L'inattuale

L’osceno del villaggio

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È sempre pericoloso guardare la realtà dal buco della serratura. Specie quando si guarda nelle vite degli altri. I social sono la finestra che apriamo sul nostro cortile per metterne alla luce glorie e miserie. Si possono monetizzare entrambe. Una libera scelta che, a volte, può costare cara. Ci sono persone che, per vocazione o tremenda attitudine, fanno del guardare attraverso il buco della serratura le vite degli altri, la loro professione.

Le cronache più recenti riguardano una signora il cui nome è anche un aggettivo e il di lei compagno cuciniere. In particolare la signora sembra aver assunto da tempo un ruolo temibile nell’agghiacciante panorama della vita postmoderna: quello di “giustiziera della verità” nel mondo dei social. Forse costei non sa che la Verità è un concetto estraneo ai social network, quanto di più manipolabile e falso sia stato inventato. Blande imitazioni del Vero tra filtri, storie e artifici dello spettacolo individuale. Eppure, molti vi risiedono comodamente ergendosi a cercatori di verità.

Si danno il nome di debunkers ovvero “demistificatori”, cacciatori di bufale web nella lingua corrente, e rivolgono il loro zelo contro chiunque sia sospettato di aver tratto vantaggio da una falsità pubblicata in rete o sui social. Momenti di vita qualsiasi vengono esaminati nei dettagli fino a scoprire qualsivoglia magagna si celi in questo o quel post sospetto.

Nulla sfugge ai loro occhi indagatori: interlinea, carattere, posizione del testo, colore dello sfondo del post. Tutto può essere indice di falsità. E allora zac! Cala la mannaia dell’araldo di verità ed egli scatena i suoi followers contro il reo mistificatore, il quale deve repentinamente sotterrarsi o quantomeno evitare di uscire di casa. Anche incidenti gravi vengono passati al setaccio, come nel caso del ragazzo quasi sbranato da uno squalo. Pure lì occorre capire se l’iniziativa di solidarietà per pagare le cure sia per un giusto scopo o un volgare mezzo di arricchimento.

Miseria chiama miseria in questo circo che, se non celasse più crudeltà e ferocia di quanto sembra, sarebbe quasi comico. E invece la miseria virtuale evoca spesso una tragedia vera. Sintomi sconvolgenti di una società barbara, incattivita, dove ognuno può essere messo alla berlina in modo violento e gratuitamente da chi ha più potere virtuale.

Evidentemente passare la vita a scandagliare le glorie e le miserie che sconosciuti pubblicano sui social è un’attività edificante per molti, anche portatrice di fama se si è abbastanza spregiudicati. C’è però una innegabile tristezza di fondo, lo stesso miserabile sconforto di chi guarda attraverso il buco di una serratura sperando di vedere qualcosa che possa usare contro chi sta dall’altra parte. “Per amore di verità” dicono…

Oggi va di moda fare i delatori delle vite altrui. “Quel video è falso! Quel post è artefatto! Quella recensione è fake!”. Onore a chi vive nascosto e a chi non guarda dal buco della serratura.

Francesco Teodori, 18 gennaio 2024

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