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L’esame di Stato non ha più senso

Le parole del ministro della Istruzione Bianchi su quello che è diventato uno psicodramma nazionale

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Il mondo è immesso, sia pur mediaticamente, nella guerra. Proprio per questo motivo vorrei provare a cambiare argomento e soffermarmi su quanto ha detto l’altro giorno il ministro della Istruzione Bianchi a proposito dell’esame di Stato (o di maturità), ossia quello psicodramma nazionale che oscilla ormai tra il ridicolo e il grottesco e che si ripropone ogni anno a giugno e a luglio. Ebbene, il ministro ha detto che il prossimo anno cambieranno l’esame. Non si sa se le sue parole debbano essere prese seriamente o, come la parodia di loro stesse. Il cambio dell’esame di maturità, infatti, durante l’anno in corso non è una novità ma è semplicemente la tradizione della scuola italiana. Ogni anno l’esame di maturità muta. E non è che muti al principio dell’anno scolastico prima dell’inizio dell’anno scolastico, ma muta verso gennaio febbraio.

L’esame di maturità è diventato ormai una pochade; non serve letteralmente più a nulla. L’unico scopo dell’esame di maturità è quello di dare agli stessi insegnanti una sorta di quattordicesima (questi guadagnano molto poco e la quattordicesima potrebbe in qualche modo gratificarli, anche nell’ottica di migliorare il servizio). Ma per gli studenti questo esame di maturità non ha più alcun senso, tant’è che il 99,9 per cento dei candidati è promosso. Dunque, l’esame di maturità va semplicemente tolto. Bisogna abolirlo e sostituirlo con degli altri esami.

Bisogna passare dagli attuali esami di licenza all’esame di ammissione per entrare all’università. Bisognerebbe fare degli esami per potersi iscrivere all’università, esattamente come bisognerebbe fare degli esami di ammissione per poter entrare nelle scuole di secondo grado e gli esami di ammissione possono essere fatti anche all’interno dello stesso ciclo scolastico. Esami di passaggio come esistevano una volta. Alla fine del biennio scolastico si potrebbero fare degli esami di passaggio per passare al triennio o anche, come accade molto spesso per cambiare indirizzo di scuola, dal momento che i primi due anni potrebbero anche essere visti come un orientamento.

Purtroppo, però, oggi gli stessi che lavorano nell’ambito della scuola non si orientano più nella grande macchina della scuola italiana e nella sua storia che si è esaurita e ci ha portati in questa condizione. Che io chiamo ormai quello della post scuola.

Giancristiano Desiderio, 19 marzo 2022