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L’indispensabile inutilità della poesia

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Come il mollusco crea una conchiglia aderente a sé, così anche noi definiamo attorno uno spazio in cui muoverci sicuri, una sorta di perimetro in cui tutto pare sotto controllo, gli affetti, lo studio, la carriera, lo svago. E più passa il tempo e più il guscio si ispessisce e acquisisce forme e colori diversi. Scelte, fatiche dolori e gioie modellano le curve e care abitudini o vizi ostinati pensano a cesellarne ulteriormente i lineamenti. Così la materia si solidifica in una forma che sembra corrispondere all’idea di noi e, se da una parte soddisfa l’orgoglio, dall’altra inibisce lo slancio vitale.

Capita allora in questa stasi raggiunta a fatica che ci si accorga che la cima non è così cima e che le pietanze più prelibate siano guastate da granelli di delusione. Che si sia coltivato tutto tranne lo spirito? Innumerevoli inutilità sono necessarie per tener vivo il dialogo tra spirito e materia ed evitare che questa ci immobilizzi. Regina delle cose inutili è forse la poesia. Antica voce dello spirito vitale, canto, preghiera, grido disperato. A che cosa serve ormai la poesia? Non dà profitto alcuno e se non fossimo vittime della nostra tradizione si potrebbe addirittura cancellare dai libri, meglio sarebbe dare spazio a qualcosa di più redditizio. Ma lei resiste, persevera, incurante dei pettegolezzi e soffia vita come un mantice sulle braci fino a che vampa in uno slancio vitale. Solleva la crosta della materia e ispira prospettive, ideali e pensieri originali disposti a mettersi al servizio della quotidianità più cruda.

La poesia ha parole performanti che trasformano i cuori e l’iride, ma bisogna accoglierla senza pregiudizi, senza barriere, come fanno i ragazzi. Il loro involucro è ancora una patina sottile, la stratificazione non è avvenuta del tutto e nessuna cristallizzazione ne ha definito le forme. La poesia gli si confà e ne intuiscono segreti nuovi che nessun dotto ha mai pensato. Grazie a lei ragionano sul tempo, riconoscono un’illusione, accendono una speranza, si specchiano nel dolore, se ne allontanano, annusano profumi preziosi, vagheggiano un amore, ammirano il coraggio, intrecciano storie e desideri. Di ognuna ne prendono un pezzetto e armati di poesia fino ai denti si buttano nella vita certi di veder nascere qualcosa che non hanno ancora.

E mentre gli adulti litigano per difendere i loro gusci, i ragazzi, come il fior gentile de “La ginestra” di Leopardi, possono diventare portatori di bellezza anche nei periodi oscuri.

[…]  Or tutto intorno

Una ruina involve,

Ove tu siedi, o fior gentile, e quasi

I danni altrui commiserando, al cielo

Di dolcissimo odor mandi un profumo,

Che il deserto consola. […]

Fiorenza Cirillo, 30 aprile 2022