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L’Fbi ha perquisito la casa di Biden: cosa sta succedendo

La perquisizione è avvenuta ieri ed è durata quasi 12 ore

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Tutto risale ad una decina di giorni fa, quando nei vecchi uffici che Joe Biden utilizzava in qualità di vicepresidente, durante i due mandati Obama, sono stati rinvenuti alcuni documenti classificati dai suoi avvocati. Ucraina, Iran e fascicoli di intelligence sul Regno Unito: era questo il contenuto delle carte top secret rimaste all’interno degli uffici privati di Biden, e non depositate presso gli Archivi di Stato, a cui si affiancavano alcuni documenti privati del numero uno della Casa Bianca.

Ricordiamo che ogni presidente e vicepresidente, al termine della propria carica, hanno l’obbligo di depositare tutti i documenti top secret. E questo ai sensi dell’Espionage Act ed il Presidential Records Act, norme che se violate andrebbero ad “intaccare la sicurezza nazionale”, come specificato dal repubblicano Mike Pence.

Per approfondire:

Ebbene, Donald Trump, in violazione di questa imposizione, fu soggetto ad un sequestro di file da parte della Fbi presso la sua abitazione in Florida. E stamattina, la stessa sorte è toccata anche all’attuale presidente Usa: il Dipartimento di Giustizia Usa, infatti, ha comunicato la perquisizione in casa di Biden a Wilmington, in Delaware, trovando addirittura altri sei documenti top secret. Contando le precedenti scoperte, sarebbero già una quindicina le carte classificate tenute nelle stanze private del presidente e non depositate presso gli Archivi di Stato.

Il legale personale di Biden, Bob Bauer, ha affermato che la perquisizione della casa si è svolta ieri ed è durata quasi 12 ore, come riportato per prima dalla Cnn. Si tratterebbe di file risalenti ai tempi in cui Biden era senatore ed altre al periodo in cui era vicepresidente. “Il dipartimento di Giustizia ha portato via il materiale che riteneva rilevante per la sua indagine, inclusi sei documenti contrassegnati come classificati” ha spiegato l’avvocato del presidente, che ha assistito alla perquisizione del Dipartimento di Giustizia.

Un caso paradossale, che imbarazza ulteriormente il presidente in carica, dopo che pochi giorni fa aveva detto di “non avere nessun rimpianto” su come l’amministrazione dem gestiva le notizie sui documenti classificati ritrovati.

Matteo Milanesi, 22 gennaio 2023