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La guerra in Ucraina

Gli Usa a Roma: “Date armi a Kiev”. Ma intanto aprono al negoziato

Il governo Meloni segue la linea Draghi: continua l’invio di armi a Kiev. Nuovi contatti tra i vertici di Mosca e Washington

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Cambia il governo, ma non si ferma il sostegno dell’Italia alla causa ucraina. Mentre l’offensiva dell’esercito di Kiev prosegue nelle zone di Kherson, dove i russi hanno informato che la città continua a rimanere senza acqua ed elettricità, Giorgia Meloni sarebbe pronta ad inviare il sesto pacchetto di aiuti militari a Zelensky.

“Provvedimento dovuto”

La conferma è arrivata direttamente dal neoministro della Difesa, Guido Crosetto, il quale ha definito il possibile provvedimento “giusto e dovuto, come lo sono stati gli altri” di Mario Draghi. Questa volta, però, ci sarebbe il diretto zampino degli Stati Uniti, che avrebbero richiesto al nostro Paese l’invio di sistemi missilistici di difesa aerea (in particolare Samp/T, Stinger e Aspide). L’obiettivo della Casa Bianca sarebbe quello di garantire una maggiore difesa aerea, piuttosto che di terra, garantendo all’Ucraina la possibilità di estendere per più chilometri il proprio scudo difensivo.

Conte vs Crosetto

Una proposta, però, che ha fatto rivoltare l’opposizione. Dopo le due manifestazioni del weekend scorso, tenutesi rispettivamente a Roma e Milano, Giuseppe Conte avvisa Palazzo Chigi: “Essere sceso in piazza per la pace, senza bandiera di partito con i cittadini, significa pretendere che il governo politico di Meloni venga in Parlamento a confrontarsi democraticamente sulla strategia in Ucraina e l’invio di armi, permettendo a tutte le forze politiche di esprimersi”. Ma Crosetto assicura: “Stiamo facendo quello che lui e altri hanno deciso di fare, dicendo sì ai 5 decreti per l’invio di armi decisi dal governo Draghi, del quale i Cinque Stelle erano il maggior sostegno parlamentare”, ha risposto in un’intervista sul Corriere della Sera il ministro della Difesa.

Contatti tra Usa e Russia

Nel frattempo, sul lato della geopolitica internazionale, il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, ha aperto le linee di dialogo con Mosca “per evitare la catastrofe nucleare”. La Casa Bianca, infatti, ha assicurato di interloquire costantemente con il Cremlino per “chiarire potenziali malintesi, cercare di ridurre i rischi e ridurre la possibilità di catastrofi come il potenziale uso di armi nucleari“, ha detto ieri Sullivan in un evento all’Economic Club di New York.

Parole che vengono a poche ore dallo scoop del Wall Street Journal, che nella giornata di ieri aveva indicato possibili colloqui tra americani e russi circa gli esiti della guerra in Ucraina. La questione sarebbe stata affrontata direttamente dal consigliere americano e due collaboratori di Vladimir Putin, citando l’assistente del presidente russo, Yuri Ushakov, ed il segretario del Consiglio di sicurezza, Nikolai Patrushev.

Un incontro che si è intavolato proprio nelle ore in cui il Cremlino chiudeva la porta, per poi ritrattare e non disporre alcuna “condizione preliminare per i negoziati con Kiev“, come affermato dal vice ministro degli Esteri, Andrey Rudenko, direttamente all’agenzia Interfax. Ma è lo stesso Zelensky (che, fra pochi giorni, parteciperà al G20 in modalità online) a ribadire l’impossibilità di stabilire rapporti di pace con Mosca: la precondizione per un dialogo rimane sempre il ripristino dell’integrità territoriale di Kiev, richiesta che prevede la restituzione della Crimea, sotto occupazione russa dal 2014.

Insomma, fino ad oggi, la strada della pace rimane un vicolo cieco: entrambi i belligeranti escludono categoricamente la possibilità di sedersi al tavolo e disporre anche un temporaneo cessate il fuoco. Nel frattempo, Putin starebbe valutando l’invio di 80mila nuove truppe sul terreno di battaglia, e secondo fonti ucraine, nei prossimi giorni, l’esercito russo sarebbe pronto a bombardare le aree residenziali della regione di Kherson.

Matteo Milanesi, 8 novembre 2022