa influenza sia ancora così marcata, per quanto riconosca che ci sia, ma col dovuto rispetto, questo non è comunque un problema di chi da secoli professa sempre gli stessi principi, quanto di chi si è sempre, storicamente, lasciato influenzare, cioè la politica. Ecco, se c’è un qualcosa che auspicherei, è uno Stato laico capace di dialogare con un’istituzione in cui più della metà della popolazione crede, senza farsene però influenzare, per rispetto di quella parte di italiani che invece nella Chiesa cattolica non si riconosce, perché atei o seguaci di un altro credo religioso. Ma del resto, almeno la metà di quei 40 milioni di cattolici, vota. Quale sia il vero problema, lo si capisce facilmente.
Guglielmo Mastroianni, 17 maggio 2025
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