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Staccata la spina

Lo Stato ha vinto: Archie è morto

Niente da fare per la famiglia di Archie Battersbee. L’ospedale ha staccato la spina al bambino

Archie

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Archie Battersbee è morto. Il bambino di 12 anni ha esalato l’ultimo respiro intorno alle 13.15 di questa mattina di agosto. Non c’è stato nulla da fare: i medici del Royal Hospital di Londra hanno staccato la spina nonostante la strenua resistenza dei suoi genitori. Loro avrebbero voluto tenerlo in vita, continuare a sperare, provare le cure in Italia o altrove all’estero, hanno fatto ricorso, cercato la via giudiziaria, chiesto pietà alla corte Ue. Non c’è stato nulla da fare: ha vinto lo Stato, ormai in grado di decidere al posto della famiglia chi deve vivere e chi morire.

Per approfondire

La storia forse la conoscerete. E anche la posizione di questo giornale. Archie si trovava in coma dal 7 aprile scorso, quando è stato trovato in casa in condizioni disperate forse a causa di una sfida nata sui social media. I medici inglesi erano convinti non ci fosse più nulla da fare e per evitargli sofferenze ritenevano fosse “giusto” mandarlo al creatore. Hollie, la madre di Archie, non si è però mai arresta. Ritiene “ingiusto e disgustoso” che i genitori non abbiano “diritto sulla vita dei figli” minorenni. La famiglia di Archie aveva fatto ricorso alla Corte Suprema, all’Alta Corte di Londra, alla Corte di Appello: istanze sempre respinte. Poi si era rivolta all’Onu e alla Corte europea dei diritti Umani, che se ne sono lavate le mani.

Per il giudice estensore della sentenza, staccargli la spina rientrava nell'”interesse del minore”. Per i medici sarebbe stato “futile, non dignitoso ed eticamente doloroso” mantenerlo attaccato alle macchine. Ma la madre era convinta vi fosse ancora un barlume di speranza, forse un miracolo. E il padre Paul non ha mai accettato che “ci sia dignità nella morte”: “Accelerare il decesso di nostro figlio è la cosa più crudele”.

Chi ha ragione? La legge sta dalla parte dell’ospedale, ovviamente. In Inghilterra, dove non è legale né l’eutanasia né il suicidio assistito, i medici possono staccare la spina a quei pazienti che ritengono “irrecuperabili”. Cioè che non hanno speranza di uscire dallo stato vegetativo. A decidere non possono essere i familiari o i parenti, ma il potere sta tutto nelle mani dei Tribunali. Tuttavia, qui il punto qui non è medico. Ma etico. Chi siamo noi per costringere i genitori di Archie ad arrendersi? Chi è lo Stato per decidere al posto dei genitori di un ragazzino? Difficile dire se la parola “esecuzione”, utilizzata da Hollie, sia quella giusta. Ma certo c’è qualcosa che non torna. Nei giorni scorsi si era accesa la speranza di poterlo trasportare all’estero, forse in Italia, dove qualcuno avrebbe potuto accudirlo. Niente da fare. Neppure il trasferimento in un hospice per malati terminali è stato ritenuto fattibile dai medici. Così oggi è arrivata la parola fine. Archi è morto. Ha vinto il Leviatano.