Le elezioni regionali hanno confermato un dato politico che molti, nel centrosinistra, fingono di non vedere: il cosiddetto campo largo non è un progetto, non è una visione, non è una piattaforma programmatica. È un’accozzaglia elettoralistica, un cartello temporaneo costruito per sommare voti, non per costruire un’identità politica alternativa al centrodestra.
La narrazione di Schlein, secondo cui queste regionali avrebbero dovuto segnare una “spallata” al governo, viene smentita dai numeri: nelle sei regioni si finisce 3 a 3, nonostante alla vigilia qualcuno nel Pd sventolasse addirittura un ottimistico “5 a 1”. Il risultato è modesto rispetto alle aspettative e, soprattutto, è privo di un filo rosso politico. Le vittorie del centrosinistra arrivano solo grazie a coalizioni contraddittorie, spesso rette da potentati locali che nulla hanno a che vedere con la linea nazionale di Schlein.
Campania: il laboratorio del paradosso
Il caso più clamoroso è la Campania. Qui il campo largo trionfa, sì, ma trionfa con un candidato – Roberto Fico – che rappresenta il passato più “morale” del Movimento 5 Stelle, quello della rottura con le clientele, con i sistemi di potere, con il “vecchio”.
E cosa succede, appena eletto?
Fico diventa ostaggio proprio di quei poteri che per anni ha contestato: De Luca, il dominus del territorio, e Mastella, l’epicentro di ogni equilibrio campano. È qui che il campo largo rivela la sua natura: non un fronte politico coerente, ma un patto tra pezzi incompatibili che si uniscono non per convinzione, ma per necessità aritmetica.
Altro che campo largo: campo lardo. Un contenitore pesante, lento, pieno di contraddizioni, che si regge solo perché ciascun attore porta una fetta del proprio bottino elettorale.
Il PD non guida: subisce
Il Partito Democratico, invece di guidare questo fronte, lo subisce. Schlein predica rinnovamento, ma poi il suo schieramento si regge su figure che incarnano l’esatto opposto del suo immaginario politico. Ogni volta che si va al voto regionale, il PD deve svuotare il proprio programma per accomodare gli alleati localisti, i notabili, le reti di potere territoriali.
È un’alleanza che non funziona sulle idee. Ed è proprio questo uno dei motivi per cui il centrodestra continuerà a vincere a livello nazionale: perché mentre l’alleanza fra FdI, Lega e Forza Italia appare compatta e riconoscibile, il campo largo appare composito, incoerente, talvolta persino ridicolo.
Il Movimento 5 Stelle: snaturato
I 5 Stelle, un tempo movimento anti-sistema, sono diventati l’ingranaggio di un sistema che li ha addomesticati. L’elezione di Fico, paradossalmente, non è la prova della loro forza, ma della loro trasformazione involutiva: da forza di rottura a forza di accompagnamento, da moralizzatori delle istituzioni a normalizzatori di se stessi.
Il “campo largo” li ha inglobati, neutralizzato la carica originaria e snaturati:
non hanno più un’identità autonoma né una linea politica riconoscibile. Sono parte dell’accozzaglia.
Campania e Puglia: vincono i potentati, perde la fiducia dei cittadini
In Campania e Puglia, più che un successo della politica, si è registrata la vittoria di apparati territoriali. Il dato più significativo, infatti, non riguarda i presidenti eletti, ma chi non ha votato: l’astensionismo è il primo partito in entrambe le regioni.
Un’astensione così alta non è mai neutra: è un voto di sfiducia verso la politica regionale e verso la qualità dei servizi erogati. E quando poi si guarda ai dati su un servizio cruciale — la sanità, competenza pienamente regionale — emerge un paradosso devastante per chi governa da anni quei territori.
Infatti, c’è un dato eloquente che misura la sfiducia dei cittadini: la mobilità passiva sanitaria, il flusso degli utenti che scelgono di farsi curare altrove.
E qui emerge la discrasia tra voto politico e voto reale.
Campania
• Mobilità passiva attorno al 9–10%, fra le più alte del Paese.
• Centinaia di migliaia di prestazioni acquistate da altre regioni.
• Un debito sanitario che assorbe risorse decisive.
Puglia
• Saldo negativo superiore ai 230 milioni di euro.
• Flussi consistenti verso Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
• Oltre il 70% della mobilità passiva indirizzata a strutture private accreditate del Nord.
• Nel 2024, circa 400.000 cittadini hanno rinunciato a cure.
Se alle urne prevalgono i sistemi locali, nella vita quotidiana i cittadini votano con le scelte:
e scelgono i territori dove la sanità funziona, vale a dire le regioni del Nord, governate da anni dal centrodestra.
È un paradosso democratico: si vota un modello politico, ma si preferisce un altro modello sanitario.
Nessuna spallata alla destra
Chi parlava di “spallata” al governo Meloni vive in un altro mondo. Le regionali sono elezioni locali, dove contano i territori e le clientele più dei simboli nazionali. Non a caso, dove il campo largo vince, vince con i signori del territorio, non grazie al vento nazionale del PD o del M5S.
A livello nazionale, infatti, i sondaggi continuano a confermare la crescita o la stabilità del centrodestra. Il voto d’opinione non si mobilita per il campo largo proprio perché il campo largo non ha un’opinione unitaria da offrire.
Il campo largo non è un’alternativa, è un espediente
Il campo largo è un’operazione aritmetica, non politica. Tiene insieme tutto e il contrario di tutto: progressisti, ex grillini, sinistra radicale, notabili, moderati, cacicchi locali, verticismi territoriali, ideologie incompatibili. È un’unione di scopo, non di visione.
E come tutte le unioni costruite per convenienza, può vincere qualche regione, ma non può costruire una prospettiva di governo nazionale. Finché il centrosinistra continuerà a camuffare un’accozzaglia per una strategia, la destra dormirà sonni tranquilli.
Il campo largo appare come ciò che è: un meccanismo di sopravvivenza elettorale, non un progetto di governo del Paese. Tiene insieme anime incompatibili e ricette politiche divergenti. Una coalizione che può vincere a macchia di leopardo, ma che non può aspirare a un orizzonte nazionale.
Andrea Amata, 25 novembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


