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Lobby e logge, il lato oscuro della magistratura

È il 2020 quando Palamara decide di cambiare rotta mostrando al popolo lo strapotere giudiziario

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Alessandro Sallusti, Luca Palamara, Csm, togati corrotti e la mano nera del sistema: il caso editoriale, e mediatico, al centro dell’attenzione degli ultimi anni. L’ex magistrato e il direttore, prima con “Il Sistema” e ora con “Lobby e Logge” hanno regalato all’Italia una visione oscura all’interno dei palazzi degli intoccabili.

La penna pungente di Sallusti, infatti, non si è risparmiata nemmeno nel sequel di quel film horror che ha come protagonista la magistratura italiana, asservita alle correnti. È il 2020 quando Palamara decide di cambiare rotta facendo del suo “pentimento” l’occasione per mostrare al popolo lo strapotere giudiziario in grado di far cadere i governi. A dimostrare la corruzione del sistema le parole dirette ed esplicative dell’ex magistrato che sembrano poter riassumere il tutto: “I giudizi tra i magistrati avvenivano nelle chat, ma chi giudicava questo comportamento erano gli stessi magistrati”.

Ma tutto questo lo sappiamo già, o lo possiamo trovare nei due volumi della coppia più improbabile di Italia. Quello che non sappiamo o forse preferiamo non sapere – accecati dallo sdegno alimentato dai media che troppo spesso raccontano ma non analizzano – sono le conseguenze che questo trattato di guerra ha portato: nessuna. Dopo due anni niente è cambiato: “Il sistema è ancora lecito e per governare devi essere approvato dal sistema altrimenti sei fuori – dice Sallusti – La politica non cambierà mai e non farà mai niente per cambiare il sistema”.

Ed anche Palamara è ancora in quel limbo, congelato nel ruolo di chi ha deciso di smantellare un tetto troppo grande che non accenna a cadere, nemmeno davanti all’evidenza. La non reazione come strategia di difesa, un filo ad alta tensione: chi tocca muore e, nel dubbio, tutti restano fermi. Questo potrebbe essere il riassunto dei due anni post confessione di Palamara. Una contraddizione oscura con la quale è inevitabile farci i conti. L’ex magistrato oggi, infatti, rivendica la sua scelta a testa alta – e ciò gli fa sicuramente onore – sostenendo però che, anche se niente si è mosso, qualcosa sta accadendo e che potrebbe essere l’inizio di un cambiamento.

“Certo che mi accorgevo di quello che succedeva – afferma Palamara – ma sfido chiunque a rendersi conto di determinate cose nel momento in cui si vivono. Stavo giocando la mia partita. La scelta di raccontare tutto è stata frutto di un processo intimo e complesso ma ero sicuro che tutto sarebbe andato come effettivamente è andato: che la politica non si sarebbe messa in mezzo in temi più grandi di essa, che la magistratura sarebbe rimasta immobile, ma che le mie parole avrebbero suscitato interesse nell’opinione pubblica”.

Una rivoluzione, effettivamente, nell’opinione pubblica c’è stata, ma ai piani alti? Nessuna mossa. Viene da chiedersi – e lo chiediamo al diretto interessato Palamara – cosa sarebbe successo se, utopicamente, le cose fossero andate diversamente e cioè nella direzione di una giustizia vera. Se il narratore – nonché diretto interessato di questo decadente pezzo di storia italiana – abbia mai avuto realmente paura di dichiarare ciò che ha dichiarato.

“Sarei bugiardo a dire che non ho mai avuto paura – ci risponde – all’inizio ero disorientato, come se avessi ricevuto un cazzotto in faccia. Però poi se ti rialzi non puoi più avere paura e devi avere coraggio. Se un giorno quello che stiamo facendo seminerà, se inizieranno in tanti a parlare, allora sì che cambierà la direzione. Se un domani chi avrà la possibilità di rappresentare i cittadini in Parlamento non avrà più paura di affrontare questo tema, allora le cose cambieranno e si metteranno apposto. Siccome io voglio essere un po’ ottimista, ci credo”.

Un nubifragio in una pozzanghera per l’opinione pubblica e una goccia nell’oceano per i poteri forti: così, ad oggi – senza retorica e guardando la realtà – si presentano i testi denuncia di Sallusti e Palamara. Il tentativo di prendere a schiaffi l’omertà e il risultato di un silenzio che fa ancora più male. 

Domani, però, probabilmente ci sarà qualcuno che parlerà ancora, gettando altri semi contro la paura e coltivando quello che il giornalista e l’ex magistrato hanno iniziato . O forse no.
Certa è  la consapevolezza  che ciò che ha macchiato la democrazia dell’ultimo decennio sarà difficile da isolare, eliminare e ricostruire. Il Sistema non perdona e Palamara e Sallusti lo sanno bene. 

Bianca Leonardi, 29 maggio 2022