Società

L’ospite di Gruber s’indigna: “La baby sitter vuole 20 euro all’ora”

Alla faccia del salario minimo. La collaboratrice le chiede quella cifra per 2 bambini e Borrelli denuncia tutto sui social: "Vuole il parcheggio". Poi il video sparisce

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Lo sapete qual è la peggiore invenzione dell’umanità? Tante: i social, il populismo classista. E la migliore, invece? I sottotitoli. Così uno può sopportare la tirata alla “signora mia” upper class senzza la tortura del tono di voce, oh, così stizzoso legnosamente spigoloso, molto progressista a 12 stelle, very italoamerican, noi citizens of the mondo, che tempi che tempi guardi mia cara, di questa Silvia Sciorilli Borrelli, per la élite SSB, corrispondente dall’Italia per il Financial Times, che ritiene very impellente, guardi, farci sapere che lei non ha alcuna intenzione di pagare la babysitter uno sproposito: 20-euro-all-ora! Roba da salario minimo a tariffa Lella.

No ma dico! Ma dove siamo arrivati? Ma in che mondo viviamo? Ma che davero davero. Per schinchignare sulle avide maestranze giovanili, la Silvia Sciuretti Borrelli, per gl’intimi SSB, tira in ballo altre maestranze, tipo gli agricoli calabri che paingono o i poveracci, perché tali escono fuori, che “lasciano qualcosa sugli scaffali del supermercato”. Praticamente, l’orgia del qualunquismo da bosco verticale, come a dire: con la miseria che c’è in giro, già che c’è la manteniamo. Il discorso, al netto del birignao indignao meravigliao di Madame de Gruber, ha una sua logica, surreale ma rigida: siccome a Milano, guardi, son saltati tutti gli schemi ed è una città invivibile, per molti ma non per tutti, io m’incazzo perché qualcuno prova a viverci; non prendo atto che, essendo tutto carissimo, i costi dei servizi, anche i più umili, viaggiano di conseguenza, no, au contraire, più il contesto è dispendioso e più gl’inferiori devono chiedere meno, fangala la scala mobile, hanno da annaspare, da affogare. Sti screanzati maleducati cafoni. Mai sentita una impudenza simile, guardi, signora mia.

Davvero a SSB manca lo spicciolame per la tata? Lei che ha la faccia di quella che piglia un decuplo orario delle 20 euro pretese dalla ragazza alla pari (“e senza neanche averla vista, senza un colloquio conoscitivo”, e certo, nell’imperuranio di SSB non basta un caffè e farsi un’impressione, beh questa coi tatuaggi di Satana e la fascia verde di Hamas anche no, passiamo alla prossima, eh, bisogna essere up to grade, ne la nostra bèla Milan che non aspetta nessuno, che l’è sempre agitata, ohè, qui semm minga dei pirla, my dear lady, bisogna farci il colloquio analitico, ovviamente il caffè lo paghi te, carina. Va beh, signora sua, o questa non si rende conto, non capisce che dopo l’antipatico resta il patetico, oppure se ne rende conto benissimo ed è ciò che vuole, sta marcando il territorio, sta dicendo come osa quella ragazzina impertinente, non lo sa a chi si rivolge. Un po’ tipo la Ilaria Salis che convoca la sbirraglia che altrimenti punta a estinguere se c’è da manganellare, ops!, da allontanare la cronista irriverente.

Mah, sarò sbagliato io, ma a me tutta questa Ricottina generation ricorda molto il mio amico d’infanzia, il Lucio che viveva nella bambagia, chiamava la colf “serva” e “terona” e poi mi spiegava che, se avesse potuto votare, avrebbe votato senz’altro partito comunista. E ci siam cresciuti in mezzo, alla sinfonia dell’ipocrisia, e mo’ basta però, dai, su, ndemme sciuretta. Oh, very very communistic! Scopro, con un brivido, che la brava SSB ha fatto un libro sul cambiamento (epocale, il cambiamento, c’è sempre, “mancherebbe!”) dei giovani italiani: per quel che vale, cioè meno di 20 euro, praticamente niente, non credo che lo leggerò, non vorrei preoccuparmi. E poi ho già letto Fantozzi, in particolare il racconto del megadirettore galattico che opera in una cella francescana, “proprio comunista no, diciamo medioprogressista”, che prima convince il rag. Ugo che loro due sono uguali e poi lo spedisce a fare il pescione nelll’acquario, il parafulmine sul tetto. Ovviamente a costo zero, siamo matti? E direi che mi basta e avanza.

Max Del Papa, 3 ottobre 2026

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