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L’Europa è morta sui dazi

La Francia guida rivolta: "Noi sottomessi a Trump". Critiche anche da Berlino

Friedrich Merz e Ursula von der Leyen
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L’Ue implode sui dazi. L’intesa tra Bruxelles e Washington firmata Trump-von der Leyen scontenta quasi tutti e le polemiche sono feroci. Ieri, durante una conferenza stampa, Maros Sefcovic, negoziatore europeo, ha descritto l’accordo raggiunto a Turnberry come “il miglior accordo possibile”, rivolgendosi ai giornalisti europei. Ma il patto firmato dalla von der Leyen è stato accolto con aspre critiche da parte di diversi Paesi dell’Unione Europea.

La Francia ha definito l’intesa come un momento negativo nei rapporti transatlantici, esprimendo preoccupazioni circa un’eccessiva apertura nei confronti degli Stati Uniti. “E’ un giorno buio quello in cui una alleanza di uomini liberi, riuniti per affermare i propri valori e difendere i propri interessi, si rassegna alla sottomissione“, così sul suo profilo X il primo ministro francese Francois Bayrou. Anche la Germania, dopo aver esaminato i dettagli dell’accordo, ha manifestato riserve. I dazi del 15% sulle esportazioni europee causeranno “danni importanti” all’economia tedesca secondo il cancelliere Friedrich Merz: “Non sono soddisfatto di questo risultato, nel senso che non penso sia una buona cosa ma era evidente, data la situazione di partenza con gli Stati Uniti, che non fosse possibile ottenere di più”.

In tutta Europa la discussione si è concentrata sull’equilibrio del compromesso: da una parte è stata evitata l’introduzione di dazi del 30% da parte degli Stati Uniti, dall’altra l’Europa ha concesso alcune aperture in settori considerati strategici, come quello vinicolo e farmaceutico.

Alcuni leader europei si sono espressi pubblicamente contro l’intesa, ma c’è anche chi come Viktor Orban ha colto la palla al balzo per attaccare la von der Leyen. Bocciando l’accordo confrontandolo negativamente con l’intesa tra Stati Uniti e Regno Unito, il primo ministro ungherese ha evidenziato: “Donald Trump non ha raggiunto un accordo con Ursula von der Leyen, ma piuttosto si è mangiato la presidente della Commissione europea per colazione”. Altri leader, come Donald Tusk e Pedro Sanchez, hanno mantenuto una posizione più prudente, mentre il presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ha espresso una valutazione interlocutoria, affermando che l’impatto per le imprese italiane appare gestibile ma che il giudizio complessivo sarà formulato solo dopo la pubblicazione del testo definitivo.

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L’accordo, secondo la Commissione Europea, ha consentito di evitare scenari peggiori per il mercato unico. Tuttavia, il documento ufficiale è ancora in fase di elaborazione e dovrebbe essere finalizzato entro il 1° agosto. La Commissione ha chiarito che le misure di risposta europee previste per il 7 agosto saranno sospese a partire dal 4 agosto, ma resteranno tecnicamente attivabili. Resta quindi aperta la discussione tra i 27 Stati membri, che torneranno a confrontarsi nelle prossime ore, in un contesto in cui emergono opinioni differenziate. Inoltre, alcuni osservatori hanno sollevato dubbi sulla conformità dell’accordo agli standard dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, osservando che le condizioni potrebbero favorire un allentamento delle regole multilaterali.

La stangata sulle merci Ue e il crollo dell’euro, ma non solo. C’è anche un aspetto che probabilmente alzerà i toni della discussione. L’accordo di Turnberry è stato accompagnato da alcuni elementi non del tutto chiariti. Tra questi, il tema del digitale ha avuto un ruolo significativo. Nella comunicazione ufficiale della Casa Bianca si afferma che l’Unione Europea si è impegnata a non introdurre né mantenere imposte sull’uso delle reti. Questo passaggio sembra escludere la possibilità di introdurre la cosiddetta fair share, una proposta europea che prevedeva il contributo delle grandi aziende tecnologiche al finanziamento delle infrastrutture digitali, già presente da tempo nell’agenda fiscale dell’Ue insieme alla web tax.

Questa versione dei fatti conferma quanto riferito da alcune fonti europee nei giorni precedenti all’intesa, secondo cui le iniziative nel settore digitale — incluse la web tax, rilanciata ad aprile dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen — sarebbero state temporaneamente sospese per facilitare un dialogo più disteso con Washington. Tuttavia, da parte delle istituzioni europee viene negato che vi sia stato uno scambio esplicito su questi temi nell’ambito dell’accordo. Le divergenze di interpretazione non si limitano al settore digitale, ma si estendono anche a comparti come i semiconduttori, i prodotti farmaceutici e i metalli industriali. Insomma, ci sarà ancora da discutere. Ma questi dazi hanno già spaccato il Vecchio Continente.

Franco Lodige, 29 luglio 2025

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