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L’omicidio Kirk segna il ritorno del leninismo

La sinistra sta attuando la politica di Lenin: distruzione autentica di tutte le voci dei nemici del popolo

Kirk assassino
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La concezione marxista della storia era in qualche modo piuttosto lontana dalla violenza. Non certo perché Marx ed Engels non fossero dei borghesi sanguinari – è vero il contrario – ma perché dal punto di vista teorico l’omicidio politico appariva davvero insensato. La dottrina del materialismo storico, si pensava oltre un secolo fa, era metafisicamente infondata, ma non avrebbe potuto causare enormi violenze. E il perché è ovvio. Per Karl Marx il vero motore della storia non è altro che il mutamento delle forme di produzione della ricchezza.

Visto che l’essenza della storia è il modo attraverso il quale gli uomini riproducono la loro stessa esistenza biologica sul pianeta, uccidere un uomo che propaga pensieri non graditi alla classe all’attacco, il proletariato, sarebbe stato etichettato come “protagonismo piccolo-borghese”. Se il cuore dell’avventura umana sul pianeta è la formazione che presiede alla creazione sociale della ricchezza, come si fa a commissionare un omicidio politico? La cosa è tanto insensata quanto inutile. Nel pensiero marxista la questione del ruolo dei singoli individui, in particolare dei “grandi uomini”, nello sviluppo dei processi storici è assai complesso.

La storia non può essere opera degli eroi, ossia di individui eccezionali che ne determinano il corso. Però non si può sposare del tutto un determinismo meccanicista fondato sulla ineluttabilità delle leggi economico-sociali. La storia è determinata dallo sviluppo delle forze produttive e dai rapporti di produzione che ne derivano, cioè da condizioni oggettive indipendenti dalla volontà dei singoli. Tuttavia, all’interno di queste condizioni, gli individui – e in particolare i leader politici, i teorici, i militanti – possono giocare un ruolo decisivo, accelerando o ritardando tendenze già radicate nella struttura sociale.

Il grande marxista russo G. V. Plechanov nel 1898 con il suo saggio su Il ruolo dell’individuo nella storia cristallizzò una posizione teorica: la personalità non crea le condizioni storiche, ma può influire sulle forme che queste assumono. Ovvio che senza Napoleone la storia europea del primo Ottocento non sarebbe stata identica; tuttavia, le trasformazioni generate dalla Rivoluzione francese avrebbero comunque trovato altri sbocchi perché radicate in condizioni materiali già mature. La personalità non è un principio creatore autonomo.

Al limite lo stesso proletariato rischia di non essere il vero protagonista storico. Alcuni teorici hanno infatti parlato di una storia senza soggetto, giacché il proletariato stesso “non agit sed agitur”. Però il marxismo nel corso del tempo è diventato marxismo-leninismo il che vuol dire che appena Lenin e i bolscevichi hanno preso il potere hanno cambiato interamente questa visione della storia. Per Lenin e per Stalin il nemico del popolo doveva essere schiacciato e fatto sparire proprio come il povero conservatore pacifista Charlie Kirk.

La violentissima torsione del marxismo è ancora fra di noi come un secolo or sono. Tutti gli oppositori di Maduro, come dell’ideologia post-marxista woke devono scomparire. La sinistra (e ormai appare evidente che la sinistra moderata sia una chimera, tipo l’Islam moderato) sta attuando fino in fondo, quella che è una strategia di carattere leninista: la distruzione autentica di tutte le voci dei nemici del popolo. Gli strumenti preferiti sono il terrorismo woke e i proiettili, dal momento che le cabine elettorali si stanno mostrando ovunque “nemiche del popolo”.

Luigi Marco Bassani, 13 settembre 2025

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