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Lockdown come regime di terrore e stupidità

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1. L’Italia è una Repubblica fondata, come la vita cristiana, sul lavoro, come recita la Costituzione. Gli uomini e le donne che manifestano non chiedono al governo e alle istituzioni il lavoro ma di poter ritornare a lavorare per necessità e dovere. I manifestanti sono essi stessi la Costituzione. Nessuno lo dimentichi.

2. Ormai il giornalismo, soprattutto televisivo, non è più servizio pubblico ma servizio d’ordine.

3. Ogni ristoratore è in grado di lavorare e servire i clienti nel rispetto della sicurezza. Lo è perché è suo interesse farlo. Questa pratica vale per ogni attività. Non aver investito in queste risorse umane è stato un grave errore che non ha contrastato l’epidemia ma, al contrario, l’ha aggravata facendo ammalare spiritualmente una nazione.

4. La fila per il pane è più lunga della fila per i vaccini.

5. Più si prolunga il lockdown, più si resta nell’epidemia (perfino senza contagio).

6. Amate i popoli liberi. I paesi che fanno non della paura ma della libertà il loro governo e la loro forza morale.

7. Per uscire dal lockdown praticamente è necessario uscirne prima teoricamente, ma non ne usciamo proprio perché fin dal principio, cancellando la risorsa intellettuale e morale della libertà, il lockdown è stato affermato mentalmente e praticamente come unica via percorribile. Così ora si vive in un regime insieme di terrore e di stupidità in cui si chiedono cose sceme come questa ascoltata ieri in tv: “Ma si potrà andare a mare distanziati e con la mascherina?”.

8. Gerardo Verolino, giornalista e spirito liberale cristallino, giustamente chiede: perché tra libertà e costrizione il politico italiano sceglie sempre la costrizione? Perché, in fondo, il politico nostrano non è politico, ossia uomo d’azione, ma parolaio, uomo di retorica, enfasi, ideologia, astruseria. Non è un risolutore di problemi ma un creatore di problemi. Cita sempre lo Stato contro l’individuo e le libertà, con il risultato che si negano, come accade oggi, le garanzie costituzionali ma anche lo Stato. Insomma, il politico italiano è un cattivo amministratore: non sa fare ciò che dice di voler fare. È questo il motivo fondamentale che rende irrinunciabili le garanzie costituzionali: la difesa dagli abusi di stupidità.