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Ma per quel fallo Balogun non andava espulso

Che schifo la Fifa che annulla la giornata di squalifica a Folarin Balogun. Ma quel rosso è un tantino eccessivo

Donald Trump Infantino Fifa
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Premessa. La decisione di sospendere la squalifica di un turno per Folarin Balogun è scandalosa. E certo non serviva la “confessione” di Trump, che ha ammesso candidamente di aver chiamato Gianni Infantino, per farci capire che la Fifa non sia esattamente una casa di vetro. Lo sapevamo. Ne abbiamo la conferma. Amen. È inaccettabile che, se parli con la mano davanti alla bocca sei costretto a saltare una partita, mentre se ti becchi un rosso per un fallo di gioco tutto passa in cavalleria. Ha ragione la Uefa a lamentare la “linea rossa” superata. Nessuno crede alle “commissioni indipendenti” che avrebbero preso la decisione. È tutto un magna magna. Andate in pace.

Però. Però, se ci basassimo solo sul gioco giocato, guardando e riguardando le immagini della partita tra Stati Uniti e Bosnia, bisogna avere la prontezza di spirito di ammettere che quel cartellino rosso contro Balogun è stato un’esagerazione. Un eccesso “figlio” del Var e di regole scritte coi piedi, i quali servirebbero per colpire il pallone e non per partorire l’incomprensibile pachiderma regolatorio della moviola in campo. Se osservate l’azione a velocità naturale, infatti, l’intervento del 24enne americano su Tarik Muharemovic appare evidentemente involontario, senza intenzione di far male, direi assolutamente casuale: Balogun è davanti all’avversario (che gli arriva da dietro), cerca di difendere il pallone, forse è un po’ scoordinato, ma finisce per puro caso sul polpaccio dell’avversario, per poi finire sulla caviglia. “Un atterraggio scomposto”, scrive The Athletic, la sezione sportiva del New York Times che ha analizzato le immagini. In effetti, visto dal vivo, appare un fallo normale al massimo sanzionabile con un giallo per eccesso di goffaggine. E infatti l’arbitro Raphael Claus non l’aveva valutato così grave, anzi: non aveva proprio fischiato fallo. Il rosso è figlio solo del rallentatore, che mostra quella caviglia piegarsi in maniera orripilante. “I replay — scrive The Athletic — e le immagini fisse distorcono le azioni del giocatore che ha commesso l’infrazione, facendo apparire più gravi anche i contrasti apparentemente innocui”.

Poi, per carità: il regolamento dice che “un contrasto o un intervento che metta in pericolo l’incolumità di un avversario o che implichi l’uso di forza eccessiva o brutalità” va “sanzionato come grave fallo di gioco”. Quindi rosso. Ma qui non appare esserci né “forza eccessiva”, né “brutalità”, né un’entrata in scivolata a martello o la volontà di mettere in pericolo l’avversario. Non c’è alcuna azione imprudente. È pura sfiga. Fosse atterrato qualche centimetro più in là, non saremmo qui a parlarne.

Questo non vuol dire che sospendere la squalifica sia una scelta saggia. Non si rimedia a un errore con un altro errore. Però, ecco. Qualche dubbio sul rosso possiamo comunque averlo.

Giuseppe De Lorenzo, 6 luglio 2026

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