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La guerra in Ucraina

L’Ucraina si riprende Kherson. Perché è una svolta

In città sono entrate le prime forze ucraine. Trentamila russi si stanno dirigendo verso il fiume Dnepr

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Giorno numero 261 della guerra tra Russia e Ucraina. Dopo l’annunciata ritirata di Mosca, poche ore fa le forze ucraine sono rientrate nella città, a nove mesi dalla conquista delle forze armate russe. Si tratta di una vera e propria disfatta per Vladimir Putin: 30.000 soldati e 5.000 mezzi militari si sono dovuti spostare lungo le linee del fiume Dnepr, facendo saltare in aria anche il ponte Antonovsky, infrastruttura che congiungeva i due lati dell’Ucraina, tagliata a metà dal suo principale fiume.

Non sono mancate le prime reazioni dei vertici di Mosca. Come riportato dalla Bbc, il portavoce di  Putin, Dmitri Peskov, ha risposto “no” alla domanda se il ritiro delle truppe russe da Kherson fosse un’umiliazione, nonostante abbia espresso pure la volontà di non “commentare nessuna di queste cose”. L’unico messaggio chiaro rimane l’apertura del Cremlino alle trattative di pace: “L’operazione militare speciale in Ucraina può finire con il raggiungimento dei suoi obiettivi, o il raggiungimento degli obiettivi attraverso negoziati, il che è possibile”, ha affermato Peskov.

Eppure, come ribadito più volte, il presidente ucraino Zelensky non ne vuole sapere: l’unica precondizione accettabile da Kiev rimane il riconoscimento dei confini post 1991, l’anno della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Una precondizione che prevede anche la restituzione della Crimea, oltre agli accesissimi territori del Donbass, dove proseguono i combattimenti tra separatisti e membri della resistenza.

Ma ora Mosca non può più stare tranquilla. La regione di Kherson (da cui prende nome l’omonima città) rappresenta l’unico snodo territoriale che unisce la penisola al resto dell’Ucraina. Una regione che, come riportato ieri sul sito nicolaporro.it, è essenziale per la Crimea in termini di acqua potabile. Dopo l’invasione del 2014, infatti, Kiev pose il blocco delle forniture di acqua alla zona occupata, per poi essere eliminato dai russi dopo l’invasione dello scorso marzo. Ad oggi, però, Zelensky potrà contare anche su questo fattore: depauperare l’occupazione russa in Crimea, non solo a livello militare, ma anche sotto il profilo del mercato dei beni essenziali.

Nel frattempo, come riportato dall’agenzia Nexta, le forze d’occupazione hanno già proceduto a costruire trincee lungo il confine nord della Crimea, segno di come la percezione di una controffensiva ucraina, anche diretta verso il territorio “più russo di tutti”, sia un fattore da non poter essere escluso.

Rischio che sembra essere arrivato a Putin in persona. Sempre il portavoce Peskov, proprio pochi minuti fa, ha annunciato l’assenza del presidente della Federazione al G20 di Bali. La ragione? Impegni interni: “Putin non prenderà parte al summit del G20 in video. La decisione di non andare è stata presa in connessione con gli impegni del presidente”, ha detto Peskov. “Perché non ci andrà?”, hanno chiesto i giornalisti. “La decisione è stata presa dallo stesso capo dello stato ed è collegata al suo calendario d’impegni e alla necessità della sua presenza nella Federazione Russa”, ha risposto il portavoce. Non è difficile pensare quali possano essere le problematiche che Mosca dovrà risolvere.

Matteo Milanesi, 11 novembre 2022