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Radicalismo islamico e diritto penale (Vincenzo Riganti)

Radicalismo islamico e diritto penale. Origini del fenomeno ed errori nel sistema di reazione in Europa e in Spagna

Autore: Vincenzo Riganti
Anno di pubblicazione: 2019
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“A chi subisce ingiustizie e a chi le commette, agli oppressi e agli oppressori, alle vittime e ai carnefici. Perché, alla fine, non si sa se sarà più grande il dolore degli uni o la vergogna degli altri”. Questa dedica sintetizza il pensiero del giovane Vincenzo Riganti, maturato attraverso le ricerche condotte sul radicalismo islamico, che è un tema avvolto da nebbie, non poco ostico e drammaticamente attuale. Allo stesso modo può descriversi quella particolare espressione territoriale del radicalismo islamico, nata nel giugno del 2014 ma di ben più profonde radici, che risponde al nome di Stato Islamico.

È per questo che va apprezzato ogni tentativo che tenti di avvicinare a questi temi il maggior numero possibile di pubblico, anche e soprattutto quando si tratta di opere rivolte ai non addetti ai lavori, all’uomo della strada, e dunque a tutti coloro che devono la loro informazione (quanto davvero completa?) ai mass media e ai programmi televisivi. Ebbene: il libro di Vincenzo Riganti si assume coraggiosamente il compito di parlare di questo tema in modo innovativo, ponendosi come fine espresso, ambizioso ma perfettamente riuscito, quello di associare “la prospettiva divulgativa con la profondità tecnica”.

Il merito di questo breve ma incisivo volume è saper raccontare, stravolgendo i dogmi e i luoghi comuni per mezzo di una appassionante e serrata analisi razionale del fenomeno radicale. Riganti propone una dettagliata e profonda storia dello Stato Islamico, rinvenendone le radici negli errori commessi dall’Occidente nel corso della seconda Guerra d’Iraq: mai prima d’ora erano state analizzate e poste fra loro in correlazione così numerose fonti riguardo al capillare sistema economico e fiscale dell’IS, al suo apparato amministrativo e alla sua struttura bellica; mai prima d’ora era stato dimostrato in modo così accurato che lo Stato Islamico altro non è stato se non una terribile creazione a opera delle sconfitte forze militari irachene e dei servizi segreti fedeli a Saddam, giunti a utilizzare il fondamentalismo islamico come strumento di controllo territoriale di una regione da sempre oggetto di inefficienti e illegittimi interventi occidentali. Difficile da credere? Forse, prima di aver letto il saggio.

E come reagiscono alla minaccia del terrorismo gli Stati occidentali? Il libro non ha timore di evidenziare l’irrazionalità di un sistema di contrasto al radicalismo islamico basato in via prevalente sulla sanzione penale: uno Stato che voglia essere efficiente nella lotta al fondamentalismo dovrebbe invece assegnare un ruolo centrale alla prevenzione, ponendo in essere – ad esempio – alcune radicali (e non più procrastinabili) scelte in materia di circolazione delle armi. Ma è sul piano delle relazioni sovranazionali che l’analisi dell’autore si fa ancora più stringente: la guerra deve cessare di essere la prima e l’unica risposta che i nostri Paesi, spesso mossi da inquietanti interessi economici (i conflitti bellici in Afghanistan, Iraq, Libia e Siria ne sono esempio), oppongono al fenomeno terroristico.

Non si può che essere fieri del fatto che giovani come Riganti, venticinquenne, si avventurino in terreni così contrastati e impervi, fornendo analisi e idee secondo nuove prospettive. In un momento storico in cui la paura – guidata anche da interessi elettorali – potrebbe portarci a errori imperdonabili, Vincenzo Riganti ricorda quali sono i valori cui una democrazia dovrebbe attenersi, a livello sia interno che e dei rapporti internazionali: a pena, come dice la dedica in apertura, di provocare disastri in termini umani e di attirare su di sé la riprovazione delle future generazioni.

Nicola Porro, Il Giornale 2 giugno 2019

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2 Commenti

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  1. Senza nulla togliere al valore dello studio sintetizzato poi nel libro di Riganti, io prendendo spunto dal titolo di questo suo post, Porro, aspetto con impazienza un coraggioso storico che metta per iscritto la questione titolandola in modo appena appena diverso, cioè così: LO STATO ISLAMICO E GLI ORRORI DELL’OCCIDENTE.
    Mi riferisco agli orrori che riguardano l’ inerzia di un apparato militare che è sintetizzato da alcune piccole cifre contabili: spese annuali della NATO circa 850 miliardi di € l’anno, spese per la difesa dei soli STATI UNITI circa 600 mld di dollari l’anno. Queste immense risorse non sono bastate per aver ragione del genocidio perpetrato dallo Stato Islamico nei confronti dei cristiani d’oriente, degli yazidi e dei mussulmani non allineati. I CONTI NON TORNANO e OTAN UE è in pessima compagnia nella squadra dei complici. Lo si vede chiaramente dall’ambiguità e dall’ipocrisia, relative alla questione dei Jihadisti europei in Siria.

  2. Correva il decennio 1979-1989, in piena guerra fredda, i sovietici invasero l’Afghanistan per sostenere il governo comunista.
    I mujaheddin, oppositori del governo, furono sostenuti da un ampio fronte di paesi, ovviamente oppositori dell’Unione Sovietica, in testa a tutti gli Stati Uniti che rifornivano i ribelli dei temutissimi Stinger che abbattevano come mosche gli elicotteri russi.
    I mujaheddin erano in prevalenza raccolti in formazioni islamiche e gli americani non fecero altro che dar forza al fondamentalismo. Gli USA, per combattere i russi, aiutarono e finanziarono (consapevolmente o inconsapevolmente non si saprà mai) un giovane ricco saudita di nome Osama bin Laden. In quel periodo facevano comodo le formazioni islamiste per combattere il nemico russo.
    Ecco da dove nasce la forza del fondamentalismo islamico.
    Storia che si è ripetuta puntuale con i conflitti in Siria ed in Libia, dove per abbattere i regimi filo russi (Gheddafi e Assad) gli stati occidentali non si sono fatti scrupolo di utilizzare allo scopo le milizie islamiste.
    L’Isis faceva gran comodo per abbattere Assad, e di fatti le loro azioni furono propagandate senza censura attraverso i social per consentire il reclutamento mondiale di combattenti.
    Gli attentati eseguiti in occidente servivano allo scopo di confermare una elevata potenza militare e le reazioni furono blande ed inefficaci. Era la dottrina Obama: non impegnarsi direttamente, ma far fare il lavoro sporco ad altri. Ed in effetti l’Isis ha prosperato proprio sotto la dottrina Obama, dottrina che aveva anche un altro scopo: la dissoluzione dell’EU attraverso la crisi dei profughi. Ricordiamo che l’EU era il maggior competitor economico degli USA ed anche se formalmente alleati, per gli USA è meglio non avere amici forti.
    Solo con l’arrivo di Trump e prima ancora l’impegno di Putin, l’Isis è stato sconfitto militarmente, anche se sacche di resistenza continuano a guerreggiare in Siria.
    Trump, semplicemente, ha cancellato la dottrina Obama, per cui l’Isis ed i fondamentalisti non servivano più allo scopo; il nemico è diventato l’Iran e la guerra è diventata commerciale.
    Purtroppo, però, gli effetti della dottrina Obama li stiamo ancora subendo, in Europa, con formazioni politiche che sostengono le immigrazioni clandestine che sono sopratutto di individui di religione islamica.
    L’Islam si pone come obbiettivo la conquista del mondo e se non lo può fare militarmente, lo fa demograficamente.
    Se un domani le donne italiane saranno costrette ad indossare il niqab, se saremo svegliati dal canto del muezzin, se gli omosessuali saranno lapidati e gli atei impiccati…. dovremmo ringraziare Obama, il papa e la sinistra.

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