Politica

L’inferno fiscale ingrassa: ennesima “infornata” per l’Agenzia delle Entrate

In arrivo 2.700 funzionari, così lo Stato moltiplica i propri tentacoli di controllo sul Fisco

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Lo Stato italiano continua a fare ciò che gli riesce meglio e questo governo non fa eccezione e rincara la dose: ingrassare sé stesso e moltiplicare i propri tentacoli di controllo. Al netto della propaganda trionfalistica della presidente Meloni sui progressi economici dovuti all’azione del governo, abbiamo un debito pubblico mostruoso, una crescita del Pil ferma da decenni e una pressione fiscale tra le più alte al mondo, e non possiamo certo crogiolarci sulla crisi economica epocale della Germania e della Francia.

Cosa serviva ora all’Italia? L’ennesima “infornata” di 2.700 funzionari per l’Agenzia delle Entrate, perché sul tema fiscale l’unica priorità di questo governo finora è – purtroppo – spremere ancora di più chi produce, chi lavora, chi resiste in questo inferno fiscale e burocratico chiamato Italia. Eppure l’Agenzia delle Entrate non è certo priva di mezzi: dispone di una potenza tecnologica tra le più avanzate in Europa. Grazie a Sogei e a sistemi di intelligenza artificiale, incroci automatici di banche dati, fatturazione elettronica, accessi ai conti correnti, catasto, dogane e Inps, lo Stato conosce già ogni respiro del contribuente.

Nonostante ciò, di per sé già intollerabile, invece di ridurre almeno gli organici e semplificare, si aggiungono migliaia di nuovi funzionari. Non per liberare i cittadini, ma per rendere ancora più capillare la macchina del controllo. Il tutto in un ordinamento tributario che resta squilibrato e iniquo: basato su accertamenti induttivi, spesso arbitrari, fondato sul principio medievale e incostituzionale del “solve et repete”, che obbliga il cittadino a pagare un terzo delle somme contestate ancora prima di difendersi. Un sistema tributario con un’impostazione iniqua che tratta ogni contribuente come un evasore presunto, trasformando un semplice “avviso” in una condanna preventiva.

Questo è il cuore della questione: si assumono migliaia di funzionari pubblici a tempo indeterminato per consolidare il potere dello Stato fiscale. Non si toglie un centesimo alla spesa pubblica improduttiva, non si tocca il sistema clientelare che dissangua il Paese, non si mette mano alla grande riforma fiscale e si continua a creare posti pubblici per rafforzare il Leviatano tributario, che vive sul sangue dei contribuenti. In un Paese normale, la tecnologia dovrebbe servire a semplificare, ridurre i costi e riequilibrare il rapporto tra fisco e cittadini. In Italia, invece, serve ad armare ulteriormente la macchina oppressiva e a giustificare nuove assunzioni. Il risultato è un sistema in cui chi produce ricchezza viene schiacciato, mentre lo Stato ingrassa. Ed è così da decenni.

Un Paese così non ha futuro. Finché non si spezzerà questa logica perversa, finché non si rovescerà la gerarchia tra cittadino e Stato, l’Italia resterà ciò che è: un inferno fiscale e burocratico che grida vendetta, dove la libertà economica viene sacrificata sull’altare di un Leviatano famelico che continua a reclutare nuovi esattori invece di ridursi. E a poco serve la propaganda del governo, questi sono i fatti.

Andrea Bernaudo, 7 settembre 2025

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