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La guerra del gas

L’Italia al buio per due ore al giorno: il piano segreto del governo

La Russia ha già annunciato da giorni il taglio delle forniture di gas: l’Europa rimane in evidente in difficoltà e Draghi studia un nuovo piano

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Prosegue il taglio delle forniture di gas all’Europa da parte di Mosca. Dopo un iniziale calo del 35 per cento, per la giornata di ieri, il nostro Paese ha ricevuto solo la metà dei 63 milioni di metri cubi russi richiesti. La medesima fornitura di Gazprom all’Europa, che passa proprio per l’Ucraina, è stata ridotta da 42 milioni di metri cubi ai 41.4 di ventiquattro ore fa. E questo in un solo weekend.

Il taglio di Putin all’Europa

L’Italia non rimane l’unica malcapitata della situazione: la Germania, per esempio, alla faccia della tanto conclamata “economia verde”, ha già un’idea, forte e chiara, che segue la politica cinese, attuata per far fronte alla crisi energetica di inizio anno: via libera al carbone per contrastare le misure draconiane di Putin.

Berlino si trova in una posizione ben più ostica, almeno in termini numerici, rispetto agli altri grandi Stati europei. Oltre alla forte componente politica dei Verdi, i quali rimangono ben restii a rinunciare all’addio del nucleare, programmato per l’anno prossimo, Scholz dipende per oltre il 40 per cento dal gas russo. Tanto per equiparare la situazione tedesca, Parigi ne dipendeva “solo” per il 24 per cento – anche se, proprio ieri, ha dichiarato di non ricevere più metano via gasdotto.

Insomma, l’Unione Europea è in evidente difficoltà. Dopo l’applicazione della “linea dura”, composta da invio di armi, cancel culture contro i russi e sanzioni economiche, è arrivata la risposta di Putin. Anzi, come riportato dal Corriere della Sera, per smarcarsi dalla dipendenza del Cremlino, all’Ue servirebbe la mastodontica cifra di 210 miliardi di euro, di cui solamente 10 finirebbero nelle tasche italiane.

Il Piano di Draghi

Nonostante tutto, il governo Draghi sta già studiando un’alternativa. I principali Paesi indirizzati per accaparrarsi le risorse di gas sono essenzialmente due: Qatar ed Algeria.

Per il primo, da qualche settimana, l’amministrazione Biden sta intrattenendo rapporti con il Giappone, proprio per convincerlo a trasferire la proprie risorse di Gnl (gas nazionale liquefatto), che riceve direttamente dal Qatar, al continente europeo. Per quanto concerne l’Algeria, invece, già da ieri, l’Italia conta su un incremento di 10 milioni di metri cubi, oltre alla elevata percentuale di dipendenza, esistente ben prima dell’invasione (superiore al 20 per cento). A ciò, si aggiungono l’incremento delle forniture derivanti dall’Azerbaijan, pari al 9,5 per cento.

Ma l’asso nella manica del governo deve ancora arrivare. Uno dei punti chiave per far fronte all’emergenza potrebbe metterlo in campo il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani. Secondo quanto scrive Verità e Affari, il governo starebbe realizzando un piano che prevederebbe lo stop all’illuminazione pubblica dalle 4 alle 6 del mattino. Il problema non si porrebbe tanto per le famiglie o per la vita sociale dei cittadini, quanto per il tessuto produttivo del nostro Paese. Cosa fare, per esempio, con stabilimenti tessili e siderurgici, i principali ad utilizzare la produzione in catene, alcune addirittura 24 ore su 24? Saranno previste deroghe per imprese e produttori di questo tipo oppure saranno abbandonati al proprio destino?

Al momento, il piano è solamente in bozza. Ma una sua eventuale approvazione, dopo la crisi pandemica ed il continuo aumento inflazionistico, potrebbe diventare un nuovo ostacolo alla ripresa economica.

Matteo Milanesi, 21 giugno 2022