Cittadini, associazioni e istituzioni hanno partecipato alla Marcia PerugiAssisi per la pace e la fraternità, svoltasi ieri, poche ore prima che un primo spiraglio di pace a Gaza si aprisse per davvero con la liberazione degli ostaggi rimasti vivi. Con lo slogan “Imagine all the people”, tratto dalla celebre canzone di John Lennon, il corteo ha percorso i 24 chilometri che separano Perugia da Assisi.
Aderenti e partecipanti
La marcia, nata nel 1961 per iniziativa del filosofo Aldo Capitini, è ormai un simbolo della lotta per la nonviolenza e il dialogo tra i popoli. Vi hanno partecipato istituzioni locali come la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, il sindaco di Assisi Valter Stoppini e la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, oltre a Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati che nei giorni scorsi aveva annunciato la sua presenza. Presenti anche leader politici come Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, accanto a movimenti, scuole e cittadini uniti sotto le bandiere della pace e della Palestina.
Ed è proprio l’intervento di Francesca Albanese ad aver sollevato qualche polemica. La relatrice Onu, che sta dividendo la sinistra e il Pd con le sua ultime uscite, soprattutto quelle su Liliana Segre “poco lucida”, si è chiesta dove siano “i palestinesi in questo accordo di pace” perché “non si può parlare di pace senza giustizia”. “È difficile contare i morti e le sofferenze di un genocidio per 750 giorni e rimanere composta di fronte all’ennesima negazione del genocidio”, ha detto dal palco della manifestazione. “Porto il dolore di un popolo che viene martoriato dalle bombe, e io ho ora il timore che la parola pace completerà ciò che il genocidio non è riuscito a fare“. Va bene: si festeggia per la liberazione degli ostaggi. Si festeggia per il cessate il fuoco. Per il ritiro dell’Idf. Ma Albanese è convinta che “si sta scrivendo la pace con i palestinesi senza coinvolgerli. Perché la pace sia duratura non è sufficiente che si fermino le bombe, serve che ci sia giustizia, e la giustizia passa anche dai tribunali. Bisogna fare in modo che chi ha commesso crimini e chi li ha supportati o ne ha tratto profitto sia portato davanti alla giustizia”. Poi l’appello alla mobilitazione, in stile capopopolo: “Questa marcia deve dire al popolo palestinese che gli sarà affianco finché non sarà libero. La terra, per un popolo indigeno, non è il posto in cui si vive, è quello che si è. Da anni i palestinesi resistono esistendo, con la loro stessa esistenza”.
Il messaggio di Papa Leone
Anche Papa Leone XIV ha inviato un messaggio ai partecipanti della Marcia, invocando il perdono e l’amore come strumenti di riconciliazione. “Sosteniamo l’impegno degli organismi internazionali in favore di soluzioni rispettose dei diritti di ciascuno”, ha dichiarato, auspicando un futuro di pace.
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