Cronaca

Ma farsi le pippe non è un reato

Garlasco, Sempio e le ossessioni mediatiche: mostri costruiti e una verità che sembra perdersi nel rumore

Andrea Sempio Garlasco
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Perché del caso di Erba non si parla, si parla poco e mal volentieri, come di qualcosa di definito, di archiviato mentre le ombre persistono pesanti e ricalcano le altre di Garlasco, commistioni di segreti indicibili, di malavita aleggiante, di cricche giudiziarie e giornalistiche, di capri espiatori sbattuti in cella e costretti ad ammettere l’impossibile, di elementi a discolpa giganteschi ma che la mafia dell’informazione si rifiuta di prendere in considerazione? Semplice, perché a Erba si parla “solo” di una strage familiare, un banalissimo eccidio con in mezzo un bambino, di quelli che ne succedono ogni giorno e non fanno più cronaca per dire scalpore, per di più addebitata a due mentecatti incapaci di rendersi interessanti, la banalità del male con le facce primordiali di Olindo e Rosa.

Manca il sale, l’elemento perverso, manca la morbosità, l’odore caldo e lercio del sesso meglio se deviato. Come fu a Perugia, dove a pendolo condannavano e assolvevano una coppia giovane, lui succube, poco sveglio, lei l’americana chiamata “foxy”, la furba, la mantide, per la quale pare si fosse mossa addirittura la Hillary, la moglie del Presidente, eterna trombata e cornificata.

Lo stesso a Garlasco, dove la fondatezza per inchiodare un assassino si trasferisce da colpevole a colpevole: all’epoca si disse, dissero gli avvoltoi dalle mille certezze, che “non poteva che essere stato” il fidanzato, lo Stasi, il biondino con gli occhi di ghiaccio, definizione già adoperata 56 anni fa per Lorenzo Bozano, detto anche “il biondino della spider rossa” che aveva violentato e fatto sparire una tredicenne di famiglia industriale, Milena Sutter. Quanto a dire che la cronaca italiana, ma forse globale, resta vincolata sempre ai soliti ingredienti, il sesso, la depravazione, la morte. Regole stantie per un giornalismo ammuffito, senza intuizione, senza più capacità di raccontare, di romanzare come facevano i Bocca, i Montanelli, i Buzzati, così come più di muoversi nei dedali delle indagini: oggi gli inviati non vanno più a confondersi nell’aria, si abbeverano completamente alle veline e alle certezze di investigatori e inquirenti e per il resto sono autoferenziali, stabiliscono il colpevole a genio, a simpatia e confondono il gossip con la cronaca, si pongono come protagonisti assoluti anziché osservatori. Ho smesso di interessarmi di Garlasco quando Travaglio ci ha mandato Selvaggia Lucarelli, nel tempo libero tra un Ballando con le stelle e un Grande Fratello: lì ho capito come buttava e, mi spiace, non avevo cuore di infilarmi in un circo dove tutti ma tutti facevano insieme i clown e i direttori. Garlasco come sfida, esercizio, test di intelligenza da Settimana Enigmistica, gente fomentata, eccitata dai narratori gossippari che si lancia nelle ricostruzioni più farneticanti arrivando a certezze deliranti: non sanno niente di niente, né di giornalismo né della vicenda né della procedura, “ma io sono nato furbo, io sono sveglio, ho capito subito, dammi retta”.

Gli avvoltoi poi sono fatalmente, perennemente costretti a correggere le loro traiettorie: quelli che allora, 19 anni fa, crocifissero il “biondino dagli occhi di ghiaccio” o di metallo oggi lo dimostrano, loro, lo sentenziano, loro, innocente con la solita faccia non di ghiaccio ma di tolla, “eh, ve lo dicevo io, ve l’avevo sempre detto”. Invece dicevano il contrario e si aggrappano sui vetri insaponati con le dita sporche d’olio, come quel gran genio dell’amico meccanico di Lucio Battisti. Sanno di poterlo fare perché si coprono a vicenda, come cricca si risparmiano la sanzione minima dello sputtanamento. E la Babele telefarneticante dei programmi, dei vanagloriosi, delle puttanate a estro può continuare “con più fame che pria”.

E continua col solito carburante del sesso depravato e sfigato, ieri Stasi era per forza colpevole perché in fama di pedofilo, di impotente; oggi lo stesso si può dire, si dice di Sempio, uno dalle “agendine choc”. Choc perché? Perché voleva le foto dalla Chiara che gliele negava e lui si consolava vedendola all’opera con l’Alberto nei filmini e poi si sfiniva sui siti porno: “Sesso violenza autoerotismo”: ah, che choc, che colpo di scena, che vergogna, il mostro è senz’altro lui, “l’è lù, l’è lù” come il piffero della banda d’Affori.

Giornalismo stanco, porcellesco, da divano, da seghe sul divano, che proietta le sue depravazioni su sospettati cui dovrebbe riservare un minimo di prudenza. E di coerenza: “Repubblica”, what else, spara le deviazioni “choc” del nuovo mostro per cui l’80% della popolazione mondiale con accesso a internet e drogata di porno facile potrebbe essere incriminata di omicidio abietto; ma è la stessa testata che, con la scusa di un solidarismo woke, costruisce la fortuna mediatica di allegre signorine passate dalla cattedra delle elementari a mostrare ogni anfratto o a parlare come delle afflitte da un ictus, ma con due tette fuori misura e “non so più dove mettere i soldi, non posso accontentarmi di diecimila al mese, io sono una fuoriserie”.

Tecnicamente fanno il mestiere di sempre, le mantenute a Dubai e se ne vantano, ci son di quelle sacerdotesse dell’intrattenimento pruriginoso che danno lezioni di tecnica, come alla Zanzara dal mio amico Cruciani che non se ne lascia sfuggire una, ma basta cambiare il termine in escort, qualcosa di anodino, di inglese, di elegante, che evoca la libera iniziativa: “Imprenditrice del mio corpo”, si definiscono tutte. E chi guarderebbero i Sempio della situazione se non loro e quelle come loro? Allora che vogliamo dire? Che queste profetesse o campionesse della emancipazione industriale sono complici di un assassinio ignobile?

La fortuna, per dirla così, di Garlasco, sta tutta qui: che affonda in una palude i cui fanghi, i cui miasmi eccitano l’opinione pubblica che non è meglio di chi la imbocca e consuma quei vapori avvelenati con oscena voluttà. Un teatro del morboso e del vergognoso consumato senza ritegno e senza misura. Tutto il resto, i colpi di scena, le indagini ad alto tasso tecnico, con la scansione del genoma, con l’intelligenza artificiale, sono poco comprese e poco interessano, servono solo a giocare al piccolo detective. Ma il senso resta quello di uno squallido fumettazzo. Su Garlasco si è letto, si sta leggendo la qualunque tra satanismo erotico, massonerie, alta società, io per esempio non sono riuscito a seguire il tortuoso percorso che andrebbe dalle gemelle K, come in un albo di Diabolik, a Mara Venier e si che la giudiziaria la ho fatta per 15 anni.

Sarà un mio limite, sarà che sono vecchio ma giuro non ci arrivo, al limite posso immaginare, ma è una ipotesi che vale quello che vale, vale zero, che in questo macello da 20 anni in attesa di soluzione ci fossero dentro in tanti, la classica storia di villaggio, come tante ne ho raccontate, dove una gioventù annoiata si abbandona a un delirio di noia, di morbosità, di invidie e fin che può un po’ si copre e un po’ si ricatta, coi ruoli che nel tempo cambiano, come quella avvocata con gli occhiali a losanga già fidanzata con uno della compagnia poi finito frate trappista e che adesso difende uno già sospettato, poi cavato dalle indagini forse a forza, adesso unico certissimo killer in fama di sfigato cannibale, uno che cova sogni di distruzione, di tortura. D’accordo ma basta questo o, ancora una volta, sulla base di chi sa quali fantasia si potrebbe inchiodare chiunque al mondo per qualsiasi cosa?

Qui al giornale non hanno bisogno di me, ma avrei se mai dovuto chiedere a Nicola di distaccarmi una decina di giorni sul luogo, per rimettermi a fiutare l’aria prima di scrivere. Altro che agendine choc. Altro che sogni, questa è una storiaccia dove tutti sognano, dagli avvocati fantasia ai presunti zombie. Ed è il trionfo di una estetica malata, tecnica estetica che abolisce il confine tra videogioco e realtà. Dove tutti, presunti assassini, figure di contorno, inquirenti, investigatori, informatori, pubblico sembrano inghiottiti da una logica alienata, da intelligenza artificiale, tanto più “vera” quanto più irreale. Garlasco è l’ennesima conferma di un mondo senza speranze in un tempo senza alibi dove nessuno si salva: non la magistratura che procede ai regolamenti di conti, non la classe avvocatesca coi suoi personaggi fumettistici, non un giornalismo avvoltoio e pettegolo, non chi lo consuma seguendo un misero show dove tutti si ritengono migliori dei simili. E ne hanno di responsabilità perché con la potenza mediatica che hanno fabbricano colpevoli e innocenti con l’arma della pruderie, del moralismo fariseo. A questo segno giunti, dovremmo consigliare garantismo in forma di prudenza, di scrupolo.

Leggi anche:

Ma qui, scusatemi, a me più che di garantismo sembra trattarsi di elementare decenza, di buon senso, di logica giuridica o solo razionale: come si fa a mettere sulla sedia elettrica qualcuno sulla base di 4 agendine e 20mila seghe sotto i mari del sospetto? Eppure questo giornalismo globale maiale, figlio di un tempo malato, di un tecnica sconvolta, i cui trombettieri, e lo sappiamo tutti, escono dagli studi televisivi per infilarsi nei privée, nei club scambisti e perfino in giri ancora più tossici, più infami, che stanno negli elenchi di Epstein, questo giornalismo morto e farabuttesco non si fermerà. Perché non può, non sa fare altro.

E l’intrico di interessi lo obbliga a insistere, andar giù duro e sempre più duro, abbassare il livello, ché questo “la gente” si aspetta e con la gente arrivano gli ascolti, le pubblicità, gli affari e gli ingaggi derivati. Gossippari, criminologhe, psicologi, arte varia, escort: tutti dentro e tutti a confondersi nella realtà da fumetto. Di una sola cosa possiamo star certi: arrivasse mai un colpevole, quello che sia, la farà franca stante la regola aurea “è passato tanto di quel tempo”, “è una persona diversa”, per dire pare brutto, ormai è uno di noi, uno di famiglia. Troveranno una condanna anodina, una legislazione premiale, magari una grazia e quello in galera ci resterà poco e pochissimo; più facile che sbarchi in politica avendo notorietà e curriculum d’ordinanza. Ovvero il garantismo mistico che però non tocca a tutti, è di chi può guadagnarselo, di chi può comperarselo.

Max Del Papa, 8 maggio 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Dal botto alle botte - Vignetta del 08/05/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Dal botto alle botte

Vignetta del 08/05/2026